Collaborazione e Cooperazione per Salvare il Pianeta
Negli ecosistemi come nelle società umane, è la collaborazione che genera i maggiori salti evolutivi. Un articolo a cura di Andrea Degl’Innocenti, giornalista ambientale e socio fondatore di Italia che Cambia.
Buona parte della difficoltà nell’affrontare le sfide del nostro tempo, dalla crisi climatico-ambientale alle guerre, dipende dalla nostra incapacità di collaborare su vari livelli fra società umane. Ma perché facciamo così fatica?
Per fortuna non si tratta di un limite biologico ma perlopiù culturale. In natura, cooperazione e collaborazione sono presenti all’incirca in egual misura e la visione dell’evoluzione come pura lotta per la sopravvivenza è una lettura più funzionale al nostro modello economico che attinente alla realtà: al contrario, molti dei salti evolutivi più clamorosi nella storia della vita sulla Terra, come il passaggio dalla vita monocellulare a quella multicellulare, sono stati fatti grazie alla scoperta casuale di nuove forme di collaborazione.
Nelle società umane questo salto evolutivo non è ancora avvenuto, a livello sistematico. Storicamente, le società competitive hanno sviluppato armi più potenti e un atteggiamento più aggressivo e predatorio e hanno avuto la meglio su culture più collaborative e basate su un senso di equilibrio.
Oggi però, la storia ci mette di fronte a problemi per la cui soluzione dobbiamo sviluppare velocemente nuove forme di collaborazione di massa. Ci riusciremo? Fortunatamente, abbiamo già molti esempi di collaborazioni di successo. Anzi, possiamo dire che fra le esperienze più innovative che raccontiamo su Italia che Cambia una percentuale altissima è rappresentata da progetti basati sulla collaborazione.
Solo nell’ultimo mese, per esempio, abbiamo raccontato della nascita di diverse cooperative di comunità, una forma innovativa di collaborazione territoriale. Come quella nata nel piccolo borgo pugliese di Melpignano per rilanciare il borgo e i suoi abitanti, promotrice di molte iniziative come un apiario di comunità, la creazione di posti di lavoro, e persino una comunità energetica rinnovabile. O quella, sempre pugliese, di Porta Nova che sta animando Trani con numerose iniziative dal basso, dalla ciclofficina all’eco-ostello al cinema partecipato. E sono solo due esempi fra le centinaia di esperienze che abbiamo incontrato.
Certo, se vogliamo che le cose cambino rapidamente dobbiamo scalare di livello e passare da esperienze medio-piccole a collaborazioni fra governi ed organismi sovrastatali. Per farlo, è necessario ripensare i nostri sistemi di governance e le nostre democrazie… Continua a leggere gratis l’articolo su L’ECOFUTURO MAGAZINE


