Mini guida ai principali biocarburanti di seconda generazione

Una breve e sempice guida ai biocarburanti di seconda generazione più diffusi a cura di ENEA.


Il gasolio sintetico da biomassa (FT-liquids), il dimetil-etere (DME), il bio-metanolo e le miscele di alcoli ed altri composti organici ossigenati ottenuti via gassificazione e sintesi catalitica, genericamente indicati come BTL (Biomass to liquids) fuels. Nel primo caso, la produzione del biocarburante viene effettuata con processi analoghi alla sintesi di Fischer-Tropsch, già utilizzati per la produzione di carburanti sintetici da carbone, e la tecnologia è ormai allo stadio di impianto dimostrativo pre-commerciale (il primo impianto di questo tipo, della Società tedesca Choren AG, è stato inaugurato a Freiberg dal Cancelliere Angela Merkel il 17 aprile 2008). Gli altri processi sono attualmente oggetto di sperimentazione a livello di laboratorio o impianti di piccola scala;

Il biodiesel di nuova generazione, meglio noto come hydrodiesel o greendiesel, ottenuto per idrogenazione catalitica di oli e grassi vegetali e animali, anche con caratteristiche chimico-fisiche tali da renderli inadatti alla produzione di biodiesel convenzionale, o da processi di pirolisi rapida (liquefazione ad alta temperatura in difetto o assenza di ossigeno) di biomasse lignocellulosiche e successivo “reforming” del liquido ottenuto (il cosiddetto bio-olio). Nel caso specifico della prima tecnologia, sviluppata da alcune compagnie petrolifere (tra cui l’italiana ENI), è più corretto parlare di un biocarburante “ibrido” fra la prima e la seconda generazione, considerando che si tratta di un prodotto per il quale sono già in fase di avvio della produzione o in fase avanzata di realizzazione alcuni impianti industriali di grandi dimensioni. La tecnologia della pirolisi è invece ancora in fase sperimentale;

L’etanolo ottenuto da processi biotecnologici di idrolisi enzimatica di materiali lignocellulosici e successiva (o contemporanea) fermentazione degli zuccheri provenienti dalle componenti cellulosa ed emicellulose, oggetto di ricerca e sperimentazione, fino alla realizzazione di impianti dimostrativi, già dalla seconda metà degli anni ’70. Questa tecnologia è attualmente al centro di un rinnovato interesse da parte della comunità scientifica internazionale e di alcuni grandi produttori industriali del settore chimico-energetico fra cui, in Italia, il Gruppo Mossi & Ghisolfi, che ha intenzione di avviare entro il 2010 la costruzione del primo impianto europeo per la produzione di etanolo da cellulosa;

biocombustibili (biolio e biodiesel) ottenuti a partire dall’olio prodotto e accumulato da colture di microalghe, oggetto di numerose attività di ricerca sperimentale, ma ancora lontani da possibili applicazioni industriali in quanto, per ottenere produzioni significative, le estensioni ed i volumi di tali coltivazioni devono raggiungere valori ragguardevoli, dell’ordine minimo di svariati ettari, e quindi tali da porre, oltre ai problemi di natura tecnologica e di bilanci energetici ed economici, anche una serie di pressioni sull’ambiente ospitante le coltivazioni e su quello circostante.

FONTE | ENEA Online

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