Energia, economia e burocrazia: trova l’intruso

Pubblichiamo con piacere direttamente dal suo blog questo interessante articolo di Agostino Re Rebaudengo, fondatore e presidente di Asja Ambiente Italia, azienda di riferimento nell'ambito della cogenerazione e della microcogenerazione ad alto rendimento. 

È appena iniziata la fase due, il periodo di convivenza con il Coronavirus in cui dovremo coniugare il rispetto delle misure per il contenimento dei contagi con la ripresa dell’economia. Se l’emergenza sanitaria sembra allontanarsi dalla sua fase più critica, al centro del dibattito è adesso l’emergenza economica, in un preoccupante scenario che vede il PIL italiano di quest’anno sprofondare di almeno 8 punti percentuali.

L’imperativo è riavviare l’economia, azzerando sprechi e inefficienze. Ho inviato ai decisori pubblici alcune proposte per semplificare la burocrazia e aumentare l’efficienza della Pubblica Amministrazione, interventi a costo zero che consentirebbero di liberare circa 150 miliardi di PIL.
Anche il Documento di Economia e Finanza di recente approvazione ritiene urgente la semplificazione dei processi burocratici. Nel documento si legge infatti l’intenzione del Governo di dare il via ad un drastico alleggerimento normativo che riguarderà i più svariati settori, dagli appalti al fisco, dall’edilizia alla green economy, con particolare attenzione alle infrastrutture e alle opere pubbliche.
Questi annunci del Governo dovrebbero trovare riscontro in un Piano d’azione annuale ed una conferenza stampa settimanale in cui si comunicano le semplificazioni attuate.

Investimenti pubblici: più risorse e spese meglio

La semplificazione della burocrazia dovrebbe parallelamente essere affiancata dall’avvio degli investimenti prioritari. L’Italia si posiziona tra i peggiori in Europa, sia per quantità di risorse che per redditività degli investimenti.

La spesa pubblica italiana destinata alla costruzione di ponti, aeroporti, strade e ospedali è in continuo calo da anni, un disinvestimento sul futuro che ci rende terzultimi in Europa con solo il 2,1% sul PIL destinato a investimenti pubblici a fronte di una spesa pubblica che rappresenta quasi la metà del PIL.

Se paragoniamo le performance dell’Italia a quelle degli altri Paesi d’Europa in base ai tempi e ai costi di realizzazione delle principali opere pubbliche co-finanziate dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, i ritardi di esecuzione in Italia sono pari a più del triplo con aggravi di costo più che doppi rispetto alla media europea. Esemplare caso dell’arretratezza italiana in quanto a efficienza nell’utilizzo delle risorse pubbliche sono le linee ferroviarie ad alta velocità realizzate: secondo l’European Court of Auditors tra i Paesi europei è l’Italia ad avere i più alti costi di costruzione delle linee ferroviarie ad alta velocità (28 milioni per chilometro, contro i 15 della Francia, i 13 della Germania e i 12 della Spagna).

Secondo The European House – Ambrosetti per rilanciare la crescita l’Italia dovrebbe aumentare del 5% gli investimenti pubblici, effettuando una programmazione della spesa basata su logiche di ritorno sugli investimenti. Dobbiamo cambiare approccio agli investimenti pubblici, devono avere anche loro un ritorno, per la collettività.

Il contributo dell’energia alla ripresa

L’energia è uno dei comparti che con più urgenza necessita di una semplificazione della burocrazia e insieme quello che promette un contributo tra i più decisivi alla ripresa dell’economia nella fase post-COVID19. Lo studio di Confindustria Energia Infrastrutture energetiche per l’Italia e per il Mediterraneo, condotto con il contributo delle maggiori associazioni del settore tra cui Elettricità Futura, stima che la realizzazione delle infrastrutture energetiche per implementare il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) attiverà investimenti per 110 miliardi da qui al 2030 che genereranno 350 miliardi di euro di valore aggiunto e 135.000 nuovi posti di lavoro.

La decarbonizzazione si dimostra dunque un volano per l’economia oltre che lo strumento principale per affrontare il cambiamento climatico, a patto però di semplificare la burocrazia. Secondo lo studio infatti questi investimenti potranno attivarsi solo in presenza di un quadro normativo certo, stabile e fortemente semplificato. Dovranno essere velocizzati i procedimenti autorizzativi per la realizzazione degli impianti per garantire a imprese e investitori regole meno complesse, più coerenti ed omogenee sul territorio. Si dovrà lavorare per risolvere i cortocircuiti decisionali che portano gli iter burocratico-amministrativi a durare anche diversi anni. Non dimentichiamo che realizzare i target rinnovabili indicati dal PNIEC significa raddoppiare e quasi triplicare, rispettivamente, il contributo di eolico e fotovoltaico al mix energetico in soli 10 anni.

Come liberarsi dal peso eccessivo della burocrazia

Quanto tempo ci vorrebbe per raggiungere gli obiettivi per le rinnovabili al 2030 mantenendo il peso attuale della burocrazia? Secondo il Coordinamento FREE, se le procedure autorizzative per gli impianti rinnovabili rimanessero invariate rispetto al 2017-2018, impiegheremmo quasi 70 anni. Il documento di FREE contiene misure a costo zero che potrebbero essere implementate nell’immediato producendo un notevole beneficio sui bilanci pubblici. Tra queste vi sono la semplificazione delle autorizzazioni per gli interventi di repowering nell’eolico, per il rifacimento degli impianti fotovoltaici esistenti e per gli interventi di efficienza energetica in edilizia, il superamento dello spalmaincentivi per gli investimenti mirati a mantenere efficienti gli impianti eolici, a biogas e di mini-idro, nonché la semplificazione fiscale per la microcogenerazione, una tecnologia che andrebbe inclusa nelle configurazioni di autoconsumo collettivo al pari delle rinnovabili.

Urgente è anche un intervento sulle norme che impediscono all’idroelettrico di valorizzare i benefici potenziali per l’economia. Come richiesto da Elettricità Futura, Utilitalia, Filctem CGIL, Flaei CISL e Uiltec UIL a Governo, Parlamento e Regioni è necessaria una revisione delle norme sulle concessioni idroelettriche che garantisca l’omogeneità delle regole a livello nazionale. Con l’attuale disciplina rischiamo infatti di perdere oltre 8 miliardi di investimenti che verrebbero destinati ad accrescere la sicurezza e la producibilità degli impianti.

Non possiamo più permetterci di sprecare le risorse pubbliche e private, ostacolare gli investimenti e perdere tempo. Per moltissime imprese la possibilità di sopravvivere alla crisi del Coronavirus dipenderà proprio dalla tempestività degli interventi di semplificazione.

Link articolo originale (Blog Agostino Re Rebaudengo)

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