Intelligenza artificiale, transizione energetica e parità di genere

 Intelligenza artificiale, transizione energetica e parità di genere

Per l’Ecofuturo Magazine, un approfondimento di Mirella Orsi, Science writer e divulgatrice scientifica

L’intelligenza artificiale sarà fondamentale per il clima, ma potrebbe non esserlo per la parità di genere

Il suo compito era raccontare quel Paese nato dopo la scissione degli Stati Uniti ma William Weston era diffidente, troppi pregiudizi e dicerie circolavano su quella terra che restava volutamente isolata dal resto del mondo. Giunto ad Ecotopia, il giornalista americano scopre una società dove non esiste alcuna forma di discriminazione, dove tutto è concepito per essere equo e sostenibile. L’energia proviene solo da fonti rinnovabili e quello che produce viene riciclato e riutilizzato. Articolo dopo articolo, la sua prospettiva sulla società ecotopiana cambierà e questo rivoluzionerà per sempre la sua vita.

Erano gli anni ’70 quando Ernest Callenbach pubblicava “Ecotopia: Il romanzo del nostro futuro”, un racconto fantastico che è anche un saggio teorico sull’ecologia e il precursore di un genere narrativo che nascerà soltanto nel 2008 con il Solarpunk. Utilizzando l’attivismo e la narrativa speculativa, questo movimento di pensiero femminista, ecologista, organicista e antispecista, prova a rispondere ad una semplice domanda: «Che aspetto ha una civiltà sostenibile e come arrivarci?». Nella narrativa speculativa Solarpunk trovano spazio “storie di ecologia fantastica” ambientate dopo l’Antropocene, in un futuro dove si è passati a forme di energia sostenibile. Ecco perché “Solar” e, dove è stato abbandonato il modello capitalista, dunque” Punk”.

Anche se tutte le “futuristiche” tecnologie descritte da Callenbach erano basate su ricerche e scoperte già pubblicate negli anni ’70 su riviste come “Scientific American”, cinquant’anni dopo, la società ecotopiana resta un’utopia che condivide con la nostra ben più complessa realtà solo la consapevolezza che senza progresso scientifico e tecnologico la sostenibilità non ha futuro.

Già nel 2010, in occasione della COP compariva il Technology Mechanism, con l’obiettivo di sviluppare, scambiare e accelerare la realizzazione di tutte quelle tecnologie considerate climatiche. Quasi quindici anni dopo gli investimenti nel Climate Tech hanno superato i 70 miliardi di dollari. Inoltre, anche se, da settembre del 2024, è stato registrato un calo negli investimenti, le iniziative che sfruttano l’intelligenza artificiale e lavorano a soluzioni energetiche pionieristiche, solo nei primi tre trimestri del 2024, hanno raccolto investimenti per oltre 1 miliardo di dollari.

L’intelligenza artificiale avrà implicazioni significative ma complesse da prevedere nella gestione della crisi climatica. Ma quale sarà il suo ruolo nella transizione energetica? E, soprattutto, perché quando guardiamo al futuro dell’intelligenza artificiale nel settore energetico è imperativo aggiungere una prospettiva di genere?

Come sappiamo l’obiettivo 7 dell’agenda 2030 si propone di «Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni» eppure questo obiettivo è uno dei pochi dell’agenda 2030 ad essere privo di specifici indicatori di genere. Attualmente, l’energia è tra i settori economici con maggiore disparità di genere. Le donne impiegate a vario titolo nel settore energetico sono solo il 20%; di queste, meno del 15% lavora a livello manageriale. A parità di competenze, il salario delle donne è circa del 15% più basso di quello degli uomini e solo l’11% delle start-up che si occupa di energia è fondata da donne.

Secondo il rapporto pubblicato dall’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili (IRENA) nel 2019, globalmente «le donne rappresentavano mediamente il 32% della forza lavoro del settore delle rinnovabili ma mentre nel settore eolico le donne sono circa il 21% del totale, questa percentuale sale fino al 40% nel solare fotovoltaico». Inoltre, «il divario di genere è causato, tra gli altri, da un accesso ineguale all’istruzione, alle competenze tecniche e alle opportunità di formazione, nonché da politiche aziendali ingiuste».

In Europa, secondo uno studio commissionato dall’Agenzia Esecutiva Europea per il Clima, le Infrastrutture e l’Ambiente (CINEA), le donne rappresentano mediamente il 25% della forza lavoro in campo energetico, percentuale che scende ulteriormente se consideriamo la ricerca e l’innovazione. Emerge ulteriormente che alcuni fattori come il tipo di tecnologia e la distribuzione di una particolare tecnologia sul territorio influenzano il livello d’inclusività raggiunto in un determinato settore.

Transizione di genere

Inoltre, CIMEA identifica alcune azioni e raccomandazioni utili per ridurre le disparità di genere calcolando che il numero di donne impiegate nel settore dovrebbe aumentare di circa 200 mila unità per raggiungere entro il 2050 “minimum gender balance” cioè il 40% di presenza femminile nel settore. Infatti, spiegano, «la transizione dai combustibili fossili alle fonti rinnovabili e alle infrastrutture associate non si traduce di per sé in una maggiore rappresentanza delle donne nel settore energetico» ma aggiungono, «la transizione offre un’opportunità unica per ridefinire il settore non solo in termini di sostenibilità ma anche in termini d’inclusività».

In questo contesto, è interessante analizzare i dati emersi dal progetto europeo Genesys. Come hanno spiegato Adriana Valente, dirigente di ricerca del CNR-IRPPS e Valentina Tudisca ricercatrice del CNR-IRPPS, «il progetto Genesys, ha analizzato i libri di testo scientifici per indagare la dimensione di genere nella rappresentazione del tema energetico, con particolare attenzione alle professionalità in quest’ambito». Dallo studio è emerso che «il tema viene trattato di solito in modo molto impersonale, senza “rappresentazioni umane”, una tendenza riscontrata anche negli altri paesi europei in cui si è svolta l’indagine» ma, concludono, «non è necessariamente positivo perché in questo modo non viene aperto alcun immaginario sulle professioni legate alla transizione energetica, né si valorizza una prospettiva di genere che, si è visto in diversi studi, potrebbe favorire la transizione energetica»… Continua a leggere l’articolo gratis su L’ECOFUTURO MAGAZINE

Redazione

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