DL Ministeri, respinti emendamenti su sussidi dannosi e Mibact nel Cite

No all’abolizione dei sussidi ambientalmente dannosi entro il 2030 e all’inclusione nel nuovo Comitato per la transizione ecologica (Cite) del ministero dei Beni culturali: è quanto ha stabilito l’Assemblea della Camera, respingendo due emendamenti al decreto Ministeri presentati dall’onorevole Rossella Muroni

In particolare l’Aula di Montecitorio ha bocciato l’emendamento 4.2, secondo cui il “Cite adotta entro sei mesi” dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto Ministeri, “il piano per la progressiva abolizione, entro e non oltre il 31 dicembre 2030, dei sussidi ambientalmente dannosi”. Sul punto, Muroni ha ricordato che si tratta di “19 miliardi che ogni anno il nostro Paese dà, come fonte diretta o come sgravi fiscali, a quelle attività altamente inquinanti. Passano i Governi, passano le legislature – ha aggiunto – e noi quei soldi continuiamo a spenderli, soldi dei cittadini e delle cittadine, che invece dovrebbero essere allocati per favorire la transizione ecologica”.

Rossella Muroni, FACCIAMO ECO FEDERAZIONE DEI VERDI

Un giudizio negativo è stato espresso anche sull’emendamento 4.3, finalizzato ai coinvolgere nel Cite il ministero dei Beni culturali. “Mi è molto chiaro – ha spiegato Muroni – che il Cite non può avere dentro tutti i ministeri, semplicemente perché si trasformerebbe in un Consiglio dei Ministri, rendendo, di fatto, poco efficace la sua azione”. Non si tratta, ha aggiunto, di difendere i poteri di ogni singolo Ministero ma di chiamarli alla corresponsabilità rispetto a quello che noi vogliamo che il Cite costruisca, cioè un vero piano di transizione ecologica per il nostro Paese”. Muroni ha quindi posto l’accento sulle procedure di autorizzazione degli impianti per la produzione di energia rinnovabile, che spesso “si scontrano con i temi del paesaggio e della salvaguardia dei beni culturali. In particolare, le sovrintendenze, spesso, sono gli organi che bloccano sul territorio questo tipo di impianti”. Per questo, ha concluso, “credo sia assolutamente importante chiamare il ministero dei Beni culturali alla corresponsabilità di scrivere un piano che, poi, abbia la possibilità di essere applicato sul territorio italiano”. La proposta, tuttavia, è stata bocciata dalla maggioranza della Camera, facendo presagire un giudizio negativo anche sugli emendamenti identici 4.6 (Pd) e 4.17 (M5S) che vanno nella stessa direzione. L’esame del decreto ministeri è infatti ripreso questa mattina, proseguendo nei prossimi giorni nel caso in cui non si riuscissero a chiudere le votazioni entro stasera.

Foto copertina, Autore: MAURIZIO BRAMBATTI, Ringraziamenti: BT

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Redazione

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