Renewable Energy Landscape in Morbach, Hunsrueck

Rinnovabili: lettera ai comitati del No

Dopo il riuscito evento a Roma “Quanto è Eco il mio candidato?“, con le proposte della rete di Ecofuturo al mondo della politica, domenica 18 settembre si è tenuta la maratona online del Rinnovabili Day. (Guarda la registrazione video). Un evento unico che ha visto l’intero mondo ecologista convergere su una piattaforma dettagliata per una svolta rinnovabile, coraggiosa, decisa, senza più attese e rinvii, del nostro paese. Grandi associazioni, movimenti, esponenti del mondo scientifico, hanno dialogato con candidate e candidati alle elezioni politiche. E migliaia sono state le persone collegate in diretta per ascoltare e sostenere la mobilitazione.

Sull’onda di questo successo ci rivolgiamo oggi a quei cittadini che si oppongono sui propri territori all’installazione di energie rinnovabili, spesso in nome della difesa del paesaggio. Lo facciamo con un’accorata lettera ed un invito alla riflessione che Michele Dotti rivolge ai “comitati del No”.

Sono molte le variabili che andrebbero considerate per valutare correttamente una scelta rispetto alle nostre fonti energetiche. C’è il tema della salute, quello della pace, l’occupazione, l’economia e anche la tutela del paesaggio.

È curioso vedere che quest’ultima variabile sia quella più frequentemente usata da quanti nei territori si oppongono alle fonti rinnovabili. Quasi che fosse quello l’unico criterio di valutazione. Ma anche volendo accettare questa logica, mettendo quindi da parte -per un attimo soltanto- tutti gli altri temi fondamentali sopra citati, io pongo una domanda. Come dovremmo misurare l’impatto in termini di impiego di suolo, in modo scientifico? Quale indicatore sarebbe corretto usare?

La risposta è semplice: è l’impronta ecologica, un indicatore di sostenibilità che misura proprio la superficie necessaria per produrre un bene o un servizio. E l’energia che consumiamo non fa eccezione! Grazie a questo indicatore sappiamo oggi quale superficie di terreno occorre per produrre la nostra energia.

Andiamo allora a vederla insieme, partendo dal campo delle fonti fossili. Per produrre 1 GWh di energia occorrono 161 ha/anno se questo proviene da una centrale termoelettrica a carbone. 150 ha/anno da una centrale a petrolio. 94 ha/anno da una centrale a gas naturale. Se invece guardiamo nel campo delle rinnovabili, per l’idroelettrico si va da 10 a 75 ha/anno. Per il fotovoltaico siamo a 24 ha/anno, per l’eolico appena 6 ha/anno.

Allora appare chiaro che coloro che oggi sui territori si oppongono alle rinnovabili in nome della tutela del paesaggio, se correttamente informati, potrebbero (e a mio avviso dovrebbero) divenirne strenui e fervidi sostenitori!

A meno che non valga il principio “occhio non vede, cuore non duole”. E costoro accettino ipocritamente che si possa fare a casa d’altri, con molta tranquillità, ciò che non vogliono assolutamente sotto casa propria. Già perché in questo caso è ovvio che le fonti fossili, che spesso prendiamo da altri paesi (con tutto quello che ciò comporta), non occupino il nostro territorio, a differenza delle rinnovabili. Lo si dica però, in questo caso, che si tratta di egoismo e non ci si nasconda dietro nobili valori etici.

E non parlo di un semplice egoismo, ma di un doppio egoismo. Orizzontale, nei confronti degli altri popoli che vivono in altri paesi, e verticale, nei confronti delle generazioni future. Generazioni alle quali rischiamo di lasciare un’eredità pesantissima, per via dei cambiamenti climatici. I quali non mi pare si facciano troppi scrupoli, con i loro eventi estremi, a spazzare via i paesaggi. Come abbiamo visto anche in questi giorni con i tragici fatti delle Marche.

Allora mi rivolgo alle persone intellettualmente oneste e di buona volontà nei vari “comitati del no”, invitandoli a riflettere. E a rivalutare la loro visione alla luce dei dati che sopra ho esposto sull’impronta ecologica delle diverse fonti di energia. E magari, già che ci siamo, anche ad integrare pure le altre variabili (salute, occupazione, pace, economia). Variabili che non sono di minor importanza per le vite nostre e dei nostri cari.

Michele Dotti, educAttore, scrittore, formatore e cofondatore di Ecofuturo Festival

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Redazione

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