Spreco alimentare ed imballaggi: nuovo supermercato con soli prodotti sfusi a Berlino

Un tema di grandissima attualità quello dello spreco alimentare, proprio perché fortemente radicati negli stili di vita sempre più insostenibili indotti dalla società dei consumi, oggi palesemente in crisi dalle profonde connotazioni sistemiche e di modello di sviluppo. Molte le esperienza che nel mondo stanno nascendo, legate alla economia circolare ed alla riduzione integrata e preventiva dello spreco.

 

Una decisamente originale è quella che ci arriva dalla capitale tedesca Berlino, dove è nato un supermercato molto particolare. Quale migliore location di un supermercato, simbolo assoluto dei modelli consumistici di questi ultimi decenni per dare vita alla virtuosa esperienza di “Original Unverpackt”, questo il nome della nuova struttura berlinese, dove gli alimenti vengono venduti esclusivamente sfusi, senza alcun tipo di imballo. I clienti, evocando i miei ricordi di bambino dei primi anni ’60, quando la “massaia” di casa, mamma e nonna, si recavano al negozio di paese con la mitica “sporta” (borsa per contenere gli alimenti), si portano direttamente da casa proprie buste o contenitori, prendendo e pagando solo ed esclusivamente il bene alimento, nella quantità strettamente necessaria.

Evidente nella nuova struttura anche la provenienza dei prodotti, non di grandi marche, ma esclusivamente alimenti di provenienza regionale e con grande prevalenza di alimenti da agricoltura biologica. Bella anche la genesi della nuova struttura, fondata da Sara Wolf e Milena Glimbovski, che l’hanno realizzata attraverso una raccolta fondi, realizzata anche sull’onda del crescente interesse e della domanda di prodotti e servizi legati alla sostenibilità ed alla economia circolare.

Una iniziativa dalle profonde connotazioni etiche ed ecologiche, capaci di coniugare la mitigazione degli impatti ecologico ambientali, con aspetti essenziali di educazioni alimentare e di stili di vita orientati alla salubrità anche dal momento che tutto ciò che è sfuso non è prodotto da grandi industrie e non a lunga conservazione, senza il ricorso alla chimica addizionale per la conservazione del prodotto.

Un nuovo modo di fare la spesa dai profondi connotati di riscoperta del nostro passato, legato alla sobrietà, al necessario ed al rispetto dell’ambiente, dove, attraverso la presenza dei dispenser è possibile scegliere la giusta quantità di prodotto senza lasciarsi influenzare dal packaging e dai nomi dei grandi marchi, privilegiando invece la qualità ed evitando preventivamente sprechi di cibo. Il non utilizzo di confezioni permette nel contempo di ridurre il numero di imballaggi, difficili da riciclare, riducendo i costi per il prodotto e risparmiando materie prime oltre a risorse fondamentali come acqua ed energia, necessarie per la loro produzione.

Un tema che avevo affrontato circa due anni fa parlando di uno studio pubblicato dalla FAO (Food & Agriculture Organization delle Nazioni Unite), il “Food Wastage Footprint” nel post “Fao: gli sprechi alimentari un danno per clima, suolo e biodiversità“, che approfondiva proprio l’impatto dello spreco alimentare nelle sue diverse declinazioni su clima, suolo, acqua e biodiversità, stima che l’impronta ecologica globale dei rifiuti alimentari sarebbe pari a 3,3 miliardi di tonnellate equivalenti di CO2.

Decisamente una esperienza che incrementa gli impulsi in un settore fondamentale come quello della vendita al dettaglio, per una gamma significativa di prodotti, contribuendo alla riscoperta di un modo di fare la spesa che potrà diffondersi in tutto il mondo, anche se ancora lunghissimo e faticoso si presenta questo comunque entusiasmante percorso verso il recupero della sostenibilità perduta, con un consumatore finalmente sempre più attento a ciò che acquista in termini di qualità e di tracciabilità sulla provenienza dei prodotti, prediligendo sempre più l’acquisto di prodotti locali non trattati, piuttosto che cibi di matrice industriale. Una doppia valenza che ne va della nostra salute e di quella del nostro sempre più stressato pianeta da tramandare alle generazioni future, sottoposto ogni giorno al fuoco incrociato di pesticidi, erbicidi, materie plastiche, con un sostanziale riequilibrio nella gestione dei rifiuti, ancora pericolosamente sbilanciata verso tecniche di trattamento come discariche ed incenerimento, e con il grande sollievo delle tre matrici fondamentali della nostra vita come aria, acqua e suolo.

Sauro Secci

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