Costarica: Paese laboratorio per la decarbonizzazione

Vi è un paese centro-americano che da anni si distingue per la sua attenzione alle energie rinnovabili ed alla sostenibilità, oggetto di studio e di approfondimento anche per ricercatori e tecnici dei sistemi energetici: è il Costarica che proprio recentemente ha presentato un piano per la piena decarbonizzazione al 2050

di Sauro Secci (fonte foto di copertina: thecostaricanews.com).

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Come ha affermato il Ministro dell’Ambiente costaricano Manuel Rodríguez, in occasione della presentazione del piano “Se dovessimo raggiungere i nostri obiettivi i nostri nipoti nel 2035 avranno la stessa carbon footprint dei nostri nonni nel 1940 e per il 2050, i loro figli non ne avranno alcuna”.

Un programma di decarbonizzazione davvero ambizioso quello del paese centroamericana che si prefigge di mantenere l’attuale livello di crescita economica, con un PIL che lo scorso anno ha registrato un incremento del 3%, avendo come capisaldi l’abbattimento delle emissioni di CO2 e grandi investimenti in infrastrutture sostenibili.

Un peso importante nell’emissioni di gas serra in CostaRica è quello del comparto dei trasporti che pesa per circa il 40%, un elemento che ha orientato nella scelta di investire fortemente nel settore per adeguarlo alle nuove esigenze ad iniziare da quelle ambientali. Nel piano è previsto il dimezzamento delle auto circolanti in aree urbane entro il 2040, il ricorso ad almeno il 70% di bus elettrici e ad almeno il 25% di auto entro il 2035, per raggiungere il 100% della trazione elettrica del trasporto pubblico (taxi, bus e treni) entro il 2050. Sul fronte delle grandi opere annunciate figura anche la costruzione entro il 2022 di una linea ferroviaria elettrica che collegherà 15 delle 31 città satellite nate intorno alla capitale San Jose. Si tratta di un servizio capace di garantire la mobilità quotidiana di almeno 250 mila residenti nell’area metropolitana capitale, costituita da circa 1 milioni di abitanti.

Nel programma viene richiesto uno sforzo di conversione alla maggiore società di distribuzione petrolifera del paese in capo allo stato, la Astra, la quale ha già da tempo avviato progetti di ricerca e investimenti su idrogeno e biocarburanti per l’alimentazione sia di mezzi pesanti che di navi cargo.

Un discorso più complesso ed articolato, relativamente al piano, lo merita l’aspetto legato ai fondi per finanziarlo. Infatti, dal momento che il Costa Rica non dispone di propri giacimenti di risorse fossili, gran parte delle entrate statali proviene dalle tasse sull’importazioni di carburanti, con l’abbandono del sistema basato sulle energie fossili che determinerebbe un drastico calo del budget statale (cui i dazi sulle importazioni di carburanti esteri contribuiscono per il 12%) e per far fronte a questa mancanza, è prevista l’introduzione di ancora non meglio precisate “tasse verdi”.

Una storia di sensibilità ambientale che viene da lontano quella del Costarica, già tra i leader ambientalisti della regione e dove, mentre negli anni ’60 e ’70, si aveva il maggior tasso di deforestazione pro capite al mondo, negli anni ’80, le foreste erano riuscite a recuperare circa il 25% del territorio per giungere addirittura al 50% nel 2013. Nel 2018 poi, secondo gli ultimi dati statistici dell’Istituto per l’Elettricità del Costa Rica, il 98% dei consumi elettrici è stato soddisfatto da fonti rinnovabili.

Nonostante molto ci sia ancora da fare, si tratta di passi significativi nella giusta direzione, come sottolinea Jairo Quiros, ricercatore presso l’Università del Costa Rica intervenuto per smorzare i facili entusiasmi degli amministratori richiamandoli sulla lunga strada ancora da percorrere, secondo il quale “E’ giusto essere ambiziosi. Non sarà facile, ma credo che questo programma possa spingere il Paese verso una trasformazione come nessun’altra di quelle osservate negli ultimi decenni”.

 

Sauro Secci

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