Gioacchino Allasia: guarire tra sanità e medicina integrata (intervista di Cure-Naturali.it)

Gioacchino Allasia, operatore e insegnante di Shiatsu e Craniosacrale, da tempo impegnato nell'ambito della medicina integrata, si racconta in una intervista di Sabrina Servucci sul portale "Cure-Naturali.it".

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Una biografia incredibile: tra shiatsu e discipline bio-naturali Gioacchino Allasia ci racconta come nella trasformazione e nell'ascolto risieda la possibile via.

Gioacchino Allasia: una via per trasformare la malattia

Gioacchino Allasia, operatore e insegnante di Shiatsu e Craniosacrale, esperto di Macrobiotica, scrittore, dopo tanto insegnamento ha imparato, attraverso una malattia grave affrontata ed infine vinta, come e dove trovare la forza per trasformare i momenti difficili che la vita propone. 
 

Un percorso, umano e professionale, iniziato nel 1979

Ho iniziato nel 1979 quando ero operaio elettrotecnico alla Fiat Mirafiori di Torino passando dalla mensa aziendale alla macrobiotica, un piccolo grande cambiamento che ha aperto una nuova strada verso una vita ricca di innumerevoli esperienze.

Vorrei precisare che sebbene abbia scritto vari libri non mi ritengo uno scrittore. Direi che scrivere è un talento che coltivo per me stesso e trovo che sia un semplice ed efficace mezzo di comunicazione per arrivare a tante persone che altrimenti non avrei la possibilità di conoscere.

 

Come ti sei mosso, negli anni, tra shiatsu, macrobiotica, craniosacrale?

Iniziai con la macrobiotica, come molti in quel periodo storico, perché stavo male fisicamente e psicologicamente. Il lavoro in fabbrica, le delusioni, già allora, per la politica, il sindacato ed anche altre delusioni affettive ed ecco che il terreno era pronto per fare il grande passo.

Solo ora mi rendo conto che sono i piccoli cambiamenti a determinare grandi svolte. Diciamo che la macrobiotica, non solo intesa come alimentazione ma anche come filosofia di vita, mi ha letteralmente salvato da situazioni pericolose.

In quel periodo, dopo che l’Avvocato Agnelli spedì a casa 25.000 dipendenti nel 1982, ero così entusiasta di studiare e approfondire Macrobiotica che decisi di andare a Boston per seguire il maestro Michio Kushi, leader mondiale della disciplina.
Frequentai l’Istituto da lui diretto e tra le materie vi era anche lo Shiatsu.

Al mio rientro in Italia, trasferitomi a Firenze per lavorare al centro macrobiotico est/ovest, iniziai a praticare shiatsu esclusivamente per pagare le spese di sussistenza. Pertanto posso affermare che non sono stato io a cercare lo Shiatsu ma è stato lo Shiatsu a cercare me.

Dopo alcuni anni di pratica e approfondimento mi resi conto di essere portato per il lavoro sul corpo e decisi di dedicarmi sempre di più a tale ricerca.

Dallo Shiatsu sono arrivato al Craniosacrale nel 1989 quando invitai per la prima volta in Italia quello che in seguito è stato per anni un mio grande maestro, Rex Lassalle, osteopata, chiropratico ed esperto di Medicina Tradizionale Cinese e Shiatsu.

Da allora lo studio e la pratica di questa meravigliosa arte di ascolto mi ha completamente assorbito diventando, in seguito, la mia occupazione principale con l’avvento della Biodinamica. Posso dire che Macrobiotica, Shiatsu e Craniosacrale sono strettamente legate da un filo di precisa continuità. 
 

Tornare alla vita: tra sanità e medicina integrata

La Via del Ritorno alla Vita – Guarire in Italia tra Sanità e Medicina Integrata” (Edizioni Infinito) racconta l’esperienza dell’improvvisa e inaspettata grave patologia neurologica contratta nel maggio 2013.

Da un giorno all’altro mi sono trovato paralizzato, con prospettive infauste che potevano portarmi alla tetraplegia e, nella peggiore delle ipotesi, alla morte.

E’ stato un vero e proprio calvario che però alla fine, grazie allo straordinario aiuto di tante meravigliose persone, si è trasformato in un’incredibile opportunità di crescita che ha fatto seguito alla guarigione.

Venendo fuori positivamente dall’accaduto ho pensato di scriverne, coinvolgendo i due medici che mi hanno salvato la vita. Il libro parla del disagio, di sanità, di come l’integrazione tra saperi sia l’unica vera strada da percorrere se si vuole affrontare la malattia con buone speranze di farcela, di una bella amicizia tra me e i due medici.

Vi è poi un confronto tra le discipline del benessere e la scienza ufficiale ed infine, nella seconda parte del libro, affronto il tema della morte, del dolore che una malattia grave porta con sé e della rinascita che può avvenire esclusivamente se è l’amore incondizionato a prevalere.
 

Kintsugi - il dolore che aiuta

Kintsugi – Il dolore che aiuta – Sofferenze e difficoltà come via di trasformazione” (Macrolibrarsi) è il libro successivo e prende spunto dal precedente racconto per trattare il tema della resilienza, cioè la capacità insita in ognuno di noi di trasformare un disagio, anche grande, in un’opportunità per ripartire, per forgiare a nuova vita il nostro percorso.

Mi sono reso conto che nel corso della mia esistenza ho dovuto affrontare spesso grandi difficoltà e ne sono sempre uscito rafforzato in qualche modo, sebbene abbia ovviamente sofferto.

Ho messo insieme le mie esperienze di uomo e di operatore sul corpo, gli insegnamenti ricevuti da tanti Maestri, miti ed archetipi.

Sono partito dal tema delle cinque ferite emozionali che Lise Barbou (un’affermata psicologa e scrittrice francese) ha descritto nelle sue affascinanti opere ed ho abbinato brevi estratti di biografie legate a personaggi noti che da grandi ferite subite hanno trovato la loro strada per realizzarsi.

Credo molto nell’utilizzo della figura mitologica e per questo il cuore del libro tratta il tema delle ferite emozionali: abbandono, rifiuto, tradimento, umiliazione e ingiustizia.  

Nel libro, poi, ho dato grande spazio a temi importanti strettamente connessi al mio lavoro, la Biodinamica Craniosacrale: come orientarsi nei confronti del trauma, come utilizzare pietre, cristalli e Fiori di Bach per aiutare situazioni di profonda difficoltà.

L’esperienza della malattia e di come ne sono miracolosamente venuto fuori mi ha insegnato tante cose e di conseguenza ho avuto ispirazione a farne tesoro nello scrivere questo libro.

Kintsugi è il termine giapponese per definire l’arte di riparare le ceramiche rotte con il metallo più nobile e prezioso: l’oro, ovvero la resilienza.

Dalle crepe che si vengono a creare sorgono nuove brecce di luce, nuove opportunità che la vita ci offre e la colatura dell’oro per sanare le crepe ne è simbolicamente la conferma.
 

Sapresti sintetizzare quale è la tua “impronta” di insegnante e operatore?

Da sempre sono curioso di ascoltare chiunque io abbia di fronte e da cui imparare. Parlando nello specifico del mio lavoro, in alcuni periodi ho applicato sul corpo modalità più dirette (manipolazioni, aggiustamenti, pressioni profonde), in altri ho preferito un semplice ascolto meditativo con tocchi sempre più leggeri.

Oggi, dopo anni di pratica, sono sempre più convinto che nella delicatezza del contatto, assieme alla presenza, giacciano enormi possibilità di trasformazione a armonizzazione dell’organismo su cui opero.

Uso spesso affermare che chi come me segue questa strada di lavoro deve avere, come un buon artigiano, una fornita cassetta di utensili pronti all’occorrenza secondo le necessità specifiche.

Mi piace spaziare, avere sempre più possibilità d’interazione con allievi e riceventi.
 

E' importante il luogo in cui si svolge l’insegnamento e, a maggior ragione, il “prendersi cura”, lo stimolo alla guarigione?

Sono stato direttore, oltre che fondatore, della scuola Shiatsu-Ki di Firenze per 14 anni, docente di Craniosacrale al Master di Medicina Integrata presso l’Università di Siena e tieni attualmente corsi presso l’Istituto Lama Zong Khapa di Pomaia: luoghi diversi, è vero.

Si tratta di situazioni del mio vissuto di docente che hanno attraversato il corso degli anni con modalità e contenuti diversi.

La scuola di Shiatsu è stata una bellissima esperienza fatta di incontri, eventi, seminari, ospiti, momenti di grande espansione con l’apertura di varie sedi, il tutto vissuto all’insegna della creatività e dell’impegno al fine di offrire un beneficio al prossimo. Ho avuto la fortuna di operare quasi sempre in luoghi esteticamente e energeticamente molto belli e ciò mi ha sicuramente aiutato.

In particolare, negli ultimi anni, insegnare nella splendida cornice dell’Istituto Lama Zong Khapa di Pomaia mi ha fatto comprendere che il luogo dove si opera è certamente importante ai fini della qualità del lavoro, ma anche in situazioni poco ottimali ho accresciuto notevolmente il mio bagaglio, quindi è stato comunque utile. 

Insegnare all’Università è qualcosa di completamente diverso da tutto il resto. I locali sono a dire poco inadatti a certe discipline e bisogna sapersi adattare ma con un po’ di fantasia e tanta pazienza si possono ottenere grandi risultati anche lì.

L’importante è avere chiara la motivazione nel voler trasmettere insegnamenti a chi viene per imparare. 
 

Come pensi che sanità tradizionale e discipline bio-naturali possano continuare a dialogare?

L’esperienza politica (Gioacchino Allasia è stato l'ideatore della legge regionale toscana, prima in Italia, che ha riconosciuto istituzionalmente le Discipline Bio-Naturali e membro del Consiglio d’amministrazione dell’Agenzia Regionale di Sanità dal 2006 al 2011 - ndr) è stata molto particolare, istruttiva, faticosa, densa di grandi soddisfazioni e accompagnata, come è naturale che sia, anche da grosse delusioni.

Decisi di impegnarmi nuovamente in politica dopo tanti anni quando nel 2003 vidi mio padre morire in un ospedale per un caso di malasanità. Lui era stato uomo politico con incarichi di vice sindaco e assessore a livello locale, ebbi quindi la spinta a dare il mio contributo per lasciare una traccia e fare in modo che il forte disagio subito offrisse delle opportunità alla gente di potersi curare in modi naturali non violenti e maggiormente adatti alla nostra essenza di esseri umani. 

Mi unii al movimento dei Verdi con l’amico e grande innovatore del mondo naturale Fabio Roggiolani; abbiamo creato la prima legge regionale in Italia che chiedeva di sdoganare le DBN per portarle finalmente ad un ruolo ufficiale che ne riconoscesse l’esistenza. 
Abbiamo promosso eventi, convegni, dibattiti, progetti finanziati a favore delle fasce più deboli della popolazione attraverso l’utilizzo delle DBN.

Tutte queste incredibili azioni mai erano state fatte in passato e di ciò sono davvero orgoglioso e felice. Dopo l’approvazione, nel 2005, della legge regionale sulle DBN si aprirono le porte per un’altra importante realizzazione: la legge regionale sulle Medicine Complementari (Agopuntura, Omeopatia e Omotossicologia) che hanno in seguito reso possibile l’apertura del primo ospedale italiano di Medicina Integrata a Pitigliano (Gr).

Anche in questo caso ritorna a galla il tema della resilienza, da un grosso disagio, la morte di mio padre, si sono creati i presupposti per realizzare importanti creazioni.

 

Qual è il tuo suggerimento per tendere a una piena consapevolezza di sé, nella salute e nella malattia?

Sono convinto che ognuno di noi, in particolare se operatore del benessere, abbia il preciso dovere di investire tempo e risorse su di sé al fine di migliorare sempre più il proprio grado di coscienza.

Fisicamente chi svolge questa professione deve imparare a stare bene, a dedicarsi tempo, a prendersi cura di se stesso, a sapere quando è il momento di fermarsi e riposare.

Stare in contatto con il dolore e il disagio ma anche con chi richiede dei semplici trattamenti contro lo stress, porta via molte energie positive e bisogna comprendere che questo non è assolutamente un lavoro come un altro.

Dopo tanti anni di esperienza posso affermare che non tutti sono portati a fare di queste bellissime discipline la propria professione principale.
Non è certo un caso che la maggioranza degli operatori abbia un’altra attività e svolga pratiche del benessere nei ritagli di tempo.

Certamente sapere che nel nostro paese esistono migliaia di persone che si occupano di Shiatsu, Yoga, Tai C’hi, Biodinamica Craniosacrale, Riflessologia Plantare e tante altre discipline, è un indice assoluto della volontà di molti di donare beneficio al prossimo. 

Col passare del tempo devo riconoscere che personalmente sono sempre più attratto da un modo di vivere minimalista, fatto di lentezza, contemplazione, qualità della vita intesa come reale confronto quotidiano con la natura, spazi per meditare e ovviamente contributi di aiuto alla gente che richiede una mano.

Detesto sempre più la ricerca spasmodica del consenso, amo davvero poco il marketing, il desiderio di fare proselitismo e purtroppo vedo che molti colleghi vivono, con tutto il rispetto s’intende, con tali prerogative.

Credo fermamente che chi vive con le DBN dovrebbe fare tesoro degli insegnamenti di pieno e rigoroso rispetto che le stesse discipline ci indicano nella loro essenza.

La Biodinamica Craniosacrale per esempio ci insegna che l’intelligenza del corpo e della Natura è assai più grande della nostra intelligenza mentale. Il nostro meraviglioso pianeta ogni giorno ci lancia segnali chiari e inequivocabili del limite raggiunto.

Se non li cogliamo e se, soprattutto, non li colgono i nostri governanti, allora dovremo prepararci a un futuro davvero molto difficile ai fini della sopravvivenza della Terra che lasceremo ai nostri figli.

Link articolo originale Cure-Naturali.it

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