Il retrofit elettrico diventa possibile per tutti 

Una piccola grande vittoria: è uscito il decreto attuativo che consente il retrofit elettrico anche per ciclomotori, motocicli e quadricicli pesanti.

Quindici anni fa un piccolo miracolo muoveva i primi passi. Una vecchia Fiat 500 F del padre di uno dei fondatori di una neonata associazione Eurozev, grazie all’impegno di Massimo Falci della ditta Egraf, e di Pietro Cambi, Ugo Bardi, Ringo Reenberg, Corrado Petri, fondatori dell’associazione, scendeva in strada.

Era anche forse il primo prototipo con batterie al litio a circolare liberamente sulle strade italiane.

Lo scopo? rendere “popolare”, far conoscere, il concetto di retrofit elettrico. E renderlo concretamente fattibile, da un punto di vista normativo, rimuovendo tutti gli ostacoli che di fatto lo impedivano.

La storia di quei primi avventurosi passi, la trovate qui: www.eurozev.org

Dopo oltre cinque anni, grazie all’appoggio di alcuni esponenti dei verdi di allora, tra i quali citerò Fabio Roggiolani e Francesco Meneguzzo, e all’interessamento di alcuni parlamentari, tra i quali devo citare l’On. Lulli, il retrofit elettrico diventava legge in Italia. Era possibile, per alcune categorie di veicoli, rimuovere il motore originale endotermico e trasformarli in veicoli elettrici. Mancavano ancora i decreti attuativi. la possibilità teorica restava, di fatto, lettera morta.

A quei tempi di autoveicoli elettrici non ce n’erano, in Italia, o quasi. Le vendite annuali si contavano a poche centinaia l’anno, negli anni migliori.

Nessuno, tranne il Cinquino da noi trasformato, circolava con batterie al litio.

La cosa riscuoteva un enorme interesse, fioccavano interviste ed iniziative analoghe. La nuova legislatura vedeva un rinnovato interesse. Specialmente da parte dei deputati cinque stelle. Tra i quali cito Mara Mucci, Ivan Catalano e Daniele Pesco, che, dopo aver convocato le varie associazioni e realtà nate nel frattempo, pur dall’opposizione riuscivano a far approvare il primo decreto attuativo, limitato agli autoveicoli ed assimilati.

Restavano escluse numerose categorie di veicoli. Segnatamente i veicoli leggeri ( ciclomotori, motocicli, tricicli, quadricicli etc.) ed i veicoli pesanti ( autobus, camion).

Nella legislatura appena passata, il testimone è stato raccolto da numerosi parlamentari. In particolare il Senatore Girotto, Presidente della commissione Industria, Commercio e Turismo del Senato, si è fatto carico di proporre e poi fare approvare modifiche al vecchio decreto attuativo del 2015 per estendere il retrofit elettrico anche a queste categorie. Nel frattempo altri parlamentari, tra i quali il Sen. Daniele Pesco, riuscivano a far riconoscere un contributo a fondo perduto. Non solo per l’acquisto di veicoli elettrici nuovi, ma anche per la conversione di quelli esistenti.

il Senatore Girotto, ricordandosi da chi era partito tutto, si rivolgeva al sottoscritto. Con Alessandro Fazzi e Lorenzo Negrotto Cambiaso, a sei mani, redigevamoo la bozza per il testo del nuovo Decreto. Mentre altre e numerose iniziative a favore di questo genere di attività sorgevano in tutta Italia.

Nel frattempo il retrofit elettrico è un concetto ormai europeo. Tanto che Renault mette a punto un kit per i veicoli commerciali insieme a phoenix mobility. E lo Stato francese concede un contributo di 10.000 euro.

Anche in Italia si muovono tre ministeri. E a Luglio 2022 viene riconosciuto un bonus retrofit.

Nel frattempo, dopo essere passato al vaglio del Ministero Trasporti ed aver ricevuto un assenso anche in sede Cee, il decreto aspettava la firma del Ministro dei trasporti.

Finalmente, dopo un’ulteriore importante revisione ed un nuovo passaggio nell’albo dell’Unione Europea, questo Settembre è stato firmato, proprio negli ultimissimi giorni della legislatura un nuovo decreto attuativo che sostituisce il vecchio 219/15.

Sulla Gazzetta Ufficiale del 16 settembre, infatti, è stato pubblicato il decreto del ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili (141/2022). Introduce il Regolamento recante: “Sistema di riqualificazione elettrica dei veicoli appartenenti alle categorie internazionali L, M ed N1. Ai sensi dell’articolo 75, comma 3-bis, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285”.

Dal 1° Ottobre, seguendo le regole dettagliate contenute nel documento, sarà quindi finalmente possibile convertire all’elettrico anche tutti i veicoli delle categorie L. E non solo gli autoveicoli, come nel decreto che questo sostituisce. Ovvero tutti i veicoli sotto i 35 quintali di peso. Quelli che si possono guidare con la patente B e/o A, per intendersi.

Decine di aziende e startup si stanno muovendo in tutta Italia. Agevolate dai contributi previsti (che purtroppo però sono dedicati solo ai veicoli delle categorie M ed N1,una cosa da correggere) è probabile che molte iniziative prendano piede. E che siano messi a disposizione degli interessanti kit di conversioni per tutte le categorie dei veicoli ammesse.

Migliaia di veicoli potrebbero trovare così una nuova vita e non vernire rottamati.

Migliaia di persone si costruiranno una competenza nel settore della mobilità elettrica.

La tanto declamata sostenibilità, da tutti nominata, da pochi ricercata, da ancora meno attuata, farà un passo avanti.

Vada come vada, una piccola idea è diventata un meme e poi legge dello stato. A partire da un pugno di cittadini volenterosi e probabilmente utopisti e da un pugno altrettanto ristretto di parlamentari che ha avuto la sensibilità ed il coraggio di crederci fino in fondo.

La partecipazione dal basso, la famosa democrazia dal basso, tutto considerato, in questo caso c’è stata davvero.

Ora resta un ultimo passo: quello della trasformazione dei veicoli pesanti.

Potrebbe essere il settore, in realtà dove di più è possibile fare. Gli autobus elettrici esistono ma sono molto cari e costruiti ancora in piccola serie. I furgoni elettrici pesanti sono rari e quasi custom. I TIR elettrici sono quasi inesistenti. Vi è molto spazio per la classica capacità di innovazione della piccola impresa italiana in questo settore.

Per intanto godiamoci questo risultato. In attesa di vedere se la prossima legislatura annovererà, tra i membri delle nostre camere, qualcuno interessato a fare l’ultimissimo passo.

Pietro Cambi

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foto di copertina: MotoVeloci

Redazione

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