Tre cose da ricordare sul cambiamento climatico

 Tre cose da ricordare sul cambiamento climatico

Un importante riflessione su come affrontare il cambiamento climatico a cura di Alessandro Giannì, Responsabile delle Relazioni istituzionali e scientifiche di Greenpeace Italia.

L’occasione del dialogo tra Regione Toscana e cittadinanza – occasione rara in tempi di pregiudizio e polarizzazione – ci ha dato l’occasione di riflettere collettivamente sul significato profondo della “transizione energetica”. Che è un’opportunità importante, anche per non ripetere gli errori del passato. L’esempio delle “comunità energetiche” è abissalmente distante dai monopoli petroliferi. La decentralizzazione della generazione da fonti rinnovabili si oppone al gigantismo dei poli energetici, rischiosi e inquinanti. E la “proposta Toscana” di coinvolgere i comuni per una sempre maggiore partecipazione e consapevolezza dei cittadini, per riflettere sulle trasformazioni del paesaggio, è un’ottima idea. A patto che sia uno stimolo a un’azione rapida e non l’ennesima occasione di ritardi. Che il cambiamento climatico sarebbe arrivato è noto da molto tempo. Se avessimo subito preso le contromisure necessarie, non saremmo messi oggi così male: le responsabilità di chi ha deciso altrimenti sono note.

Quindi, perché noi cittadini – e le nostre Istituzioni – dobbiamo accelerare sulle rinnovabili? In estrema sintesi (almeno) per tre ottimi motivi.

L’alternativa alla transizione energetica puntando sulle rinnovabili non è lo status quo

Limitandosi solo alla generazione elettrica, si tratterà piuttosto del fiorire di nuove infrastrutture fossili (nel nostro Paese “a gas”) con un condimento di proposte costose (e al momento irrealizzabili: tutto fa brodo per perder tempo e favorire il gas) sul nucleare. Dagli SMR, il cosiddetto nucleare tascabile (e un toscano dovrebbe sapere che vuol dire “averlo in tasca”) alla fusione nucleare (che “è sempre 30 anni davanti a noi”) l’unica certezza è che il nucleare è “necessario” ai Paesi dotati di arsenale nucleare che vogliono mantenere competenze tecniche, materiali e combustibile per sottomarini e navi militari.

La proposta del nostro Governo, nel PNIEC, prevede di realizzare entro il 2050 di almeno 7,7 GW, cioè un centinaio circa di SMR (assumendo la taglia di quelli progettati dall’americana NuScale) e accettiamo il principio di una ripartizione proporzionale, rispetto ai fabbisogni energetici, sui territori regionali, in Toscana tocca trovar posto per sei/otto SMR. Diteci dove li volete… e come pensate che tutto ciò possa abbassare il costo dell’energia considerando che (anche per l’Agenzia Internazionale per l’energia: si veda tabella a pag.2 del rapporto “I costi del nucleare” della Coalizione 100% Rinnovabili) le rinnovabili sono di gran lunga le fonti meno care?

La tutela del Clima è fondamentale per la tutela dell’ambiente e del paesaggio

Gli impatti ambientali del caos climatico sono tali che gran parte dei cittadini (e dei soggetti politici) tende a rimuoverli. È un tipico esempio di negazionismo “psicologico”: lo vediamo bene nelle narrazioni mediatiche che, di fronte a fenomeni allucinanti (alluvioni, frane, siccità e incendi) continuano a parlare di “maltempo” e altre fatalità. Il punto è che più ritardiamo un’azione decisa, più questi fenomeni si aggravano.

Secondo i dati raccolti da Greenpeace (fonte Protezione civile), il 93,9% dei comuni italiani comprende aree soggette al dissesto idrogeologico. In totale, la superficie del territorio nazionale esposta a frane e alluvioni è del 18,4%. Oggi, 1,3 milioni di italiane e di italiani vivono in zone a rischio frane e 6,8 milioni sono minacciati dalle alluvioni. Dal 2013 al 2020, le Regioni italiane hanno segnalato 22,6 miliardi di danni legati a frane e alluvioni (notare che non sono compresi gli ultimi disastri in Emilia-Romagna, Toscana, Marche…) per una media di circa 2,8 miliardi di euro di danni all’anno.

In questa ormai parziale classifica la Regione che ha registrato più danni è stata l’Emilia-Romagna (vedi sopra), seguita da Veneto, Campania, Toscana e Liguria. Chi paga? Nessuno. Negli stessi anni, sono infatti stati trasferiti alle Regioni, per risanare il territorio, solo 2,3 miliardi di euro, pari al 10% dei danni causati da alluvioni e frane (2,8 miliardi sommando il contributo arrivato al nostro Paese dal Fondo di Solidarietà Europeo).

Sul versante della tutela dei boschi, i dati non sono meno allarmanti. Secondo un report dell’UCS (figura 1), la superficie bruciata in Canada e USA (nel 2021) attribuita alle emissioni climalteranti degli 88 principali emettitori era di circa 20 milioni di acri. Sono 80.000 km2, oltre la superficie combinata di Calabria, Campania, Lazio, Umbria, Toscana e Liguria.

Figura 1: stima dell’area forestata bruciata in Canada e USA con la frazione attribuita alle emissioni climalteranti degli 88 principali emettitori (fonte: Union of Concerned Scientists).

Insomma, una catastrofe ecologica e paesaggistica enorme, destinata a colpire in particolar modo il sud dell’Europa come conferma uno studio da cui è tratta la figura 2: “… le aree dell’Europa meridionale potrebbero mostrare un aumento di dieci volte della probabilità di incendi catastrofici ogni anno sotto uno scenario climatico moderato CMIP6”. Naturalmente, non è un problema solo italiano: in tutto il mondo, nel 2024, i disastri naturali, sempre più spesso correlati al cambiamento climatico, sono aumentati di un terzo rispetto all’anno precedente, raggiungendo la cifra record di 320 miliardi di dollari.

Figura 2: probabilità dell’aumento di incendi estremi e superficie incendiata in Europa. Colonna sinistra anni 2036-65; colonna destra 2070-99). Simulazioni basate sul modello climatico CMPI6. Fonte: El Garrousi et. al (2024)

Infine, la tutela del clima è una fondamentale questione di pace e democrazia

In un mondo proiettato verso la catastrofe climatica, semplicemente non c’è posto per le conquiste sociali di libertà, uguaglianza, diritti e giustizia che ci stanno a cuore. Gli sconvolgimenti che deriveranno da impatti crescenti del cambiamento climatico (migrazioni, carestie, panico…) non potranno essere gestiti in modo “democratico”, con un numero crescente di tensioni e conflitti, spesso armati, di cui vediamo bene le avvisaglie. La contrazione degli spazi di democrazia anche nelle “società occidentali”, inclusa la nostra, è solo un preavviso di quel che succederà. È la democrazia stessa, e la pace, ad essere in pericolo.

Come ha detto il Segretario delle Nazioni Unite, Guterres, in un video messaggio in occasione della presentazione del report Global Climate 2021 a Ginevra: “Le energie rinnovabili sono l’unico percorso verso una vera sicurezza energetica, prezzi dell’energia stabili e opportunità di lavoro sostenibili. Se agiamo insieme, la transizione rinnovabile può essere il progetto di pace del 21° secolo”. Insomma, non è affatto detto che con lo scenario “business as usual”, senza transizione energetica, avremo più quelle libertà che oggi ci permettono di confrontarci su temi così urgenti e delicati.

Non è tutto, ma credo che basti.

Alessandro Giannì, Relazioni Istituzionali e Scientifiche Greenpeace Italia

Immagine di copertina di Caleb Cook

Leggi anche: I numeri della crisi climatica in Italia nel 2024 – Ecquologia²

Alessandro Giannì

Greenpeace Italia

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