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Cannabis light: che confusione con il nuovo decreto!

Cannabis light: se ne torna a parlare dopo il via libera a un decreto interministeriale. Decreto che definisce l’elenco delle specie di piante officinali coltivate nonché criteri di raccolta e prima trasformazione delle specie di piante officinali spontanee. Un testo che sembra preoccupare i produttori. Ma secondo alcuni le conseguenze saranno meno gravi di quelle paventate. L’analisi di Sky tg24

Negli ultimi giorni si è tornato a parlare di cannabis per almeno due ragioni. La prima è che la Corte di Cassazione ha giudicato valide le firme raccolte per organizzare un referendum sulla cannabis legale. E sulla cui ammissibilità si deve ora esprimere la Corte Costituzionale (la decisione è attesa per il 15 febbraio). La seconda è che è stato adottato un testo che potrebbe avere conseguenze per il settore della cosiddetta “cannabis light”.

Il referendum mira, tra le altre cose, a eliminare la pena detentiva per qualsiasi condotta illecita relativa alla cannabis. Con eccezione dell’associazione finalizzata al traffico illecito. I suoi promotori hanno definito la validazione delle firme un passo in avanti, fatto a fronte di un altro passo indietro. La delusione nasce infatti dal sopracitato decreto interministeriale. Un testo che ha causato l’allarme dei produttori. “Ci hanno resi illegali, rischiamo di essere considerati spacciatori e di chiudere tutto”, ha detto a Open Luca Fiorentino di Cannabidiol Distribution.

I timori, che alcuni giudicano esagerati, sono dovuti al punto 4 del decreto. Come fanno notare Marco Perduca, presidente del Comitato promotore del Referendum Cannabis Legale, e Leonardo Fiorentini, membro di Forum Droghe. “Il testo fa sottostare la coltivazione delle piante di Cannabis ai fini della produzione di foglie e infiorescenze o di sostanze attive a uso medicinale al Testo Unico sugli stupefacenti”. Il tutto “a prescindere che vi siano o meno sostanze psicoattive al di sopra dei limiti della legge sulla filiera agroindustriale della canapa del 2016”. In virtù di questa interpretazione, “tutti i coltivatori e i rivenditori di infiorescenze di ‘cannabis light’ sarebbero passibili delle sanzioni derivanti dall’apparato penale del DPR 309/90 che ne vieta la coltivazione senza un’autorizzazione da parte del ministero della Salute”.

La nota di Perduca e Fiorentini

Il deputato Riccardo Magi ha detto che il decreto “non modifica la legge ma la interpreta, la specifica, approfittando della zona grigia, del fatto che nulla si diceva di questi usi”. Ciò nonostante, è un “passo indietro”. Perché “anziché chiarire per via normativa la possibilità di produrre cannabis a basso contenuto di Thc, dando certezza a un intero settore, si giunge al risultato opposto. Ovvero di mettere di fatto fuori legge tremila imprese e a rischio oltre diecimila posti di lavoro”.

Di confusione ha parlato anche Antonella Soldo di Meglio Legale, una campagna che mira alla legalizzazione della cannabis e alla decriminalizzazione dell’uso delle altre sostanze. Secondo lei, il testo “crea un precedente pericoloso e rischia di autorizzare carabinieri e procure a intervenire come vogliono sulla cannabis light”.

Questo aspetto è stato evidenziato anche da Carlo Alberto Zaina, un avvocato esperto nella disciplina delle sostanze stupefacenti. In un lungo post pubblicato su Facebook, il legale ha sottolineato che il testo è innanzitutto un atto amministrativo che non ha forza di legge. E “non può avere ad oggetto incriminazioni penali, stante la riserva assoluta di legge che vige in detta materia”. “L’unica conseguenza indubbiamente sfavorevole consisterà nella circostanza che le forze dell’ordine ed una cospicua parte della magistratura inquirente si farà forte di utilizzare questo D.M. per procedere a nuovi sequestri e nuove iniziative giudiziarie. Inziative che sino ad oggi – salvo rarissimi esiti negativi, tuttora sub-judice – si sono concluse sempre a favore degli imputati.

Zaina conclude parlando di “amarezza per un approccio inaccettabile”. Uno stato d’animo condiviso anche da Perduca e Fiorentini, che sottolineano come “questo gravissimo riportare l’orologio indietro” avvenga a pochi giorni dalla prima riunione di un tavolo tecnico tra ministero della Salute e associazioni di pazienti cannabis, organizzato dal sottosegretario alla Salute Andrea Costa per ascoltare le esigenze di approvvigionamento quantitativo e qualitativo.

La riflessione dell’attore Luca Bizzarri

Questa è un’autodenuncia.
Leggo su molti organi di informazione che la Conferenza Stato-Regioni ha varato un decreto che potrebbe rendere illegale la pianta che ho in mano. Si tratta di Cannabis light, una pianta che ha lo stesso effetto drogante della camomilla. L’ho comprata regolarmente, mi è stato fatto uno scontrino, ho pagato con la carta. In casa ne ho moltissima. Mi è stata regalata da alcune aziende italiane che la producono nella più assoluta legalità, sottostando a regole severissime, dando lavoro a decine di migliaia di persone. Persone che, come me, presto potrebbero diventare dei delinquenti.

Chiedo allo Stato, alle forze dell’ordine, cosa devo fare. Costituirmi? Chiedo allo Stato che reato avrei commesso acquistando una pianta secca non dannosa per la mia salute? Un prodotto che non dà nessun tipo di dipendenza. Al contrario di molti farmaci regolarmente venduti in farmacia, dei quali in questo periodo di pandemia si riscontra un uso pericoloso. Una sostanza meno pericolosa dell’alcol, il cui abuso crea malattie e morti. Chiedo allo Stato perché si possa liberamente comprare e vendere l’uva, ben più pericolosa della sostanza che ho tra le dita. Questo chiedo, aspettando di diventare un delinquente, aspettando di veder chiudere centinaia di aziende agricole. Ed aspettando di veder vincere gli interessi di chi con le sostanze droganti, quelle vere, ci campa e ci fa campare.

cannabis light Luca Bizzarri

Cos’è la cannabis light

E’ il nome generico con cui ci si riferisce comunemente alle varietà di Cannabis con quantità del principio attivo delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) bassa o insignificante. Contiene invece il metabolita cannabidiolo (CBD), che ha un effetto rilassante. Per questo motivo, la cannabis light è considerata legale in alcuni Stati in cui invece la cannabis normale è illegale. In Italia la soglia di THC per essere definita light è: < 0,2% (per effetto della legge 2 dicembre 2016, n. 242). Vedi anche l’approfondimento Coltivazione di canapa ad uso industriale e Cannabis light.

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