Olio di palma e soia: stop dal 2023

Martedì 27 ottobre, in aula al Senato, è stata vinta un’altra battaglia per la fine dei sussidi all’olio di palma per gli usi energetici (biodiesel e elettricità). “A partire dal 1 gennaio 2023” l’olio di palma, di soia e loro derivati, solo esclusi dal conteggio delle energie rinnovabili e dai sussidi di mercato oggi previsti dalla legge: si tratta di quasi un miliardo di euro all’anno pagato dalle famiglie italiane ad ogni pieno di carburante e su ogni bolletta elettrica (stime Legambiente fondate sui report GSE).

Grazie alle senatrici, ai senatori e agli onorevoli del “gruppo Stop PalmOil”!

Articolo del magazine http://www.viviconstile.org/

Il gruppo informale di senatori “stop palmoil” (Loredana De Petris, Monica Cirinnà, Paola Nugnes, Maurizio Buccarella, Sandro Ruotolo, Elena Fattori) appartenente a diversi gruppi politici ha convinto maggioranza e governo a votare l’emendamento alla proposta di “Legge di delegazione europea” che accelera la fine degli usi energetici dei due oli alimentari (palma e soia), causa primaria di deforestazione nel mondo (Indonesia e Brasile): l’Europa, nella nuova direttiva sulle energie rinnovabili impone la fine prima del 2030, ma gli stati membri possono anticiparla. La Francia è stata la prima (dal 1 gennaio 2020), la Norvegia la seconda (2021), l’Italia – se la proposta dovesse passare anche alla Camera dei deputati nelle prossime settimane – appunto nel 2023.

Alla Camera dei deputati già è pronta la pattuglia “stop palmoil” con la promotrice, l”ambientalista onorevole Rossella Muroni, che dichiara: “L’approvazione dell’emendamento, che esclude dal primo gennaio 2023 l’olio di palma e di soia dalle energie rinnovabili, è una buona notizia per l’ambiente per il clima, gli oranghi, la biodiversità del Borneo e i contadini sfruttati indonesiani, per la quale ringrazio i colleghi che al Senato hanno sposato questa battaglia. Alla Camera proveremo ad anticipare questo cambiamento a partire dal 2021”.

Sui tempi la battaglia della fine dei sussidi all’olio di palma è da tempo aperta: Legambiente (e oltre 60 mila firme www.change.org/unpienodipalle) chiede da un anno di cessare i sussidi al 1 gennaio 2021, L’Eni – dopo essere stata condannata dall’Autorità (AGCM)a gennaio 2020 – ha promesso di eliminare l’olio di palma dal proprio biodiesel “Enidiesel+” entro il 2023. Il 2023 sembra essere diventata quindi la “via italiana”, la mediazione possibile interessi di petrolieri e lobbisti indonesiano della palma e lotta alla deforestazione e alle emissioni climalteranti. 

Una mediazione che soddisfa solo in parte Legambiente: “ a spese dei cittadini, sovvenzioniamo ancora per altri 2 anni la combustione di olio di palma e di soia che, alla luce delle ricerche commissionate dalla stessa Commissione Europea, comporta l’emissioni di CO2 doppie o triple del gasolio fossile. Ecco perché è sbagliato usare e sovvenzionare l’uso di alimenti per produrre energia, specie se prodotti in piantagioni che hanno sostituito foreste e torbiere nel mondo.”

“Un altro passo in avanti per salvare dalla devastazione i grandi polmoni verdi della terra: in Aula è stato approvato il nostro emendamento – dichiara la senatrice Loredana De Petris, presidente del gruppo Misto – volto ad escludere, dal 1° gennaio 2023, dagli obblighi di miscelazione al combustibile diesel e dalla produzione elettrica rinnovabile, così come dal relativo conteggio delle fonti rinnovabili e dai sussidi di mercato (CIC, ex CV o TO), l’OLIO DI PALMA, fasci di frutti di OLIO DI PALMA vuoti, acidi grassi derivanti dal trattamento dei frutti di palma da olio (PFAD) e, ancora, l’olio di soia e acidi grassi derivanti dal trattamento della soia di importazione”. Il provvedimento si inserisce nella parte relativa ai criteri di recepimento della nuova direttiva 2018/2001 sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili valida nei prossimi dieci anni.

“In realtà – precisa la sen. De Petris – noi avevamo chiesto lo stop dei sussidi all’olio di palma nei biocarburanti e biocombustibili già dal primo gennaio del 2021, perché il continuo incremento dei consumi mondiali di olio di palma a fini energetici, ha avuto effetti devastanti in termini di deforestazioni equatoriali, di sterminio delle popolazioni indigene e degli oranghi del Borneo, peggiorando anche la situazione climatica”.

Redazione

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