Case green, 1° via libera del Parlamento europeo alla Direttiva

Sì della commissione industria del Parlamento Ue alle case green

La commissione industria, ricerca ed energia del Parlamento europeo ha dato il via libera (con 49 voti a favore, 18 contrari e 6 astenuti) alla proposta di revisione della direttiva Ue sulle case green. Un provvedimento avanzato dalla Commissione europea per migliorare le performance energetiche degli edifici inserito nel pacchetto di riforme «Fit for 55». Il prossimo step sarà il voto dell’Assemblea plenaria a marzo e da quel momento partirà il Trilogo. Ovvero il negoziato tra Parlamento, Commissione e Consiglio per arrivare alla versione finale da approvare e pubblicare in Gazzetta Ufficiale. Secondo le nuove norme, l’obiettivo è ridurre le emissioni di gas a effetto serra e il consumo finale di energia degli immobili residenziali in tutti gli Stati membri.

Il testo approvato stabilisce il raggiungimento della classe E entro il 2030, la D entro il 2033 e la neutralità assoluta entro il 2050. Fatta eccezione per gli edifici di pregio artistico, storico, di culto, le seconde case e quelle con una superficie inferiore ai 50 metri quadrati.

Ecofuturo porta bene!

In contemporanea al voto in Commissione la rete di Ecofuturo Festival, in trasferta a Bruxelles ed ospite del Vicepresidente del Parlamento europeo Fabio Massimo Castaldo (video), ha organizzato l’incontro La casa efficiente è conveniente, non fossilizziamoci!. Sono stati presentati scenari e studi che confermano la validità della direttiva EPBD e degli ECOBONUS come strumenti di sostegno. Registrazione video dell’evento.

Cosa prevede il testo approvato

Il nuovo testo fissa come primo obiettivo il raggiungimento della classe energetica E entro il primo gennaio 2030 per tutti gli immobili residenziali. Il secondo è la classe D da ottenere entro il primo gennaio 2033. Il tutto allo scopo di arrivare a emissioni zero per il settore edile nel 2050. Sono previste, però, alcune eccezioni. Potranno essere esonerati gli edifici di pregio artistico, quelli storici, quelli di culto, le seconde case e quelle con una superficie inferiore ai 50 metri quadrati. Inoltre, viene confermata una deroga che introduce un principio di flessibilità valido almeno fino al 2037. Potrà coprire fino al 22% dell’edilizia residenziale (che in Italia consiste in 2,6 milioni di fabbricati). 

Avvicinandosi verso il testo definitivo saranno specificate anche le casistiche. Intanto questo consente agli Stati membri di informare l’Unione europea di eventuali motivi oggettivi e validi per impedire il salto di classe energetica di un immobile e fermarsi al «livello che sarà tecnicamente possibile raggiungere». Anche se questo dovesse essere inferiore al target indicato dalla direttiva.

In classe G il 15% degli edifici energivori

Ciafran Cuffe, relatore dell’Europarlamento, ha chiarito alcuni dubbi emersi nello specifico in Italia. Ha spiegato che gli emendamenti adottati «lasciano ampia flessibilità agli Stati per i loro Piani nazionali di ristrutturazione, che contribuiranno a creare lavoro e a mettere a disposizione dei cittadini europei case che consumano meno energia migliorando la qualità della loro vita». Nel testo, inoltre, «dividiamo l’Europa in quattro aree con quattro target di efficienza diversi, particolarmente interessante per Stati come l’Italia. E inoltre i target sono proporzionati perché chiediamo» di ricalcolare le classi energetiche «mettendo nella G il 15% degli edifici più energivori».

La classificazione energetica

È importante specificare che ogni Paese membro ha una classificazione energetica propria e ognuna è diversa dall’altra. Ciò significa che la lettera «D» posta come obiettivo al 2033 dal Parlamento europeo non corrisponde necessariamente a quella in vigore in Italia in questo momento. L’Unione europea, attraverso questa direttiva, intende omologare l’efficientamento energetico di tutti gli Stati all’interno di una scala standard dove «A0» e «G» sono gli estremi. Il primo rappresenta gli immobili che raggiungono il massimo obiettivo di emissioni zero, mentre il secondo sarà la classe peggiore. E di questa faranno parte, come specificato dall’eurodeputato Cuffe, il 15% degli edifici più energivori dell’Eurozona.

Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin

«La direttiva non andava bene all’origine, c’è stata una lunga trattativa che ha portato a una serie di raccomandazioni. La realtà italiana sulle abitazioni ha caratteristiche che la differenziano dagli altri Paesi membri della Ue. Per esempio, sulla proprietà la differenza è abissale. L’85% degli italiani è proprietario di una casa. Noi pensiamo che la differenziazione tra Paese e Paese debba portare a una valutazione più graduale. Ci rendiamo conto della necessità di fare in modo che gli italiani abbiano una classe energetica migliore nelle loro abitazioni, con costi minori del riscaldamento. In ogni caso, si prevedono step di controllo e non un bazooka per sanzioni».

Il voto degli eurodeputati italiani

Tra i voti contrari ci sono gli eurodeputati italiani dei tre partiti di maggioranza di governo.
Si ritengono, invece, soddisfatti Movimento 5 Stelle e Pd. «La proposta di direttiva sull’efficientamento energetico prevede sia ampie deroghe per gli Stati membri che la richiesta di un nuovo Recovery Fund. L’articolo 9 paragrafo 7 del testo chiede infatti la creazione di un fondo dedicato, chiamato Energy Performance Renovation Fund, che andrebbe a sostenere gli sforzi degli Stati membri per centrare gli obiettivi europei». Ha argomentato Tiziana Beghin, capodelegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo.

«Come partito, per settimane, dentro il gruppo dei Socialisti e Democratici abbiamo costantemente lavorato e siamo riusciti a migliorare tutti gli aspetti più delicati e abbiamo ottenuto di più. Più ampi margini sulle flessibilità riconosciute agli Stati membri, deroghe possibili per ragioni di fattibilità economica, tecnica e per mancanza di forza lavoro qualificata, aldilà di quelle già previste per edifici storici, protetti e di valore architettonico, svuotamento delle sanzioni e maggiore impegno sulle risorse che dovranno essere messe a disposizione». Così Patrizia Toia (Pd), vicepresidente della commissione industria del Pe.

Case Green – Il comunicato del Parlamento europeo: Energy performance of buildings: climate neutrality by 2050

Estratto dell’articolo di Alessia Conzonato per il Corriere della Sera – Case green, primo voto al Parlamento Ue: ecco le novità, quali case dovranno essere ristrutturate (e quando – Leggi anche Il cuneo energetico

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Redazione

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