autore: Serse Luigetti, Progetto di Nuckeare biologico

Nucleare: una soluzione sbagliata, una sciagura per l’Italia

DIALOGO TRA UN NUCLEARISTA E UN ANTINUCLEARE. Un contributo alla riflessione di Fabio Roggiolani, cofondatore di Ecofuturo Festival.

Dice il primo: perché “sporcare” il paese di fotovoltaico, eolico, geotermia, idroelettrico, biometano, biomasse? E poi non ci basteranno mai………….

1- Oggi costruire una centrale nucleare richiede almeno 19 miliardi di euro e almeno 15 anni. Questo il conteggio della Corte dei Conti francese nel 2020 per il reattore di 3° generazione a Flamanville da 1600 MW. Tra 15 anni nel nostro paese saremo in grado di coprire il fabbisogno con le rinnovabili. Ed avremo bisogno solo di energia di equilibrio per i picchi. Inoltre, poiché una centrale nucleare può restare in esercizio non oltre 30-40 anni, lo smantellamento di una centrale ha costi pressoché incalcolabili. Ed è ancora un problema scientificamente e tecnologicamente irrisolto, al pari dello smaltimento definitivo delle scorie nucleari.

Dice il nuclearista: ma oggi ci sono i mini-reattori modulari a fissione (Small Modular Reactors, SMR) per cui potremmo costruirli rapidamente……………

2- Questi reattori non esistono! Li mettono solo nei sottomarini nucleari proprio perché è difficile replicarli su larga scala e sono ancora sperimentali. Inoltre disseminarli in giro per un paese è assai pericoloso considerato che possono fare danni immensi. NESSUNO AL MONDO è così folle da mettere centinaia o migliaia di potenziali rischi elevatissimi in giro per il paese. Qualsiasi studioso nucleare sa che la soglia di sicurezza intrinseca è superiore ai 300 MW.

Dice di nuovo il filo atomo: beh potremmo usare la fusione nucleare quando funzionerà……….

3- Certo, quando funzionerà. Solo che questa affermazione viene ripetuta da 20 anni. E sempre abbiamo risposto noi antinucleari che se ci fosse la fusione non vedo perché dovremmo essere contrari. Il problema è qui ed ora. E per ora NESSUNO AL MONDO sa dire se e quando sarà pronto un sistema di produzione a fusione nucleare. Ovviamente se un giorno arrivasse, fosse “democratica “ e avesse superato tutti gli elementi critici, sarebbe accolta. Ma ad oggi siamo ancora qui. Ovvero agli esperimenti, promettenti ma esperimenti. Per chi è interessato allo stato dell’arte della ricerca sulla fusione rimandiamo all’Appendice in fondo all’articolo.

Dice questa volta il rinnovabile. Vedi l’Italia per la sua conformazione e collocazione geografica è un paese perfetto per avere tutte le forme di energia rinnovabile. E per fare in modo che l’energia sia a disposizione di tutti, sia in forma di proprietà privata che condivisa con le comunità energetiche.

Durante tutta la prima metà del Novecento fino al 1960 eravamo, grazie all’idroelettrico, un paese pienamente rinnovabile. In seguito non ci è bastato più. Ma siamo attraversati dagli Appennini. Ed essendo la nostra una penisola in mezzo al mare possiamo avere con il vento gran parte dell’energia che ci serve.
Siamo anche un paese con una insolazione annua buona o ottima a seconda dei territori. TUTTI possono installare impianti fotovoltaici al servizio di aziende ed abitazioni. Impianti che sono ampiamente competitivi sul prezzo presente e futuro dell’energia, sia da fonti fossili cha dal nucleare. Perciò resta incomprensibile per noi non diventare il paese del sole anche elettrico.

La tecnica di produzione di Biometano da rifiuti ed agricoltura che si è sviluppata da noi grazie al CIB ed al CIC, ovvero i consorzi di riferimento dei produttori, consente di coprire almeno un quarto dell’intero fabbisogno di combustibile del nostro paese. Con veicoli ad impatto zero si può quindi completare la rivoluzione elettrica dei trasporti, evitandone l’eccessivo consumo elettrico di picco o gli eccessi di accumulatori di energia.

La Geotermia nel paese dei vulcani è una risorsa importante. Con nuove tecniche sempre meno impattanti e sicure possiamo ritornare ad essere i primi al mondo dopo esserlo stati per oltre un secolo, utilizzando quella a bassa temperatura che si può fare in ogni metro del nostro paese con grande semplicità. In abbinamento con le pompe di calore potremo ridurre, e lo stiamo già facendo, il consumo di combustibili per riscaldamento fino al 20% del totale consumato oggi.

Siamo anche il paese dell’idrogeno possibile poiché, grazie a tutte queste risorse rinnovabili, noi possiamo produrne di pulito abbattendone i costi oggi proibitivi. E potremo anche trasportarlo in tutto il paese grazie alla rete del gas metano, che è la più lunga ed efficiente del mondo intero.

Il filonucleare allora sbotta: ma allora vuoi usare il gas che inquina ed emette C02? Vuoi proteggere le fossili?

4 – Per la fase di transizione verso un modello di energie rinnovabili, idrogeno verde e biometano, la rete del gas resta un alleato fondamentale. Può consentire davvero la generazione diffusa, completando la produzione rinnovabile locale con la produzione anche del fabbisogno di picco con piccoli generatori. Oggi a metano ed in futuro ad idrogeno. Le grandi centrali a gas dovrebbero comunque eventualmente essere obbligate a recuperare interamente la C02 prodotta nel processo. Decine di migliaia di sistemi di accumulo con altrettanti piccoli cogeneratori o generatori ad alta efficienza diffusi su tutta la rete in alternativa alle grosse centrali che saranno alimentabili dalla rete, mano a mano che il fabbisogno di riscaldamento sarà coperto dalle pompe di calore. La rete elettrica perde energia lungo il tragitto dalla produzione al consumo. Più lungo è il tragitto e più perde. in bolletta paghiamo il 110,5 a fronte del 100 realmente consumato.

Da tenere a mente infatti che la Commissione UE è intenzionata a incentivare le piccole centrali a gas ad alte emissioni, quei “gas peaker” che inquinano poco perché lavorano poco, non più di 2 o 3 ore al giorno per coprire i “buchi” di produzione delle rinnovabili più meteopatiche. Una direzione da seguire visto che la bozza di tassonomia europea prevede che dal 2030 le emissioni per le grandi centrali elettriche a metano dovranno scendere sotto i 100 gr. per kWh. E per ora in Italia progetti come questi non sono ancora pronti.

Ma oltre al risparmio energetico quello che si ottiene è la democratizzazione della produzione energetica (le reti sono pubbliche). Principio questo che è anche la questione tra tutte più grave dell’eventuale ripresa nucleare. Ovvero il controllo dell’energia tornerebbe in mano ad un ristretto oligopolio di produttori come per le sette sorelle petrolifere. Mentre la generazione distribuita, decentralizzata e posta in mano a milioni di autoproduttori, farà dell’energia un bene comune. E costringerà tutti a cooperare in un nuovo modello di comunità energetica globale a beneficio di ognuno e del Pianeta.

Fabio NO NUKES Roggiolani

P.S. Una centrale “sicura” nucleare comunque raddoppia per gli abitanti nel raggio di una decina di km il fondo di esposizione alle radiazioni. Fondo che convenzionalmente, per il fatto di vivere sulla terra, che al centro ha una energia nucleare permanente, è calcolato in 100 radiazioni equivalenti alla lastra al torace. Una produzione nucleare non immette nella fase produttiva CO2 (causa “indiretta” di riscaldamento climatico). Ma contribuisce all’effetto serra per la creazione di temperature (causa “diretta” di riscaldamento climatico) non provenienti dai cicli naturali.

Le fossili immettono calore e CO2 stoccata nelle viscere della terra in milioni di anni. La fusione o fissione immette in ciclo calore come tutte le reazioni cosiddette esotermiche, sia di natura chimica, sia di natura nucleare. Emettono energia termica in atmosfera che si trovava fino ad allora conservata sotto forma di legami chimici e di legami nucleari. La combustione è reazione esotermica e cosi lo sono sia la fissione che la fusione nucleare. Piano quindi a dire che non hanno o avrebbero effetti sul riscaldamento climatico globale.

Appendice: la Fusione nucleare. A cura di Maurizio Menicucci, TGR Leonardo

Parliamo di una fusione fortemente esotermica (al punto che si sta sperimentando come disperdere almeno un quinto del calore generato per non mandare in tilt il sistema) del plasma di deuterio e trizio a una temperatura superiore ai 100 milioni di gradi Celsius.

Il prototipo del centro di Cadarache ITER -International Thermonuclear Experimental Reactor adotta un reattore deuterio-trizio toroidale Tokamak e una seria di mega magneti a superconduttori costruiti in Italia e Giappone. Tali superconduttori, destinati a far passare senza resistenza la corrente necessaria a generare gli enormi campo magnetici che devono “contenere” il plasma, sono fatti con leghe che richiedono temperature di esercizio (ca – 269 gradi Kelvin) vicine al costosissimo Zero Assoluto. Iter comincerà a scaldare il plasma nel 2025, per portarlo alla temperatura di esercizio nel 2035. dopo di che dovrà’ dimostrare per qualche decina di secondi che la reazione di fusione del sistema avviene effettivamente e produce più energia di quanta ne consumi la sua accensione.

Poi, si passerà a costruire un altro reattore dello stesso tipo, il DEMO, in UK, per verificare se la fusione può essere mantenuta e realizzare i successivi passaggi per poterla sfruttare. Ammesso che tutto fili liscio, nel 2080, avremo il primo reattore industriale a fusione nucleare calda.

ITER, tuttavia, non è l’unico progetto del genere. Ce ne sono altri. Uno in particolare, quello del Mit – Massachusetts Institute of Technology, cui partecipa anche Eni (mentre Enea contribuisce a Iter), ha fatto appena segnare una enorme novità. Ha realizzato delle leghe che superconducono la corrente a 100 gradi centigradi in più (- 170 C) delle leghe utilizzate dal reattore di Cadarache. Questa nuova tecnologia, oltre a permettere forti risparmi di energia nella fase di accensione del plasma, riduce la taglia delle bobine. E potrebbe abbreviare in modo consistente il percorso per arrivare a a sfruttare la fusione con un modello di reattore diverso da Iter. Anche se in realtà questi nuovi superconduttori hanno funzionato per ora solo su piccole scale in esperimenti da laboratorio, mentre l’impianto provenzale è ormai in fase avanzata di montaggio.

TUTTI GLI APPROFONDIMENTI DI ECQUOLOGIA SULL’ENERGIA NUCLEARE

Immagine di copertina: Serse Luigetti – “Progetto di Nuckeare biologico”

Redazione

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