Montanari e le Soprintendenze ci aiutino a costruire il nuovo paesaggio della Transizione Ecologica

Dopo il recente articolo “Paesaggisti nucleari: cosa c’è dietro ai recenti attacchi alle energie rinnovabili?”, Mauro Romanelli, presidente dell’associazione Ecolobby, torna a scrivere sul concetto di paesaggio, sulla necessità di una nuova cultura ed una nuova estetica, una nuova idea di armonia paesaggistica nell’era della transizione ecologica.

“Montanari e le Soprintendenze ci aiutino a costruire il nuovo paesaggio della Transizione Ecologica”

L’idea che tutelare il paesaggio significhi imbalsamarlo, lasciarlo così come è, non è un’idea neutra. E’ un’idea di destra, di destra conservatrice. La nobiltà terriera ottocentesca, si opponeva al passaggio delle ferrovie, perché secondo loro rovinavano i paesaggi e le campagne. Il paesaggio non è un fatto naturale, è un fatto umano, culturale, e cambia, è sempre cambiato, nella storia. E’ espressione del tempo, della società, delle vicende e delle esigenze umane.

L’interpretazione che Montanari, nel suo recente articolo sul Fatto Quotidiano, sembra dare dell’Articolo 9 della Costituzione, ovvero che il paesaggio si tutela sostanzialmente non modificandolo, è un’interpretazione ovviamente legittima, ma, per quel che mi riguarda, è da nobil uomo del Diciannovesimo Secolo.

Per me, tutelare il Paesaggio, si traduce nel salvaguardarne l’armonia, la coerenza, nel guidarne la trasformazione – dimodoché sia programmata, razionale, funzionale alle dinamiche storiche, non lasciata agli azzardi incontrollati della speculazione – ma certo non nel cristallizzarlo per l’eternità. Non dice questo l’Articolo 9 della nostra Costituzione.

Come ponti e acquedotti romani sono poi diventati parte del paesaggio, ma a quei tempi lo hanno stravolto profondamente, le turbine eoliche, così come gli impianti fotovoltaici, saranno parte, che a Montanari piaccia o dispiaccia, del paesaggio umano della Transizione Ecologica, del futuro rinnovabile. Vanno inseriti con coerenza, non rifiutati come duchi e marchesi in decadenza rifiutavano i binari delle linee ferroviarie.

L’idea che installare delle pale eoliche sopra dei tratturi sannitici o vicino a dei monumenti, come scrive il buon Tomaso nel suo articolo, o dei pannelli fotovoltaici nelle nostre campagne, o nei centri storici, costituisca una sorta di lesa maestà, è un’idea legittima, ma che non ha niente di oggettivo e di culturalmente fondato. Proprio niente. Perché, se accanto al Colosseo, c’è la fermata della Metro, con tutte le bancherelle variopinte, le sciarpe biancazzurre e giallorosse, e le cartoline in vendita, non potrebbe starci un campo fotovoltaico o una pala eolica? Ma chi lo dice, ma dove, ma perché?

Un altro conto, sarebbe se la pala eolica o il fotovoltaico fossero l’unico elemento moderno di un paesaggio che si è deciso di vocare alla musealizzazione, alla conservazione storica integrale: benissimo, ci mancherebbe, in quel caso sono d’accordo che non vadano inseriti. Così come, ovviamente, ove questi impianti danneggiassero strutturalmente, scavi archeologici o monumenti: anche in tale evenienza, è ovvio, vanno vietati. Ma quanti sono, questi casi, e dove è che qualcuno avrebbe proposto eolico e fotovoltaico, in questo tipo di situazioni?

Dove però già convive antico e moderno, invece, quale sarebbe lo scandalo?
Sennò sopra i “tratturi sanniti”, che rammenta Montanari, e sui crinali, non si dovrebbero nemmeno far passare i tralicci dell’alta tensione. Però su quello mai si è detto niente, Come mai si è detto niente per megaparabole tv e gruppi esterni di impianti di condizionamento, nei centri storici, dove però le energie pulite sono il demonio.

Attenzione, a fare gli anticapitalisti a corrente alternata: forti col capitalismo “green” emergente e ancora fragile, e deboli, molto deboli, con l’ancora intoccabile capitalismo “black”, quello a cui nessuno dice mai di no, e non ci sono sovrintendenze che tengano. Ubi maior, si dirà. Come si fa a non far passare i tralicci della rete elettrica, o a non mettere le antenne? Ecco, è proprio questo il punto. E’ grave, che non si sia ancora capito, che dobbiamo cominciare a pensare come “ubi maior”, anche ciò che ci salva dal disastro climatico.

Per ultima cosa, mi preme precisare che personalmente sono comunque per valorizzare sempre il ruolo del settore pubblico. Non sono per depotenziare le Sovrintendenze, però devono cambiare. Il ruolo che il Governo, la politica, il Parlamento, il Paese tutto, dovrebbe richiedere di svolgere ai tanti ottimi funzionari e professionisti di queste importanti Istituzioni, ma anche ad intellettuali come Tomaso Montanari, che – ci tengo a dirlo al netto del disaccordo sul punto – stimo assolutamente autorevole e benefico per l’Italia, è che si facciano carico di lavorare per creare una nuova cultura ed una nuova estetica, una nuova idea di armonia paesistica, nell’era della transizione ecologica.

Se invece si mettono a fare i vecchi conservatori un po’ stizziti, asserragliati in trincea con tanti di elmetto, siamo davvero rovinati.

Mauro Romanelli

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Redazione

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