L'annientalismo colpisce i Campi Flegrei

Breve storia della perforazione GEOGRID.

 

L’8 Giugno 2020, era iniziata la perforazione di un pozzo, in Via Antiniana ad Agnano, per realizzare, per la prima volta, un impianto sperimentale di co-generazione termica ed elettrica da fonte geotermica senza prelievo e/o reiniezione di fluidi, tramite scambio termico in pozzo. Questa sperimentazione fa parte del Progetto di ricerca GEOGRID, finanziato dalla Regione Campania, che vede come partner tutte le Università della Campania, tre Istituti del CNR facenti parte di tre diversi Dipartimenti di questo ENTE, l’INGV ed alcune aziende, come la GRADED spa, azienda Campana leader nel campo dell’Energia.

 

Questo impianto sperimentale, della potenza di soli 4 kw elettrici e 40 kw termici, mira a dimostrare, per la prima volta, che la produzione di energia elettrica da fonte geotermica è possibile anche con tecniche assolutamente sostenibili e ad impatto pressoché nullo, esattamente analoghe a quelle ampiamente diffuse, in tutto il Mondo, per il riscaldamento e per il condizionamento degli edifici. Il pozzo era previsto, inoltre, a bassissima profondità, minore di 150 metri, per sfruttare l’altissimo gradiente termico superficiale di quest’area, e la conseguente altissima permeabilità che verosimilmente permette al pozzo di recuperare velocemente il calore estratto. Essendo una perforazione ad esclusivo scopo scientifico, sena movimento di fluido, la normativa nazionale prevede che sia esente da qualunque necessità autorizzativa, o di verifica ambientale. Per una questione di dialogo istituzionale, comunque, l’ATS GEOGRID chiede comunque un’autorizzazione esplicita alla Regione Campania, che d’altronde finanzia il progetto; la Regione Campania fornisce ovviamente un’autorizzazione esplicita.

In un giorno e mezzo, il 10 Giugno, la perforazione, che procede senza alcun problema, ha già raggiunto 88 metri di profondità, ed un acquifero con temperatura di oltre 100°C; queste sono le condizioni richieste per installare lo scambiatore di calore, quindi si decide di fermarsi qui, al limite raggiungendo i 100 metri. Improvvisamente, però, verso le 14 di pomeriggio arrivano sul cantiere i vigili del Comune di Pozzuoli, con un verbale che impone la sospensione immediata di qualunque attività sul cantiere. Il verbale non ha alcuna validità giuridica, e addirittura si basa su una vecchia delibera, datata 2015, in cui il Comune di Pozzuoli dava parere negativo, nella pratica di compatibilità ambientale istruita dal Ministero dell’Ambiente, per un impianto pilota da 5 MW, progetto industriale denominato ‘Scarfoglio’, che prevedeva estrazione e re-iniezione totale dei fluidi geotermici. Inizia così una girandola incredibile di eventi assurdi, primi tra tutti gli strali del consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli, che parla di ‘evidente disastro ambientale’ perché, ovviamente, il pozzo abbandonato senza casing e completamente aperto emette vapore, esattamente come le fumarole della zona. Il consigliere, nella sua foga contro il progetto, convince anche la Regione ad imporre una momentanea sospensione, ed intanto monta, sulla stampa locale, una gigantesca campagna ‘catastrofista’, appoggiata purtroppo anche da qualche geologo e soprattutto dall’accondiscendenza di alcune Istituzioni (perfino dall’INGV, che da un lato fa parte del Progetto e dall’altro ci si oppone), che alimenta la favola del ‘disastro ambientale’, basato sulla banale osservazione del vapore in uscita dal pozzo, forzatamente lasciato non gestito. I partner del progetto avvertono intanto che un pozzo non può essere ‘sospeso’ lasciandolo aperto e senza casing, perché altrimenti può davvero evolvere in maniera imprevedibile e, sebbene con probabilità molto bassa, divenire un pericolo reale. Ma, incredibilmente, le Istituzioni non comprendono, continuano a perdere tempo esibendo peraltro il pozzo in emissione come un ‘trofeo’ politico, una vittoria contro quelli che, da gruppo di ricerca pura della più alta qualificazione, trasforma in biechi ‘speculatori’ che non si fanno scrupolo di creare disastri ambientali per profitto. Ma la punta dell’iceberg di questa parata dell’assurdo si tocca quando, il 22/6/2020 viene convocata d’urgenza, dalla Protezione Civile, la Commissione Grandi Rischi. Tutto questo, per un pozzo da 88 metri destinato alla semplice installazione di uno scambiatore di calore, senza alcun prelievo né iniezione di fluidi. Pozzi come questo nella caldera flegrea ce ne sono almeno 7: 3 da 200 metri di profondità, 3 da 100 metri, 1 da 500 metri: tutti realizzati, nel 2015, dall’INGV; pozzi aperti realizzati per installare sistemi di monitoraggio. Ma nell’area esistono pozzi, di profondità anche maggiore, realizzati anche da privati, e con prelievo di fluidi: nel Tennis Hotel, a poche centinaia di metri di distanza, ci sono pozzi da 40 a 100 metri di profondità con prelievo di fluidi per riscaldamento; nelle Terme di Agnano, pozzi con prelievo di fluidi termali; nella medesima proprietà di Via Antiniana, a pochi metri dal pozzo GEOGRID, c’è un pozzo profondo 150 metri, ancora aperto e realizzato oltre 10 anni fa per uso privato, con esplicita autorizzazione del Comune di Pozzuoli. Nell’area esistono inoltre pozzi realizzati per rilievi geologici, con profondità fino a 150 metri; ma, dulcis in fundo, nella stessa zona negli anni ’50 fu realizzato un pozzo esplorativo a scopo geotermico, denominato CF23, che arriva alla profondità di 1850 metri, con temperatura massima a fondo pozzo di 350°C.

Se questa follia, in cui si è riusciti a coinvolgere addirittura la Protezione Civile Nazionale e la Commissione Grandi Rischi per un pozzo assolutamente innocuo di 88 metri, non viene immediatamente fermata e stigmatizzata, a rigor di logica non si potrà più neanche realizzare sistemi a pompa di calore con sonde geotermiche.

L’ultimo capitolo di questa storia assurda sono i ‘pareri’ dell’INGV e della Regione Campania: il primo parte integrante del Progetto, la seconda addirittura Ente finanziatore che ha anche autorizzato la perforazione. Bene, basandosi su alcune misure geochimiche (che dimostrano tra l’altro che l’emissione, pur essendo analoga a quella delle fumarole naturali, che abbondano nell’area, è di ordini di grandezza minori come flusso), l’INGV suggerisce la ‘chiusura mineraria’; stesso ‘parere’ della Direzione dei Lavori Pubblici della Regione Campania, che però in questo caso neanche lo giustifica, perché non ha fatto alcuna rilevazione.

Insomma, l’ennesima tristissima storia di un Paese dove si parla ‘tanto per dire qualcosa’… e a fare le spese di tanta approssimazione, ovviamente, è sempre la Geotermia sostenibile; proprio perché non ci sono forti interessi e lobbies economici a preservarla.

L'intervento video del Presidente Giga, Fabio Roggiolani

Un video (facebook) che documenta il blocco dei lavori al pozzo di Agnano 

 

Fabio Roggiolani
Presidente Giga no profit

 

 

 

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