Cernobyl mai più! a 35 anni dall’incubo nucleare

Il disastro di Černobyl’ è un incidente nucleare avvenuto la notte del 26 aprile 1986 alle ore 1:23:45 presso la locale centrale nucleare nell’allora Repubblica Socialista Sovietica Ucraina. Al 2021 è il più grave incidente della storia del nucleare civile e l’unico, insieme a quello di Fukushima del 2011, a essere classificato con il settimo livello, il massimo, della scala di catastroficità INES.

Trentacinque anni dopo presenta ancora sfide che le autorità non sanno come affrontare. Una tecnologia per trattare il combustibile radioattivo rimasto nel reattore, infatti, non esiste ancora. Nel 2016, per guadagnare tempo utile ad inventare nuovi approcci, è stato aggiunto un nuovo sarcofago. Intanto, mentre gli scienziati sono ancora occupati a studiare le conseguenze del disastro di Cernobyl, i governi e le aziende stanno gettando le basi per nuovi incidenti nucleari: è ora di dire basta!

Cernobyl è ancora un pericolo (aggravato dai cambiamenti climatici)

Circa cinque milioni di persone in Ucraina, Bielorussia e Russia vivono ancora in territori ufficialmente riconosciuti come contaminati. Le persone che vivono qui sono esposte costantemente a nuove radiazioni, come già documentato a suo tempo da una ricerca congiunta prodotta da Greenpeace e da un gruppo di scienziati ucraini. I metodi per bonificare le aree contaminate o non esistono, o – laddove ci sono tecnologie utilizzabili – gli stati non hanno risorse per impiegarle.

Nel frattempo, Cernobyl di tanto in tanto ci ricorda che è ancora qui e che c’è ancora pericolo. E con il cambiamento climatico questo pericolo non fa che crescere. L’anno scorso, ad esempio, enormi incendi boschivi hanno colpito la zona di esclusione. E non era la prima volta: in 35 anni è successo più di 1.500 volte che incendi colpissero questa zona. Ma l’insolita siccità causata dalla crisi del clima ha causato il più grande incendio da quando la zona di esclusione è stata istituita, incendio che ha colpito un terzo dell’area.

I roghi sono arrivati a circa un chilometro dal sarcofago appena costruito e le fiamme si sono estese per decine di chilometri verso la capitale ucraina Kiev, alimentando il timore che le particelle di fumo potessero aumentare i livelli di radiazione in città. Questo, fortunatamente, non è accaduto. Le radiazioni al di fuori della zona di esclusione sono rimaste ad un livello basso, ma i vigili del fuoco hanno dovuto lavorare nelle aree più contaminate della zona dove, secondo la stampa, i livelli della radioattività ha superato il livello di fondo di 16 volte.

I rischi legati agli incendi nell’area di Cernobyl

Purtroppo si hanno ancora pochissime informazioni sui rischi ambientali radiologici degli incendi in aree contaminate radioattivamente. Ma il problema riguarda soprattutto l’esposizione dei vigili del fuoco, per i quali il pericolo è più alto e dipende dall’assunzione e all’entrata di radionuclidi nei polmoni. I vigili del fuoco dovrebbero ricevere informazioni complete sui rischi da radiazioni prima di andare nelle zone contaminate. Ma l’ultimo studio su questo tema è stato fatto 20 anni fa e da allora le condizioni naturali sono cambiate. La crisi climatica sta causando siccità più frequenti, gli ecosistemi sono cambiati e ogni incendio ha avuto un impatto sull’ambiente locale. Per questo, Greenpeace supporterà il lavoro dell’UIAR (Istituto di ricerca ucraino di radiologia agricola) per stimare l’esposizione dei vigili del fuoco alle radiazioni ed elaborare raccomandazioni per minimizzare il rischio.

E’ il momento di finirla di creare le condizioni per nuovi disastri

I rischi affrontati dai vigili del fuoco sono solo uno dei pericoli causati dal disastro nucleare di 35 anni fa che deve ancora essere affrontato. E chissà quante altre cose gli scienziati scopriranno in futuro.

Anche i paesi che sono sopravvissuti agli orrori di questo disastro sul loro suolo continuano ad aggrapparsi tenacemente al nucleare. Una nuova centrale nucleare è in costruzione proprio ora in Bielorussia. La Russia non solo continua a costruire centrali nucleari, ma ha inaugurato una centrale nucleare galleggiante, la ‘Akademik Lomonosov’ gestita da Rosatom che è stata subito soprannominata una ‘Chernobyl galleggiante’. Più di 30 paesi nel mondo hanno ancora in funzione centrali nucleari.

Ciò di cui il mondo ha oggi veramente bisogno è che i governi e le aziende smettano di continuare a generare nuovi rischi nucleari quando non siamo ancora in grado di far fronte a quelli esistenti. L’unico modo per farlo è eliminare gradualmente l’energia nucleare e passare alle energie rinnovabili al più presto possibile. Le tecnologie per farlo ci sono.

fonte articolo Greenpeace

Redazione

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