Agenda 2030: i 17 obiettivi (goals) illustrati per immagini da UNEP

Unep, l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’ambiente, ha messo a punto altrettante illustrazioni grafiche per ognuno dei 17 obiettivi dell’Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile, così da spiegarle in modo semplice ed immediato.

      #unep #agenda2030 "Agenda 2030: i 17 obiettivi (goals) illustrati per immagini da UNEP" Click to Tweet

Noi le riproponiamo di seguito accompagnate dall'analisi sintetica fatta per ognuno degli obiettivi da Asvis nel suo ultimo recente rapporto 2019 che fa proprio il punto su Agenda 2030 per il nostro paese, contestualizzandoli al panorama globale (vedi post).

 

  1. Sconfiggere la povertà. Nonostante la quota della popolazione globale che vive in povertà estrema sia scesa al 10% nel 2015 (rispetto al 16% del 2010 e al 36% del 1990), il mondo non si trova sulla giusta rotta per porre fine alla povertà entro il 2030. I dati al 2015 mostrano che sono 736 milioni le persone che vivono con meno di 1,90 dollari al giorno. La maggioranza di queste si trova nell’Africa sub-Sahariana. Nel 2018, il 55% della popolazione globale non aveva accesso alla protezione sociale.



  2. Sconfiggere la fame. Dopo anni di declino, dal 2014 è tornato a crescere il numero di persone che soffrono la fame. Nel 2015 erano denutriti 784 milioni di individui, nel 2017 sono stati 821 milioni. La maggior parte di questi vive nell’Africa sub-Sahariana o nell’Asia meridionale. Per migliorare la food security è importante investire nelle piccole aziende agricole che producono la maggior parte del cibo di tutto il mondo.



  3. Salute e benessere. Sono stati fatti grandi progressi nel migliorare la salute di milioni di persone: dai 9,8 milioni di bambini sotto i cinque anni deceduti nel 2000, si è passati a 5,4 milioni nel 2017, mentre nello stesso periodo, grazie ai vaccini, le morti causate dal morbillo sono diminuite dell’80%. L’incidenza di HIV negli adulti tra i 15 e i 49 anni in Africa sub-Sahariana è diminuita del 37% tra il 2010 e il 2017.



  4. Istruzione di qualità. Sebbene l’educazione sia la chiave per il progresso socio-economico e la riduzione della povertà a livello globale, 617 milioni di bambini e adolescenti non soddisfano gli standard minimi di competenza in lettura e matematica e un bambino su cinque tra i 6 e i 17 anni non frequenta la scuola. Sono 750 milioni gli adulti analfabeti, due terzi dei quali sono donne.



  5. Parità di genere. Nell’ultimo decennio la condizione delle donne è migliorata, ma permangono fenomeni di discriminazione, pratiche nocive e violenza. Sono almeno 200 milioni le ragazze che hanno subito mutilazioni nei 30 Paesi dove la pratica è più diffusa. Il 18% delle donne e delle ragazze tra i 15 e i 49 anni ha subito violenza fisica e/o sessuale da parte di un partner negli ultimi 12 mesi. Le donne rappresentano il 39% della forza lavoro, ma detengono solo il 27% delle posizioni manageriali.



  6. Acqua pulita e servizi igienico-sanitari. L’acqua è una risorsa a rischio per la quale la domanda cresce più velocemente rispetto all’aumento della popolazione. Nel mondo, 785 milioni di persone non hanno accesso ad acqua potabile. Sono 2 miliardi le persone che vivono in Paesi soggetti a forte stress idrico ed entro il 2030 potrebbero essere 700 milioni gli sfollati a causa di grave scarsità d’acqua.



  7. Energia pulita e accessibile. Il mondo sta facendo grandi progressi verso il Goal 7, con quasi 9 persone su 10 che hanno accesso all’elettricità. Degli 840 milioni di persone che non vi hanno accesso, l’87% vive in aree rurali. La quota di energia da fonti rinnovabili nel consumo finale è arrivata al 17,5% nel 2015, rispetto al 16,6% del 2010. Tuttavia, 3 miliardi di persone ancora non hanno accesso a combustibili puliti per la cucina.



  8. Lavoro dignitoso e crescita economica. Nel 2018, il tasso globale di disoccupazione è sceso al 5% dal 6,4% del 2000, ma rimane alto per i giovani, un quinto dei quali sono NEET (not in education, employment or training). Gli uomini guadagnano in media il 12% in più l’ora rispetto alle donne, divario retributivo che aumenta al 20% per quanto riguarda le posizioni manageriali.



  9. Imprese, innovazione e infrastrutture. Crescono le imprese dei settori ad alta e media tecnologia, che rappresentano il 45% del valore totale della produzione. Parallelamente, gli investimenti in ricerca e sviluppo sono passati dai 739 miliardi di dollari del 2000 a 2mila miliardi di dollari nel 2016. Il 90% della popolazione mondiale vive in zone coperte da reti 3G o superiori, ma per molte persone i costi di accesso sono troppo elevati. Infatti, soltanto poco più della metà della popolazione utilizza Internet.



  10. Ridurre le disuguaglianze. In molti Paesi, una quota crescente della ricchezza aggregata netta totale va all’1% della popolazione, mentre il restante 40% riceve meno del 25% del reddito nazionale. Permangono inoltre notevoli disuguaglianze in termini di accesso alla salute e all’educazione. Sempre più Paesi si dotano di politiche per facilitare una migrazione sicura e ordinata, ma occorre maggiore impegno per proteggere i diritti e il benessere socio-economico dei migranti.



  11. Città e comunità sostenibili. Oggi vivono in città 3,5 miliardi di persone, un numero che si prevede crescerà a circa 5 miliardi nel 2030. Solo la metà di chi risiede in città ha un accesso agevole ai mezzi di trasporto e 9 persone su 10 respirano aria inquinata. Per rispondere a queste e altre sfide dell’urbanizzazione, 150 Paesi hanno sviluppato dei piani urbani nazionali, quasi la metà dei quali è già in corso di implementazione.



  12. Consumo e produzione responsabili. A livello globale, l’impronta ecologica sta crescendo a un tasso più veloce rispetto alla crescita economica o della popolazione. Nei Paesi ad alto reddito, l’impronta procapite è di 13 volte superiore rispetto a quella dei Paesi a basso reddito. Sono quasi 100 i Paesi che stanno adottando politiche o misure per promuovere modelli sostenibili di produzione e consumo.



  13. Lotta contro il cambiamento climatico. Nel 2017, la concentrazione di CO2 nell’atmosfera ha raggiunto 405,5 parti per milione, pari al 146% rispetto ai livelli pre-industriali. Gli ultimi quattro anni, inoltre, sono stati i più caldi di sempre, con una temperatura media globale che nel 2018 ha superato di circa 1°C i livelli pre-industriali. A maggio 2019, sono 186 i Paesi che hanno ratificato l’Accordo di Parigi e 182 Paesi più l’Unione europea hanno comunicato all’ONU i propri contributi nazionali per contrastare i cambiamenti climatici.



  14. Vita sott’acqua. La quota globale delle risorse ittiche in condizioni di sostenibilità biologica è scesa dal 90% nel 1974 al 67% nel 2015 e l’acidità marina (causata dall’assorbimento negli oceani di anidride carbonica di origine antropica dall’atmosfera) è aumentata del 26% rispetto all’era pre-industriale. La percentuale delle acque marine tutelate da aree protette risulta essere il 17%, il doppio rispetto al 2010.



  15. Vita sulla Terra. La perdita di biodiversità sta avvenendo a ritmi accelerati e secondo il Red List Index il rischio di estinzione di oltre 20mila specie è aumentato del 10% negli ultimi 25 anni. Tra il 2000 e il 2015, il degrado del suolo ha riguardato il 20% della superficie terrestre, con impatti diretti sulle vite di oltre un miliardo di persone. Permane il fenomeno della deforestazione, anche se negli ultimi anni è proceduto a un tasso del 25% più lento rispetto al quinquennio 2000-2005.



  16. Pace, giustizia e istituzioni solide. Aumentano gli omicidi di attivisti per i diritti umani, giornalisti o sindacalisti: soltanto tra gennaio e ottobre 2018, in 41 Paesi ne sono stati uccisi 397 mentre svolgevano il proprio lavoro. Per quanto riguarda il traffico di esseri umani, le donne e le ragazze rappresentano il 70% delle vittime del fenomeno, che per loro avviene soprattutto in relazione allo sfruttamento sessuale. Un dato positivo è rappresentato dall’aumento dei Paesi che hanno istituito una struttura nazionale dedicata ai diritti umani.



  17. Partnership per gli Obiettivi. Nel 2018 gli aiuti pubblici verso i Paesi in via di sviluppo (Official Development Assistance, ODA) sono ammontati a 149 miliardi di dollari netti, con un decremento del 2,7% rispetto al 2017 in termini reali: il declino è dovuto alla riduzione degli aiuti rivolti all’accoglienza dei rifugiati, mentre quelli rivolti a progetti bilaterali o all’assistenza tecnica sono aumentati dell’1,3% in termini reali.

 

La Redazione di Ecquologia

BLOG COMMENTS POWERED BY DISQUS