Lettera aperta al Ministro Cingolani

Caro Ministro Cingolani, non ti conosco personalmente, ma sin dall’inizio dell’operazione voluta da Beppe Grillo e Draghi ho apprezzato l’idea della Transizione Ecologica e della fine di un Ministero dell’Ambiente non del fare, ma del controllare. Avrei ovviamente confermato Sergio Costa, persona stupenda, ma quando ho visto il tuo curriculum ho apprezzato che un “tecnologo” fosse finalmente a governare e che invece della burocrazia ci fosse come stella polare l’ecotecnologia.

Con l’uscita fatta alla convention di Renzi (uno che si fece eleggere promettendo il 50% di rinnovabili e che ha poi governato seminando ostacoli e mine contro le energie green) hai purtroppo fatto una brutta figura: sulla questione del nucleare per la prima volta hai parlato di poche scorie radioattive e di basso rischio, un’affermazione in cui ci sta tutto e il suo contrario, e ti sei dimenticato che il nucleare gli italiani per due volte lo hanno sommerso di pernacchie referendarie.

Non avevo fatto una piega quando avevi parlato dell’impossibile fusione (ma mai dire mai) o di impianti senza scorie (“se la mi nonna aveva le rote era un carretto”), perché un tecnico deve dare qualche chance anche agli ultimi giapponesi che non si sono riconvertiti alle rinnovabili, come invece ha fatto lo storico paladino di quell’energia, il nostro amatissimo GB Zorzoli.

Non me la prendo sui radical chic (chi è senza peccato…..) perché io non lo sono e non lo sono neppure Legambiente, Greenpeace o il WWF. Mentre alcune associazioni come Italia Nostra o gli Amici della Terra lo sono alla grande e rappresentano, insieme alla gran parte delle Soprintendenze ed al Ministro Franceschini, il più grave peso allo sviluppo delle energie rinnovabili di ogni genere.

Se tu avessi fatto nomi e cognomi, come ad esempio Sgarbi o Toscani o Emiliani o i mille comitati che si accendono ad ogni permesso per fotovoltaico, geotermico (Anzaldi di Italia Viva è uno di questi), eolico, biogas, mini idroelettrico, mini biomasse e che costano al sistema italiano un ritardo nei permessi di tre anni rispetto al resto dell’Europa, ti avrei pubblicamente abbracciato, ma hai sparato nel mucchio e sarebbe molto utile una tua precisazione.

Io proseguo ad apprezzarti e non contesto quello che dici sull’elettrico, portato oltre il parossismo da qualche stupidotto che vorrebbe veder girare i camion con la metà del proprio carico rappresentato dalle batterie per muoversi. Credo che perderemo decine di migliaia di posti di lavoro nell’automotive, non ci sono dubbi, perché, nell’era del car sharing, gran parte delle auto sarà in affitto. Ma non puoi sostenere ancora incentivi alle auto a motore endotermico, perché sarebbe solo allungarne l’agonia, ma dovresti sostenere chi usa il biometano oppure prevedere un futuro anche ad idrogeno. Ti confermo che capisco che non sei un venduto a quello o quell’altro, ma che hai una tua formazione e ti basi anche su quella.

Insomma ora però a noi delle tue esternazioni non ci importa granché se effettivamente farai in modo che i permessi per gli impianti rinnovabili siano rilasciati e se metterai un punto all’immischiarsi continuo delle Soprintendenze nelle aree industriali, nelle cave dismesse e nelle discariche esaurite. Se imporrai alle ferrovie di solarizzare ogni singolo cm2 a disposizione, sia nelle stazioni che negli spazi logistici come lungo le linee ferroviarie, se smuoverai le autostrade e l’Anas, se chiamerai l’Anci pretendendo che cancellino tutti i regolamenti che lasciano libere le padelle di Sky e tengono proibiti i pannelli solari, se chiamerai le regioni per dire che emettere moratorie, sempre bocciate dai ricorsi del governo, alla lunga non è solo un danno alle imprese, ma anche un danno erariale e quindi un reato amministrativo reiterato.

Ci interessa se ti muovi, se fai, non se ogni tanto sollevi un polverone per sentirti mandare a quel paese dall’intero coro di chi pensa rinnovabile, ovvero da tutto il mondo associativo ed imprenditoriale che la transizione ecologica non la dice, ma la fa ogni giorno, ci rischia capitali ed assume centinaia di migliaia di persone, e che purtroppo non hai ancora incontrato nella sua massima espressione: ovvero Livio De Santoli, il presidente del Coordinamento Free che rappresenta quasi tutto il mondo delle energie rinnovabili, dei trasporti eco e dell’efficienza energetica.

Caro Roberto (se ti chiama così il “principe dei farlocchi”, lo posso fare anche io) ascolta il nostro mondo, ragiona con noi e con i nostri tecnici, scienziati ed industriali e vedrai che il vulnus nato dalle tue dichiarazioni divisive verrà sanato costruendo quella stima che a mio avviso meriti.

Fabio Roggiolani, Cofondatore di Ecofuturo

Redazione

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