Energia e ambiente: ecco cosa ne pensa il nuovo premier Mario Monti
mario monti convegnoAd industrie eco-compatibili a basse emissioni di carbonio l'Europa può dirsi "ben competitiva. Genera un fatturato di 300 miliardi e assicura 3,5 milioni di posti di lavoro". Ma vi è l'esigenza di un "mercato dell'energia trasparente", supportato da "nuovi quadri normativi per la vasta diffusione delle fonti rinnovabili e dei contatori intelligenti".

Così, l'economista e attuale premier Mario Monti, scelto a Palazzo Chigi - a detta di molti - per scongiurare il deafult ed un commissariamento finanziario dell'Italia, in una diagnosi sul rilancio del Mercato Unico formulata lo scorso anno sotto invito del presidente della Commissione Europea, Josè Manuel Barroso. Così, "l'amico dei banchieri", il "profondo conoscitore" dei mercati internazionali spiattellava il suo ultraliberismo anti-recessione nei confronti di Bruxelles.

E lo faceva puntando i piedi sull'innovazione tecnologica e la green-economy. Lo faceva parlando di "crescita verde, energia, cambiamento climatico e ambiente". Parole chiave che si traducono in un monito deciso, in una politica industriale al centro della quale l'Europa "deve sfruttare il potenziale di cui dispone" per trasformare la propria leadership politica sul cambiamento climatico "in un'opportunità concreta per le sue industrie innovative".

Con una serie di robuste inziezioni di coesione dinamica sull'energia verde, l'ex commissario europeo ribadisce nuovamente il compromesso di un incontro a metà strada, "in nome dell'economia sociale di mercato", fra il modello anglosassone, epicentro del consumatore, e il modello franco-italiano, cuore pulsante del difficile rapporo tra imprese e lavoraori.


 

Per quanto riguarda l'energia e le fonti rinnovabili nell'Ue, inoltre, Monti sembra avere un chiodo fisso, che con un esprit de finesse dimostra di non voler trascurare nè agli occhi dei 27 un anno fa, e - si potrebbe pensare - tantomeno oggi, con le mani impastate da una crisi che detta tempi e modi allo sviluppo interno del Paese. Lui, per l'Italia, ma restiamo nel campo delle ipotesi, scansa ogni rischio alla "rinazionalizzazione della politica energetica".

"Le politiche di supporto nel campo delle energie rinnovabili - si legge infatti nel rapporto 2010 dell'Ue redatto dall'economista- dovranno diventare parte integrante del mercato interno dell'energia, onde evitare distorsioni del mercato che potrebbero inviare agli investitori segnali sbagliati in termini di prezzi". E nello stesso ordine di idee, "si deve evitare di introdurre un'etichettatura verde dei prodotti a livello nazionale, che rischierebbe di frammentare il mercato". Un quadro, tuttavia, che si pone agli antipodi delle correnti di pensiero ambientaliste, secondo cui solo vere e proprie filiere verdi nazionali sarebbero in grado di rilanciare l'economia italiana.

Nei prossimi giorni lo stesso neo-presidente del Consiglio presenterà il suo programma in Parlamento e un piano di ripresa che, si spera, funzionerà da antideterrente dei mercati. A Palazzo s'intavolano alleanze, il paese attende risultati. Monti, però, un passo avanti nel progresso lo ha già fatto, quando scrive che "l'Europa - così come l'Italia - ha bisogno di un mercato unico dell'energia che funzioni e garantisca a consumatori e imprese un approvvigionamento sicuro ed economicamente accessibile".

 

Augusto Rubei

FONTE: Greenbiz.it
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