10 consigli per difendersi dall’obsolescenza programmata

 10 consigli per difendersi dall’obsolescenza programmata

Dieci consigli per difendersi dall’obsolescenza programmata e da quella percepita. Articolo a cura di Lucia Cuffaro, ecodivulgatrice, scrittrice e conduttrice TV, per l’Ecofuturo Magazine.

Capita a tutti: un telefono che rallenta o una stampante che si blocca proprio quando serve e, all’improvviso, abbiamo la sensazione che gli oggetti ci stiano “remando contro”. Ma oltre ai limiti imposti da prodotti progettati per essere poco recuperabili, c’è un fenomeno ancora più insidioso: l’obsolescenza percepita.

È quella spinta psicologica che ci fa credere che ciò che possediamo sia superato solo perché esiste una versione nuova, più brillante e pubblicizzata, anche se il nostro dispositivo funziona ancora bene. Una sensazione coltivata da mode, marketing e confronti continui. Difendersi significa recuperare un rapporto più consapevole con la tecnologia e tornare protagonisti del ciclo di vita degli oggetti.

È una piccola rivoluzione quotidiana che può cominciare da dieci gesti semplici e liberatori.

  1. il primo, è sviluppare attenzione per le etichette: leggere la durata prevista dei prodotti, informarsi sul ciclo di vita, capire se un elettrodomestico è riparabile e se i pezzi di ricambio sono disponibili e fissare queste informazioni su un foglio da tenere vicino all’oggetto;
  2. il secondo, è ancora più concreto: scegliere oggetti modulari, smontabili, con viti al posto di incastri incollati. Sono i prodotti che non hanno paura di essere aperti, osservati, aggiustati, e che quindi hanno molte più probabilità di accompagnarci a lungo;
  3. il terzo, è imparare a fare manutenzione, arte quasi dimenticata. È incredibile quanto possa cambiare il destino di un oggetto se si pulisce regolarmente, se si ingrassa una cerniera o si sostituisce una guarnizione prima che dia forfait;
  4. il quarto, è coltivare il diritto (e il piacere) alla riparazione. Le normative europee stanno andando in questa direzione, ma nulla vieta di anticipare i tempi: rivolgersi a un riparatore locale, imparare piccole riparazioni domestiche con i tutorial su Youtube e frequentare comunità che condividono quest’arte. Tra queste ci sono i Repair Café presenti in tutta Italia, spazi gratuiti dove volontari esperti aiutano a rimettere in vita oggetti che sembravano spacciati;
  5. il quinto, è ancora più rivoluzionario nella sua semplicità: acquistare nei negozi dell’usato o cercare in dono il materiale che ci serve in uno dei tanti gruppi su Facebook “Te lo regalo se vieni a prenderlo”;
  6. il sesto, consiste nel comprare refurbished o rigenerato certificato, dove possibile;
  7. il settimo, è imparare a condividere. Molti strumenti e apparecchi si possono scambiare, noleggiare, usare in comune con i vicini o attraverso gruppi locali. Così si riducono sprechi, costi e ingombri, e si costruiscono relazioni inattese. Per farlo si può partire da un cartello appeso nel proprio palazzo: «offro strumenti di lavoro in prestito, cerco un trapano per finire di montare le tende…»;
  8. l’ottavo è aggiornare il software di un computer. Spesso un dispositivo comincia a rallentare perché ha bisogno di una pulizia digitale, non di un rimpiazzo fisico;
  9. il nono, riguarda la qualità: scegliere oggetti più solidi, più riparabili. Un investimento che evita sprechi e frustrazioni;
  10. l’ultimo gesto è il più importante: cambiare la narrazione interiore. Rendere longevi gli oggetti è un modo per rallentare, per risparmiare risorse, per alleggerire il Pianeta e per sentirci nuovamente parte attiva di un rapporto più sensato con la tecnologia.

Difendersi dall’obsolescenza programmata e da quella percepita, non è solo questione di portafogli o di ambiente: è una scelta culturale. È la decisione di mettere al centro la cura invece del consumo, la consapevolezza invece dell’impulso, la durata invece della novità compulsiva. In un mondo che corre verso il ricambio continuo, scegliere di allungare la vita delle cose è un atto sorprendentemente sovversivo.

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Foto di Amin Hasani – Leggi anche: La vita segreta degli oggetti

Redazione

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