Il pino di Castagnola e i Cambiamenti climatici

Sono arrivati sotto al Comune inferociti. Il pino che si levava da decenni ormai nella piazzetta davanti casa e proiettava la sua ombra ristoratrice era stato tagliato. Un pino “secolare” dicevano, confidando nell’intervento del “politico” che a questo punto poteva solo “punire” criticando l’operato del comune e intervenire per evitare altri “scempi”. A dire il vero il pino non era secolare né aveva forse tutti i caratteri della sicurezza, ma per quei cittadini era stato commesso un delitto contro la Natura. Questo è il punto.

Ogni giorno nel nostro pianeta vengono deforestati ettari di foresta vergine, si emettono milioni di tonnellate di CO2 nell’atmosfera e si accelerano i cambiamenti climatici, alcune specie vegetali ed animali si estinguono per sempre, il carattere predatorio e aggressivo dell’homo sapiens nei confronti della Natura si accentua invece di attenuarsi … ma tutto questo non è mai stato sufficiente per manifestare la protesta in modo tanto incisivo.

Ovviamente questo è del tutto naturale. Hic et nunc. Più si è vicini all’evento più se ne subiscono le conseguenze e se ne intuisce l’impatto sul futuro del pianeta. E’ la strada per creare una coscienza ecologista? Bisogna che tutti vengano colpiti nella propria vita per capire? Forse sì. Persino dei miei vecchi amici tra i meno sensibili ai temi dell’ecologia mi hanno ricordato di recente come fosse straordinariamente bello il trenino che ci portava a Marina di Pisa da bambini e come fosse ricca la biodiversità nella campagna. A dire il vero me ne hanno parlato perché si lamentavano della scomparsa di un piatto tipico della cucina nella campagna pisana: I ciui. Non ne conosco il nome scientifico, ma si raccoglievano alle prime piogge di Settembre-Ottobre ed erano una vera delizia.

Abbiamo creduto che il Progresso fosse un processo inarrestabile e di questo ci siamo scioccamente nutriti per decenni. La verità è un’altra. Scrive Claudio Magris in un suo saggio: ” il progresso, lungi dall’essere una marcia inarrestabile e illimitata verso un mondo sempre più felice, crea - con le sue stesse conquiste - nuovi problemi e infligge nuove ferite … Se il tronfio e ottuso ottimismo circa il fatale e infinito accrescimento del benessere dell’umanità è caduto da un pezzo, oggi è il progresso in sé che appare a rischio o insostenibile. In vari campi (dallo sfruttamento alla fine suicida delle risorse del pianeta alla scienza che sembra mutare la stessa natura umana, dalla dimensione globale non più controllabile assunta da ogni fenomeno politico e umano al meccanismo coatto di un sistema produttivo che deve produrre sempre di più) l’evoluzione e lo sviluppo dell’umanità non si identificano più col progresso, ma talora assumono l’aspetto di un’inarrestabile e autodistruttiva degenerazione.”

Ecco penso che in quel pino sia l’anima dell’ecologismo, penso che la povera chiocciolina sia stata la vittima del modo di produzione capitalistico come l’orso bianco o la tigre siberiana del socialismo reale. Penso che la ricchezza della nazioni stia diventando la povertà delle nazioni. Penso che sia necessario ripensarci.

Marco Betti

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