Waterpod, il depuratore portatile solare che potrebbe risolvere il bisogno di acqua potabile in Africa

waterpod waterid africa Al "festival nomade" che si è tenuto a M'Hamid, nella regione desertica del sud del Marocco, è stato presentato il "waterpod", un dispositivo portatile per depurare l'acqua che utilizza «Un processo vecchio come il cielo» e che potrebbe rendere molto più facile la vita alla gente del deserto e delle regioni subsahariane.

Secondo un rapporto pubblicato dall'Ong britannica WaterAid, nell'Africa sub-sahariana più di 330 milioni di persone, circa il 40% della popolazione, non ha accesso all'acqua potabile e l'Organizzazione mondiale della sanità stima che questo sia la causa di quasi 9 decessi si 10 legati alla diarrea. Nel Sahara sono i nomadi a soffrire di più per l'accesso limitato all'acqua, in particolare durante i periodi più caldi, quando i livelli di sale nei pozzi d'acqua la rendono imbevibile.

Al "festival nomade" che si è tenuto a M'Hamid, nella regione desertica del sud del Marocco, è stato presentato il "waterpod", un dispositivo portatile per depurare l'acqua che utilizza «Un processo vecchio come il cielo» e che potrebbe rendere molto più facile la vita alla gente del deserto e delle regioni subsahariane.

M'Hamid El Ghizlane non è stata scelta a caso: è la porta d'ingresso del Marocco nel Sahara, è un'oasi ai margini della valle del Draa circondata da dune di sabbia, a 40 km dal confine con l'Algeria. La costruzione di una diga idroelettrica 40 anni fa per favorire la crescita della popolazione e del turismo più a valle, a Ouarzazate, insieme alla desertificazione inarrestabile della regione, ha richiesto un pesante tributo alle risorse idriche. Quindi ci sono speranze che il "waterpod", in grado di produrre 6 litri di acqua pura al giorno da 12 litri di acqua salmastra, possa alleviare la sete di queste popolazioni ancora in gran parte nomadi. Inoltre il dispositivo è robusto ed i suoi inventori sono convinti che possa durare dai 20 ai 40 anni, con una semplice pulizia quotidiana per mantenerlo in buone condizioni.

L'inventore del "waterpod" è Alain Thibault, un ex marinaio che ha dovuto affrontare il problema della scarsità di acqua potabile in mare e l'esperienza gli suggerì diversi anni fa di riprodurre il processo della condensazione usando solo «Una piccola macchina che è facile da fare e facile da usare».. Nella sua dimostrazione al "festival nomade" ha spiegato: «E' semplice. Emula il ciclo naturale di condensa delle nuvole». Il "waterpod" permette gli abitanti del deserto di trasformare l'acqua salmastra e fangosa estratta dai pozzi in acqua potabile e pulita attraverso l'evaporazione e la condensazione, utilizzando il calore del sole, una tecnologia che gli arabi sono stati tra i primi a sviluppare fin dal XVI secolo, ma poi caduta in disuso.

Il "waterpod" somiglia ad una cassetta delle lettere di grandi dimensioni ed i prototipi costano circa 500 euro, ma gli inventori hanno già tenuto corsi in una scuola a Tiznit, sulla costa atlantica del Marocco, per insegnare agli studenti come produrli ad un costo molto più basso.
Thierry Mauboussin, che sta contribuendo a promuovere il progetto idrico in Marocco, spiega che «Il waterpod è in legno, sughero, acciaio inox e vetro. Funziona con l'energia solare, in modo che non si utilizza nessun combustibile fossile».

Noureddine Bourgab, il presidente del festival nomade di M'Hamid, ha elogiato il valore ambientale del nuovo dispositivo e spera che «Possa porre fine al problema dell'acqua salata per i nomadi del deserto».

Il depuratore portatile è piaciuto molto ai nomadi, e uno di loro, Razzouki - che vive nella regione di M'Hamid - ha detto che il "waterpod" «E' una tecnica che incarna il vero significato dello sviluppo sostenibile e della protezione dell'ambiente. Questo potrebbe risolvere molti dei nostri problemi di acqua. Non avremo il problema dell'acqua salata ovunque andiamo».


FONTE | Greenreport

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