La terza copertura, la cella. Roma, 23 marzo 2018. ANSA/SOGIN

Deposito nucleare nazionale: pubblicata la carta delle aree potenzialmente idonee

In questi giorni è giunto il via libera da parte della Sogin,  la società di Stato incaricata del decommissioning degli impianti nucleari e della messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi, con il nulla osta del ministero dello Sviluppo e del ministero dell’Ambiente, per la pubblicazione della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (CNAPI), inserita nel progetto preliminare e dei documenti correlati alla costruzione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi che consentirà di conservare in modalità definitiva i rifiuti radioattivi nazionali a bassa e media attività.

Si tratta di 67 siti potenzialmente idonei, con connotazioni diverse e diversi gradi di priorità in funzione delle diverse caratteristiche degli stessi, per ospitare il deposito nazionale di rifiuti radioattivi. I siti sono distribuiti in sette regioni: Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Sardegna e Sicilia. La Tavola generale allegata alla Cnapi da indicazione dei singoli Comuni interessati nelle sette regioni.


Il via libera alla Carta, fa partire la fase di consultazione dei documenti per la durata di due mesi, all’esito della quale si terrà, nell’arco dei quattro mesi successivi il seminario nazionale, che costituirà “l’avvio del dibattito pubblico vero e proprio – spiega il ministero dell’Ambiente – che vedrà la partecipazione di enti locali, associazioni di categoria, sindacati, università ed enti di ricerca, durante il quale saranno approfonditi tutti gli aspetti, inclusi i possibili benefici economici e di sviluppo territoriale connessi alla realizzazione delle opere“.

Nello specifico, il deposito nazionale e il Parco tecnologico verranno costruiti in un’area di circa 150 ettari, dei quali 110 dedicati al deposito e 40 al Parco, come ha spiegato il ministero dell’Ambiente Sergio Costa.

La configurazione del deposito sarà del tipo “a matrioska”, con all’interno “90 costruzioni in calcestruzzo armato, dette celle”, nelle quali “verranno collocati grandi contenitori in calcestruzzo speciale, i moduli, che racchiuderanno a loro volta i contenitori metallici con all’interno i rifiuti radioattivi già condizionati“. Saranno complessivamente “circa 78mila metri cubi di rifiuti a bassa e media attività” a essere ospitati.

Si tratterà di un investimento complessivo di circa 900 milioni di euro con una stima di oltre 4.000 posti di lavoro all’anno per 4 anni di cantiere, dei quali 2000 diretti tra interni ed esterni, 1200 indiretti e 1000 indotti. 

A fronte della pubblicazione molte le reazioni di governatori regionali e sindaci, con il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa che dice “Basta polemiche, è un atto che il Paese aspetta da tempo. Da troppi anni i rifiuti radioattivi sono stipati in siti provvisori’.

La Redazione di Ecquologia

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