Caccia. Le folli proposte del Governo
Il Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro Francesco Lollobrigida, ha redatto un disegno di legge che rivede in profondità la normativa sulla caccia (legge 157/92). Il provvedimento, anticipato da Il Fatto Quotidiano ha scatenato le proteste di opposizioni e associazioni ambientaliste.
Di seguito i molti punti controversi che il disegno di legge introdurrebbe.
Richiami vivi e roccoli: ritorno al passato. Una delle misure più controverse è l’ampliamento da 7 a 47 delle specie utilizzabili come richiami vivi, eliminando ogni limite di possesso per esemplari da allevamento. In parallelo, la bozza autorizza nuovamente l’uso dei roccoli – le tradizionali trappole rituali bandite dalle direttive europee – riaccendendo la procedura d’infrazione UE aperta nel 2018. Decade anche il divieto di costruzione di nuovi appostamenti fissi.
Dalle spiagge ai sentieri: caccia dovunque. L’articolo 10 estende le maglie territoriali: non più solo campagne e boschi, ma “territori e foreste del demanio statale, regionale e degli enti pubblici in genere”. Nella pratica, possono finire nel mirino anche aree protette, sentieri escursionistici e perfino spiagge, con possibili rischi per cittadini e turisti.
Aree protette sotto revisione. Entro un anno dall’entrata in vigore, le Regioni dovranno ridurre le zone tutelate se queste superano il 30% del territorio agrosilvopastorale. In caso contrario, il Mipaaf interverrà direttamente, sottraendo competenze al ministero dell’Ambiente e andando in controtendenza rispetto agli obiettivi UE di proteggere almeno il 30% dei territori entro il 2030.
Meno potere a ISPRA, più voce ai cacciatori. Il ddl ricalibra i pesi nel parere sui calendari: ridimensiona l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), rafforzando il Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale, «storicamente vicino al mondo venatorio». Sul tavolo, ipotesi di caccia notturna e stagioni più lunghe.
Armi no limits. All’articolo 8 del disegno di legge si elenca l’arsenale venatorio autorizzato. Si va dal classico fucile a due colpi (calibro non oltre il 12) ai fucili rigati semiautomatici (minimo 5,6 mm), passando per archi e persino falchi. Nella caccia al cinghiale, i fucili a ripetizione potranno contenere fino a cinque cartucce. Un via libera che amplia la dotazione del cacciatore tipo, suscitando preoccupazioni anche sul piano della sicurezza.
Le reazioni – Tra Far West e guerra alla natura. Il Movimento 5 Stelle parla di «Far West per i cacciatori» e annuncia una mozione parlamentare per congelare la riforma fino alla chiusura delle infrazioni UE. Il Partito Democratico e i Verdi definiscono «vergognosa» l’idea che la caccia possa essere strumento di tutela ambientale. Legambiente lancia l’allarme: «Sessant’anni di protezione della fauna cancellati in un colpo solo».
Ed ora cosa succede? Il testo per fortuna non è stato approvato e non esiste alcuna firma finale. E l’iter legislativo spetta al Parlamento, non al Governo. Si teme tuttavia che il disegno di legge possa essere allegato alla Legge di Bilancio per accelerarne l’iter e renderlo difficile da emendare, nonostante il Collegato abbia finalità diverse. Per fortuna l’indignazione crescente e il clamore mediatico stanno complicando ulteriormente l’operazione. Importante continuare a mobilitarsi in attesa di sviluppi per evitare sanzioni UE e tutelare ambiente, cittadini e proprietari terrieri. La partita, tutt’altro che chiusa, si annuncia infuocata.
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