Depurazione, senza colmare il gap per l’Italia multe da 700mila euro al giorno

depurazione acqua italia europaMigliorare la qualità delle acque restituite all’ambiente è doveroso considerato che il 30% dei cittadini italiani scarica ancora i propri reflui fognari senza alcun trattamento e che sul nostro Paese incombe una condanna ricevuta dalla Corte di Giustizia Europea.

 

Per scongiurare le multe milionarie che arriveranno dalla Commissione Ue tra poco più di un anno, è necessario quel cambio di marcia che per ora non c’è stato. «Le nostre aziende, in tutto il Paese, hanno già progetti cantierabili e sarebbero in grado di collaborare con le istituzioni per attivare i fondi UE, senza il timore di incorrere nell’accusa di aiuti di Stato, ma semplicemente valorizzando la capacità progettuale- ha dichiarato il direttore generale di Federutility Massimiliano Bianco- Insieme, il Ministero dell’Ambiente e il Ministero per le Infrastrutture potrebbero mettere la parola fine al rischio di multe da 700 mila euro al giorno che sta per colpire moltissimi Comuni italiani».

Federutility ha richiamato l’attenzione di decisori politici e opinione pubblica sul tema della qualità ambientale e della salvaguardia di fiumi, laghi e mari. I reflui delle nostre città, infatti, non vengono adeguatamente trattati, così come invece previsto dalla normativa europea e nazionale.

L’Italia l’anno scorso è stata condannata dai Giudici europei, che hanno elencato i comuni fuori legge (oltre 100); tra questi, note mete turistiche come Rapallo e Santa Margherita Ligure (GE), Capri e Ischia (NA), Porto Cesareo (LE), Messina e Giardini Naxos. «È evidente a tutti l’impatto che tale arretratezza nei servizi idrici produce sul tessuto dei territori. Al danno ambientale – ha continuato Bianco – si aggiunge quello economico, con multe che potranno arrivare fino a 714.240 euro per ogni giorno di ritardo; una somma forfettaria, pari ad un minimo di 9 milioni; la sospensione dei fondi Ue fino all’adeguamento alla Direttiva (pari a circa 30 mld fino al 2015)».

Per raggiungere gli obiettivi di qualità previsti dall’Europa per le acque, è necessaria anche una diversa gestione di ecosistemi e territorio, ma intanto va eliminata la criticità riguardante il sistema depurativo facendo ripartire gli investimenti che porterebbero anche posti di lavoro. Nel solo comparto fognario – depurativo (estensione rete fognaria e potenziamento e/o costruzione di impianti di depurazione) sono previsti investimenti per oltre 30 mld.

Federutility, che ha calcolato in un 10% la copertura del finanziamento statale ai servizi idrici, auspica un maggior impiego dei fondi Ue negli investimenti infrastrutturali per ammodernare il sistema idrico nazionale: «non solo interventi di rifacimento delle reti idriche per recuperare le note “perdite di rete”, ma investimenti in fognatura e depurazione per salvaguardare il patrimonio ambientale e rilanciare così anche l’economia dei territori a più forte vocazione turistica. Gli investimenti nel comparto potrebbero avere un effetto occupazionale stimabile tra 150-200 mila addetti», ha concluso Federutulity.


FONTE | Greenreport

 

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Oggi la giustizia russa ha accusato di teppismo/vandalismo (o meglio di hooliganismo, nemmeno fossero ultras della Dinamo Mosca)  26 membri dell’equipaggio su 30 della nave di Greenpeace  Arctic Sunrise. Lo ha confermato a Ria Novosti Mikhail Kreindlin, l’avocato russo messo a disposizione dei suoi attivisti da Greenpeace.  Ieri anche all’attivista italiano Cristian D’Alessandro è stata formalizzata l’accusa di vandalismo.

«Le accuse sono state portate contro altre 9 persone , portando a 26 il numero dei membri dell’equipaggio incolpati di questo delitto», ha spiegato Kreindlin, sottolineando che l’accusa non ha ritirato ancora le accuse di pirateria che pesano  sui militanti ambientalisti, arrestati il 18 settembre dalla Guardia costiera di frontiera russa mentre tentavano di scalare una piattaforma petrolifera di Gazprom nel Mar della Pecora.

Secondo il Comitato d’inchiesta russo il comportamento dei militanti di Greenpeace ha messo in pericolo la vita di chi lavorava sulla piattaforma Gazprom. Vladimir Tchuprov, direttore del programma Artico di Greenpeace Russia, ha risposto che «Le azioni dei militanti di Greenpeace nel Mar di Pecora non possono costituire una minaccia per la vita delle persone che lavorano sulla piattaforma petrolifera Prirazlomnaia. Questa accusa che era stata formulata all’inizio. E’ evidente che le azioni dei militanti ecologisti non possono né perturbare il funzionamento della piattaforma, né costituire una minaccia per la vita del suo personale. Essendo Greenpeace un’organizzazione non violenta, i suoi militanti sono i soli a rischiare la loro salute e la loro vita durante azioni come quella. I militanti di Greenpeace seguono una formazione specializzata prima di prendere parte a manifestazioni di questo genere. Apprendono a comportarsi senza ricorrere alla violenza, ad escludere ogni minaccia ed ad evitare i rischi per gli altri. Questo è il primo principio applicato da Greenpeace durante le sue azioni. L’esperienza dimostra che I militanti ecologisti sono I soli ad esporsi al pericolo. Le operazioni di Greenpeace non hanno mai fatto una sola vittima nel mondo. Le forze dell’ordine non possono non saperlo».

Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, sottolinea che «Le autorità russe hanno formalizzato l’accusa di vandalismo, senza ancora far decadere quella di pirateria come annunciato, ma la sostanza non cambia: la detenzione dell’equipaggio di Greenpeace e dei giornalisti e il sequestro della nave è del tutto illegittimo. Se l’accusa di pirateria si è rivelata inconsistente, quella di vandalismo oltre ad essere ugualmente assurda, mai comunque avrebbe dato il diritto di abbordare la nave di Greenpeace in acque internazionali».

Intanto l’Olanda ha deciso di portare il caso Russia-Greenpeace davanti al Tribunale internazionale del diritto del mare (Itlos), previsto dalla Convenzione Onu sul Diritto del Mare (Unclos) e la prima udienza è fissata ad Amburgo per il 6 novembre. La Russia, pur avendo sottoscritto l’Unclos, ha detto che non parteciperà al processo e non accetterà le decisioni del Tribunale.

Greenpeace fa notare che «Se la Russia dovesse davvero rifiutare la decisione del Tribunale, il risultato sarebbe una crisi generale del Diritto Internazionale ben oltre i limiti della questione tra Russia e Olanda. Il principio della libera navigazione in acque internazionali, che è alla base del diritto marittimo, sarebbe seriamente compromesso. Dal giorno dopo, infatti, chiunque può inventarsi accuse di pirateria come hanno fatto le autorità russe, abbordare e sequestrare chi vuole e poi rifiutare il giudizio del Tribunale internazionale».

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