Il nuovo PNIEC: un piano con il freno a mano tirato

Il nuovo PNIEC: un piano con il freno a mano tirato, senza prospettive di accelerazione. Articolo di Roberto Venafro, autore del recente libro “Un mutamento reversibile. La crisi climatica attraverso le Conferenze delle Parti delle Nazioni Unite”.

La versione aggiornata del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima è stata, finalmente, finalizzata e trasmessa alla Commissione Europea. Da una prima lettura emerge una certa prudenza nell’affrontare la transizione ecologica. La grande sfida con la quale questa generazione dovrà confrontarsi e per la quale il PNIEC dovrebbe assicurare gli strumenti necessari per conseguirla.

La preoccupazione del Governo è, invece, quella di mantenere un approccio realistico, che non trascuri l’incidenza sul tessuto produttivo dell’economia nazionale evitando scelte radicali, che potrebbero influenzare la competitività delle industrie italiane. L’orizzonte è il 2030, anno target dal quale ci separano meno di sette anni. In questo spazio di tempo dovranno concentrarsi le politiche e le misure per conseguire gli impegnativi obiettivi europei che, con il programma “Fit for 55” prima e con il piano RePowerEU dopo, sono stati aumentati per rafforzare il percorso che dovrebbe condurre l’Europa a diventare il primo continente climaticamente neutro entro il 2050.

Ma l’incremento degli obiettivi è diventato funzionale anche all’attuazione di quell’ambiziosa visione indirizzata a creare l’Energy Union. Una strategia lanciata nel febbraio 2015, pochi mesi prima dell’Accordo di Parigi, che mira a costruire un’unione dell’energia che offra a tutti i cittadini europei – famiglie e imprese – energia competitiva, pulita, sicura e conveniente.

Il PNIEC nasce proprio per sollecitare ogni Stato membro ad adottare interventi nelle cinque dimensioni che costituiscono l’impalcatura energetica e ambientale dell’Europa. Cinque dimensioni che riguardano la decarbonizzazione dell’economia, la sicurezza energetica (ispirata alla solidarietà e alla fiducia), l’efficienza energetica, il mercato interno dell’energia e la ricerca e innovazione. Cinque pilastri, che il PNIEC prende in considerazione e sui quali imposta una strategia.

Come detto in precedenza è una cauta strategia, che fonda la sua giustificazione sulle analisi delle traiettorie associate al conseguimento degli obiettivi indicati nel precedente PNIEC, quello del 2019. Relativamente, per esempio, alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra per i settori non soggetti all’Emissions Trading System (trasporti, residenziale, terziario, rifiuti, agricoltura), la valutazione sull’efficacia del conseguimento dell’obiettivo indicato per l’Italia (abbattimento delle emissioni del 33% al 2030, rispetto al 2005) porta a stimare un valore inferiore e pari al 28,5%.

Considerato che, nel frattempo, tale obiettivo è stato innalzato al 43,7%, l’attuale documento si prefigge di adottare azioni più incisive sui settori che più di altri dimostrano una suscettività maggiore di riduzione delle emissioni. Come quelli dei trasporti, civile e residenziale, e dell’agricoltura. Altro esempio che ha indotto ad assumere un atteggiamento orientato alla cautela è possibile individuarlo nei paragrafi che affrontano l’efficienza energetica e, in particolare, l’andamento dei consumi finali nei vari settori. La stima secondo gli scenari di riferimento porta a valori non compatibili con le prospettive delineate dalla nuova direttiva sull’efficienza energetica. Anche qui, dovranno essere previste politiche aggiuntive per assicurare il raggiungimento di 73,4 Mtep di risparmi cumulati al 2030.

Nel panorama delle iniziative indicate nel PNIEC è dichiarata la volontà del Governo di mantenere alta la tensione positiva sullo sviluppo delle fonti rinnovabili, indispensabili a decarbonizzare i settori industriali e a costruire un mix energetico nazionale il più possibile a basse emissioni di carbonio. Qui, la promessa del ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica appare formalmente e parzialmente mantenuta. Arrivare al 2030 con una quota di fonti rinnovabili sul consumo finale lordo d’energia pari al 40% in coerenza con le finalità europee. Questo condurrà ad avere il 65% di FER sui consumi finali elettrici e il 31% sui consumi finali nei trasporti. Mentre la quota di rinnovabili nei consumi finali per il riscaldamento e raffrescamento salirà al 37%. In termini di capacità installata al 2030 si avranno 131 GW di potenza complessiva con le fonti fotovoltaica ed eolica che avranno un ruolo prevalente.

In particolare l’eolico supererà i 28 GW al 2030, pari a 2,5 volte la potenza esistente al 2021. Appare sottostimato lo sviluppo dell’eolico offshore. Il Piano assegna a questa tecnologia un valore di 2,1 GW, molto inferiore, per esempio, al contingente indicato nello schema di decreto FER 2 (decreto di sostegno per le tecnologie innovative) che è di 3,8 GW. Il fotovoltaico fa un grande balzo in avanti arrivando a triplicare la potenza del 2021, fino a raggiungere gli 80 GW. Anche l’idrogeno viene correlato allo sviluppo delle rinnovabili. In questo quadro, il PNIEC assegna, anche, l’obiettivo di avere il 42% di idrogeno prodotto da FER sul totale usato dall’industria.

Siamo quindi di fronte a un quadro impegnativo e il PNIEC lo dimostra, ma non è abbastanza incisivo sugli aspetti che attengono alla configurazione della griglia normativa che dovrà sottendere allo sviluppo ipotizzato. Le numerose semplificazioni dei procedimenti autorizzativi, dispersi in vari strumenti normativi, non raggiungono l’efficacia prevista. E numerosi investimenti rimangono bloccati a causa, ancora, della poca chiarezza delle norme emanate, con il paradosso di avere delle semplificazioni che non semplificano. Molti sono i provvedimenti in attesa di emanazione. Quello sulle Garanzie d’Origine, quello sulle Comunità Energetiche, quello sulla nuova programmazione delle procedure competitive per assegnare gli incentivi alle FER. Lo stesso decreto sul sostegno alle fonti rinnovabili innovative manca all’appello. Come pure è ancora in itinere il decreto per la definizione delle aree idonee, da individuare per la realizzazione degli impianti a fonti rinnovabili.

Le prospettive di conseguimento degli obiettivi, quindi, sono connesse anche all’efficacia degli interventi che il Piano prevede nell’ambito della sicurezza energetica e della riforma del mercato interno dell’energia. Una pianificazione degli interventi che, forse, andrebbe meglio declinata per considerare tutte le opzioni disponibili a rendere più resilienti e funzionali le infrastrutture elettriche e quelle del gas. Sicuramente il potenziamento della rete di trasmissione nazionale dovrà prevedere tempi congrui e allineati con la nuova potenza rinnovabile, prevista entro il 2030. Così come gli interventi nel settore del gas dovranno consentire la diversificazione delle fonti di approvvigionamento e, contestualmente, ottimizzare l’utilizzo delle infrastrutture esistenti, anche in relazione al possibile incremento della capacità d’importazione e allo sviluppo dei cosiddetti “green gas” come il biometano e l’idrogeno.

In questo contesto è indispensabile creare i presupposti, inoltre, per rafforzare il processo di integrazione dei mercati con misure che promuovano anche un ruolo attivo della domanda. Lo scenario disegnato dal PNIEC appare complicato, in quanto nel puzzle della transizione energetica italiana mancano ancora molte tessere. E questo impedisce di completare, rendendola visibile, la mappa intera che consentirebbe di leggere il passaggio dall’enunciazione formale della visione all’azione concreta e reale sul tessuto territoriale delle Comunità.

Roberto Venafro

In Edison dal 2007 è, attualmente, responsabile dell’Area Ambiente e Cambiamento Climatico. Ingegnere civile, studioso attento dei processi evolutivi dell’urbanistica contemporanea in relazione alle qualità e sostenibilità delle infrastrutture territoriali, ha scritto lungamente per la Rivista dell’AITEC. Dopo una vasta esperienza nella progettazione strutturale, ha mantenuto un lungo impegno in Enel, nell’Area Politiche Ambientali, affrontando in special modo aspetti connessi all’evoluzione dei negoziati internazionali sui cambiamenti climatici, all’applicazione, nei grandi impianti di generazione elettrica, di tecnologie innovative per la riduzione delle emissioni inquinanti, alla cattura e stoccaggio del carbonio e alla qualità dell’aria. Fa parte del gruppo di lavoro “Environmental Protection” di Eurelectric ed è componente della task force “Energy Transition and Climate Change”, all’interno dell’OME (Observatoire Méditerranéen de l’Energie).

Guarda la presentazione del libro “Un mutamento reversibile” all’ultima edizione di Ecofuturo Festival – VIDEO

Leggi anche Ecco il testo del PNIEC inviato alla UE

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