Via all'iniziativa web: "Si alle energie rinnovabili, no ai contributi dirottati a gas e carbone"

capacity payment truffa rinnovabiliNella legge di stabilità si sono stanziati fondi per il carbone e per le centrali a gas negli stessi giorni in cui si assisteva ai lutti e al disastro sardo. I fondi per quello che chiamano con un inglesismo "capacity payment" li prendono dalle altre energie che non sono altro che le rinnovabili.

Scoperto l'altarino il web inizia a muoversi. Vi segnaliamo i link per aderire a questa denuncia e per chiedere con forza che questa legge "ad society" sia cancellata e che i fondi per le energie rinnovabili e lo sviluppo ecossotenibili rimangano strettamente legati ai tali e non reindirizzati verso le fonti fossili.


SU AVAAZ:

A breve il link per la petizione


Su FACEBOOK

https://www.facebook.com/events/548880485200033/551722334915848


"In un colpo solo cercare di fermare le energie rinnovabili che anche senza contributi sono divenute più competitive dell'energia a gas e garantire margini di profitto a chi ha costruito decine di inutili centrali a gas nel nostro paese. Il passaggio del decreto stabilità alla camera può sanare questa vergogna, mobilitiamoci.

I cittadini italiani devono impedire che si fermi la crescita delle energie rinnovabili e dell'effcienza energetica proprio quando riescono a vivere con le proprie gambe senza incentivi.
La data è quella dell'ultimo giorno per approvare la finanziaria gli eventi sono vari e in preparazione. Ognuno può organizzarne nella propria città o regione e darne notizia nella pagina, riprendiamoci l'iniziativa diffusa."


Alcuni tra i gruppi promotori:

GIGA - Gruppo informale per la geotermia e l'ambiente

FREE - coordinamento nazionale per le energie rinnovabili

MSA - Movimento per lo sviluppo per le energie elaternative

ATER - Associazioni tecnici energie rinnovabili

 

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Oggi la giustizia russa ha accusato di teppismo/vandalismo (o meglio di hooliganismo, nemmeno fossero ultras della Dinamo Mosca)  26 membri dell’equipaggio su 30 della nave di Greenpeace  Arctic Sunrise. Lo ha confermato a Ria Novosti Mikhail Kreindlin, l’avocato russo messo a disposizione dei suoi attivisti da Greenpeace.  Ieri anche all’attivista italiano Cristian D’Alessandro è stata formalizzata l’accusa di vandalismo.

«Le accuse sono state portate contro altre 9 persone , portando a 26 il numero dei membri dell’equipaggio incolpati di questo delitto», ha spiegato Kreindlin, sottolineando che l’accusa non ha ritirato ancora le accuse di pirateria che pesano  sui militanti ambientalisti, arrestati il 18 settembre dalla Guardia costiera di frontiera russa mentre tentavano di scalare una piattaforma petrolifera di Gazprom nel Mar della Pecora.

Secondo il Comitato d’inchiesta russo il comportamento dei militanti di Greenpeace ha messo in pericolo la vita di chi lavorava sulla piattaforma Gazprom. Vladimir Tchuprov, direttore del programma Artico di Greenpeace Russia, ha risposto che «Le azioni dei militanti di Greenpeace nel Mar di Pecora non possono costituire una minaccia per la vita delle persone che lavorano sulla piattaforma petrolifera Prirazlomnaia. Questa accusa che era stata formulata all’inizio. E’ evidente che le azioni dei militanti ecologisti non possono né perturbare il funzionamento della piattaforma, né costituire una minaccia per la vita del suo personale. Essendo Greenpeace un’organizzazione non violenta, i suoi militanti sono i soli a rischiare la loro salute e la loro vita durante azioni come quella. I militanti di Greenpeace seguono una formazione specializzata prima di prendere parte a manifestazioni di questo genere. Apprendono a comportarsi senza ricorrere alla violenza, ad escludere ogni minaccia ed ad evitare i rischi per gli altri. Questo è il primo principio applicato da Greenpeace durante le sue azioni. L’esperienza dimostra che I militanti ecologisti sono I soli ad esporsi al pericolo. Le operazioni di Greenpeace non hanno mai fatto una sola vittima nel mondo. Le forze dell’ordine non possono non saperlo».

Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, sottolinea che «Le autorità russe hanno formalizzato l’accusa di vandalismo, senza ancora far decadere quella di pirateria come annunciato, ma la sostanza non cambia: la detenzione dell’equipaggio di Greenpeace e dei giornalisti e il sequestro della nave è del tutto illegittimo. Se l’accusa di pirateria si è rivelata inconsistente, quella di vandalismo oltre ad essere ugualmente assurda, mai comunque avrebbe dato il diritto di abbordare la nave di Greenpeace in acque internazionali».

Intanto l’Olanda ha deciso di portare il caso Russia-Greenpeace davanti al Tribunale internazionale del diritto del mare (Itlos), previsto dalla Convenzione Onu sul Diritto del Mare (Unclos) e la prima udienza è fissata ad Amburgo per il 6 novembre. La Russia, pur avendo sottoscritto l’Unclos, ha detto che non parteciperà al processo e non accetterà le decisioni del Tribunale.

Greenpeace fa notare che «Se la Russia dovesse davvero rifiutare la decisione del Tribunale, il risultato sarebbe una crisi generale del Diritto Internazionale ben oltre i limiti della questione tra Russia e Olanda. Il principio della libera navigazione in acque internazionali, che è alla base del diritto marittimo, sarebbe seriamente compromesso. Dal giorno dopo, infatti, chiunque può inventarsi accuse di pirateria come hanno fatto le autorità russe, abbordare e sequestrare chi vuole e poi rifiutare il giudizio del Tribunale internazionale».

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