Mobilità sostenibile: intervista al Ministro Giovannini

Ecologia in movimento: Mettere ai trasporti Enrico Giovannini è una sfida ma anche un’opportunità. Per l’ambiente e tutti noi

L’ECOFUTURO MAGAZINE marzo/aprile 2021
PERSONAGGI / di Sergio Ferraris

Enrico Giovannini, il volto della sostenibilità in Italia, già co-fondatore dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, ora è Ministro dei Trasporti e uno dei suoi primi atti è stato quello ribattezzare il Ministero, aggiungendo “sostenibili” alla dizione. Un segnale chiaro della direzione che imprimerà al dicastero che dirige. Lo abbiamo intervistato nei giorni immediatamente seguenti al giuramento come ministro per sapere cosa c’è dietro all’aggettivo “sostenibile”.

Lei ha immediatamente ribattezzato il Ministero delle infrastrutture e della mobilità aggiungendo l’aggettivo “sostenibile”. Una sfida importante poiché i due settori sono tra i più “insostenibili”. Quale sarà il suo approccio generale per tener fede al “nuovo” aggettivo del suo dicastero?

«Oltre al cambio del nome del Ministero stiamo procedendo a una riorganizzazione interna. La preparazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza è una priorità e dobbiamo tener presente un aspetto di cui si discute poco ma fondamentale, soprattutto per le infrastrutture: per accedere ai fondi del Next Generation Eu, i progetti del Piano devono essere realizzati entro il 2026. Questo vuol dire che se, per esempio, decidiamo di finanziare una linea o una tratta ferroviaria bisogna renderla fruibile entro quell’anno. Al ministero che guido, sono stati assegnati circa 48 miliardi di euro. Serve perciò un cambio di passo per presentare progetti e renderli operativi in tempi brevi. Infatti, il Pnrr dev’essere presentato alla Commissione Ue entro aprile. Al riguardo, ho costituito un “Comitato Pnrr”, un gruppo di lavoro che coinvolge tutte le direzioni del Ministero competenti all’interno del quale operano cinque team specializzati».

Trasporto merci. L’Italia ha da sempre il primato assoluto per il trasporto merci su gomma, nonostante abbia una buona rete ferroviaria al Centro e al Nord e sia circondata dal mare. Pensa sia possibile intervenire su ciò? E come?

«In Italia esiste una forte divergenza tra Nord e Sud per quanto riguarda la qualità del trasporto su ferro. La buona notizia è che non siamo all’anno zero ma ripartiamo da quanto di buono è stato finora fatto. Al riguardo, il Ministero, le ferrovie, e i porti, stanno già muovendosi nella direzione richiesta dalla Commissione europea. Inoltre, il mondo della finanza che può dare un contributo importante per la trasformazione delle infrastrutture del Paese, si orienta sempre di più verso investimenti sostenibili. Per fare due esempi, il Ministero dell’economia e delle finanze ha recentemente lanciato il suo primo Btp green, mentre la Banca europea degli investimenti, che ha finanziato l’alta velocità Napoli-Bari, ha annunciato che non sosterrà più progetti basati sulle fonti fossili. Credo che anche il nuovo nome del Ministero, diventato ‘delle infrastrutture e della
mobilità sostenibili’, aiuti a far capire a chi ha intenzione di investire nel nostro Paese che per noi sarà fondamentale l’impatto dei progetti sui cittadini, in termini di miglioramento della qualità della vita».

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Illustrazione realizzata da GOFY

Redazione

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