Un viaggio nella memoria che ripercorre i primi 40 anni di Alcatraz, la Libera università sulle colline umbre, vicino a Gubbio, dove la famiglia Fo ha creato un’esperienza unica.

Fuga ad Alcatraz: storia di un progetto di accoglienza

Un viaggio nella memoria che ripercorre i primi 40 anni di Alcatraz. La Libera università sulle colline umbre, vicino a Gubbio, dove la famiglia Fo ha creato un’esperienza unica. Passato e presente s’incontrano nel segno dell’accoglienza. Dai primi corsi di recitazione con Jacopo, Dario e Franca e tanti artisti della scena italiana e internazionale, fino all’ultimo progetto realizzato in collaborazione con la Fondazione il Fatto Quotidiano, grazie al quale sono arrivati ad Alcatraz 26 rifugiati in fuga dall’Ucraina

Alcatraz, la Libera università fondata da Jacopo Fo esattamente quarant’anni fa, è “la prigione da cui nessuno vuole scappare”. Un paradiso di silenzio affacciato sulla valle di Santa Cristina, a Gubbio, che sfugge alle definizioni e che nei decenni si è declinato in cento modi. Per alcuni mesi, all’inizio del 2022 immediatamente dopo l’invasione dell’Ucraina da parte delle forze russe, è stata la casa di 26 rifugiati. Sono arrivati in Umbria grazie alla collaborazione tra la Fondazione il Fatto Quotidiano e la Fondazione Dario Fo e Franca Rame.

Le vite di Liza, Lena, Nina, dei loro bambini e di tutti gli altri s’incontrano con quelle di Jacopo, Dario e Franca e di moltissimi artisti che hanno popolato le stanze della libera Università. Da Paolo Rossi ad Alessandro Baricco, da Patch Adams a Miloud Oukili, l’artista che ha salvato decine di orfani dai sotterranei di Bucarest. Sono loro, insieme a Dario e Franca, a raccontare nel documentario Fuga ad Alcatraz, grazie al prezioso repertorio messo a disposizione dall’Archivio Fo-Rame, la storia di questa esperienza indefinibile e irripetibile mentre Alcatraz ospita i rifugiati ucraini, ancora sconvolti per quello che hanno visto e vissuto. “Nessuno ci aveva avvertiti. Anche se lo racconto, non si può immaginare cosa si prova quando arrivano i soldati, quando vedi un bambino morto abbandonato in un giardino. Tutto quello che in una vita intera hai fatto e sognato sparisce”, spiega Lena davanti alla telecamera.

Insieme a Mattea Fo, figlia di Jacopo e presidente della Fondazione che porta il nome dei suoi nonni, e a suo marito Stefano Bertea, ci sono i volontari di tutta la valle che raccontano la storia di un’accoglienza bellissima e complicata. Ci sono i rifugiati che ripercorrono le tappe di un viaggio di paura e incredulità fino al porto sicuro delle valli umbre. E ci sono Jacopo Fo e Gad Lerner che ricordano insieme la loro giovinezza di militanza politica e l’arrivo di Jacopo a Santa Cristina.

Fuga ad Alcatraz è nato grazie a un’idea di Cinzia Monteverdi. È stato curato amorevolmente da Silvia Truzzi e Marta Cosentino. Con le immagini di Francesco Medosi che ha fatto le riprese ad Alcatraz, e Francesca Tosarelli che ha fatto le riprese in Ucraina. Il montaggio è stato fatto da Sara Groppi. Le musiche sono di Saro Cosentino. La voce narrante è di Valentina Carnelutti. La traduzione delle interviste è a cura di Talia Asher, che ha seguito non solo la realizzazione del documentario, ma è stata anche nostra preziosa volontaria durante il progetto di accoglienza. La produzione è di TvLoft con la Fondazione il Fatto Quotidiano e Fondazione Dario Fo e Franca Rame .

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Oggi, che questo progetto si è concluso, siamo felici di aver regalato un po’ di serenità a tutte le famiglie che sono passate di qua. 26 persone che abbiamo conosciuto e che rimarranno nei nostri cuori, ora che ognuno ha ripreso la sua strada.

Oggi, che questo progetto si è concluso, ci teniamo a ringraziare tutte le persone che ci hanno aiutato. I volontari che hanno regalato il loro tempo, i loro sorrisi, la loro voglia di fare, a questo progetto di accoglienza; tutte le persone che hanno deciso di accordarci la loro fiducia donando vestiti e generi di prima necessità o partecipando alla raccolta fondi.

Grazie! Restate connessi, perché non ci fermiamo! Lo sapete, stare fermi non è nel nostro DNA.

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Redazione

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