“Veronesi propaganda il nucleare nelle scuole”

umberto veronesiGiornalettismo, 11/05/11 - “Veronesi propaganda il nucleare nelle scuole”

Prima era il fiore all’occhiello della coalizione che Walter Veltroni aveva portato alle elezioni per battere Silvio Berlusconi nel 2008. Dopo, ne è diventato lo spauracchio. Umberto Veronesi sta sperimentando l’impopolarità, per lo meno tra i suoi vecchi sponsor, dopo aver scelto di accettare di presiedere l’Agenzia per il Nucleare. Ne parla Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera:

Immeritato contrappasso, per il professore. Da eroe della sinistra a bersaglio. Da simbolo della battaglia antioscurantista, a favore della dignità della donna, della fecondazione assistita, di un fine vita dignitoso, a «propagandista» che «indossa la maglia degli ultras». Il problema è uno solo: Veronesi non è contrario al nucleare. E — a un mese dal referendum—ambientalisti, dipietristi e adesso pure giornali vicini al Pd non glielo perdonano. Così l’Unità scrive di questi nostri tempi bui, «quando si parla di “inculcare” qualcosa agli studenti e a farlo non sono quei pericolosi “professori di sinistra” della scuola pubblica contro i quali il Cavaliere mette in guardia i genitori. Stavolta le lezioni nelle scuole le ha organizzate la Fondazione Umberto Veronesi. “I Giorni della Scienza”, li hanno chiamati. Ovvero “propaganda filonucleare spacciata agli alunni delle scuole superiori per incontri scientifici”, come denuncia il “Comitato Vota Sì per fermare il nucleare” a proposito di questa crociata negli istituti di tutta Italia».

Un giro di propaganda che non è piaciuto al partito:

Per fortuna, aggiunge l’Unità, da Padova parte su Facebook l’invito «a non mandare i figli a scuola» ad ascoltare il professore. Attacchi cui Veronesi ha scelto di non replicare. Nelle conversazioni private il senatore ricorda di essersi schierato a favore del nucleare fin dagli anni 80, e quindi non può essere certo accusato ora di opportunismo. Il suo impegno politico non è legato a un partito (Veronesi non ha tessere), e tantomeno agli ambienti dipietristi; semmai ai socialisti come Giuliano Amato, di cui fu ministro della Sanità, e ai riformisti pd. Del resto, proprio dalla sinistra della coalizione erano venute nel 2006 le perplessità sulla sua candidatura a sindaco di Milano. Nando Dalla Chiesa parlava di conflitto di interesse.

Ma le critiche non sono finite:

Altri lo criticarono per aver abbracciato Albertini e Formigoni alla posa della prima pietra dell’Istituto oncologico europeo, e per la stima dimostratagli da Storace: «Siamo orgogliosi di lui», disse l’allora ministro della Sanità. E Veronesi, di fronte allo scandalo a sinistra: «Non posso che essere grato a chi sostiene lo sviluppo della scienza». Allora fu Filippo Penati a portargli la solidarietà del partito: «Intorno alla sua figura possiamo costruire il Rinascimento di Milano». Tanto da suscitare il dispetto di La Russa: «Veronesi ha scoperto la politica a ottant’anni in alternativa ai giardinetti». Un posto dove, con ogni probabilità, neanche gli antinuclearisti riusciranno a relegarlo.

Dario Ferri

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