La partita della geotermia nel Risiko delle rinnovabili

vulcanoAnche se rappresenta meno dell’1% della produzione elettrica mondiale odierna, la geotermia è la fonte di energia rinnovabile con il maggiore potenziale sulla Terra, insieme all’energia solare, ed è l’unica disponibile 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana, in tutto il mondo, indipendentemente dal sole, dal vento, dalle onde e dalle maree.

In Italia, c’è un movimento di politici e cittadini che da molti anni ha messo in discussione il modo di fare geotermia per le ricadute paesaggistiche, ambientali e sanitarie che comporta.

In Toscana è stata inventata un secolo fa la geotermia per produrre energia elettrica e per mezzo secolo la geotermia è rimasta a livello mondiale solo una prerogativa italiana e segnatamente toscana. La pubblicizzazione della società De Larderel ha comportato una tragedia occupazionale e sociale nella Toscana geotermica; l’Enel ha via via spostato direzione e ricerca ed è arrivata a far funzionare le centrali anche senza personale. In conseguenza di ciò i comuni della zona sono passati in 50 anni dai primi posti per reddito agli ultimi posti in Toscana.

Nella geotermia tradizionale e convenzionale si usa il cosiddetto ciclo flash, che disperde in atmosfera gran parte dell’acqua calda o dei vapori intercettati in profondità. Solo una parte di quest’acqua viene reimmessa dopo essere stata recuperata tramite le torri di raffreddamento che da lontano fanno assomigliare le centrali geotermiche a quelle tristemente note a energia nucleare.
La situazione ambientale è relativamente sostenibile se il ciclo flash viene usato in aree dove dal profondo della terra non emergono Co2 e inquinanti. Se invece, come in Amiata, dai pozzi insieme all’acqua emerge un florilegio di gas e sostanze inquinanti, oltre a una enorme quantità di Co2, ecco che la crisi ambientale prima o poi diventa inevitabile.

Ma accanto alla tecnica del ciclo flash, pericolosa per la salute e l’ambiente, esiste la tecnica del ciclo binario. Il primo generatore geotermico fu realizzato dal principe Ginori Conti all’inizio del 1900. Tuttavia, la rivoluzione geotermica del ciclo binario è stata applicata in geotermia in tutto il mondo esclusa l’Italia. Il ciclo binario abbinato alla reimmissione totale dei fluidi e dei gas ha determinato lo sviluppo mondiale della geotermia che, resa nettamente meno invasiva, ha trovato una larga applicazione negli ultimi anni.

Grazie anche all’attività del Gruppo Informale per la Geotermia e l’Ambiente hanno cominiciato a diffondersi in Italia soluzioni di impianto a ciclo binario per le piccole e medie aziende e dell’auto (il 17 marzo a Napoli verrà presentata la Green Machine che ha ricevuto poco tempo fa le lodi di Barack Obama) fino a poter sostituire in un futuro prossimo anche le grandi centrali esistenti inToscana.

Occorre a questo punto sapere che la geotermia è possibile in concessione statale e che le attuali centrali in essere (800 MW per un utile annuo di Enel non inferiore al mezzo miliardo di €) avrebbero visto scadere le concessioni nel 2013. Per questo l’Italia era finita nel mirino della UE per violazione delle norme della concorrenza (decreto authority a firma Catricalà del 12 giugno 2008). Per lo stesso motivo nel 2010 è stata approvata una legge per consentire la costruzione di centrali a ciclo binario di taglia non superiore ai 5 MW di potenza e una serie di norme antitrust come la massima concentrazione delle concessioni e appunto la messa in gara delle concessioni in scadenza.

La legislazione di riferimento per il settore geotermico è costituita dal Decreto Legislativo dell’11 febbraio 2010, n. 22, “Riassetto della normativa in materia di ricerca e coltivazione delle risorse geotermiche, a norma dell’articolo 27, comma 28, della legge 23 luglio 2009, n. 99”. Tale normativa considera di pubblico interesse e di pubblica utilità, la ricerca e la coltivazione di risorse geotermiche. Quando fu emanato il decreto legge e il parlamento mise mano alle nuove norme, le lobby corsero ai ripari: accanto alle prime norme di timida rottura del monopolio si prorogarono nella stessa normativa in un colpo solo le concessioni in scadenza al 2013, portandole al 2024.

Questa è la partita che si gioca e purtroppo un certo tipo di comitati, ponendosi contro tutte le forme di geotermia elettrica e impedendo la nascita delle piccole centrali da 5 MW, fanno inconsapevolmente il migliore regalo ai monopolisti. Se in questi anni che ci separano dal 2024 non nasceranno centrali a ciclo binario chiuso e non nascerà una rete di imprese con il know how e le risorse finanziarie necessarie, la gara si ridurrà soltanto a una farsa burocratica.


In Toscana recentemente si è firmato un protocollo di intesa firmato dal presidente Rossi con la nuova Rete Geotermica formata dalle imprese che si impegnano a fare geotermia in modo innovativo ed esclusivamente a ciclo binario chiuso. Si tratta di una rete di imprese italiane che intendono costruire una filiera che comprende la produzione di sistemi elettrici geotermici.

terra

Tanta foga contro una quantità di Mw geotermici nuovi non superiori a 100 è incomprensibile. Tanto zelo contro una geotermia definita per legge a impatto zero e tanta notorietà per una questione complessivamente marginale nelle sue dimensioni oggettive è perlomeno dubbia. Restando al di fuori delle dietrologie un fatto resta: se non si realizzeranno nuove piccole centraline non avremo competitori per le gare al 2024 ad eccezione delle multinazionali estere che hanno già realizzato oltre 7000 Mw di potenza di centrali a ciclo binario in giro per il mondo.

Il paradosso è che una risorsa meravigliosa che consente di produrre energia da secoli nelle stesse aree viene vista come nemica e non come amica. L’energia sotto la superficie della terra è a disposizione indipendentemente dalle stagioni e dalle temperature esterne. E’ anche in condizione di fornire caldo e freddo in ogni luogo del pianeta (io vivo da 10 anni in una casa alimentata con energia geotermica). In alcune aree la terra diviene più generosa, come nelle aree termali e nelle aree vulcaniche, rendendo disponibili temperature basse, medie o alte, per un utilizzo sia termico che elettrico. Quasi una rivalsa della storia per molte aree del pianeta come l’America Latina o l’Africa povera e non petrolifera, che dalla geometria e dal suo corretto uso possono ricostruire il proprio futuro. L’Islanda lo ha già fatto e in pochi anni ha coperto il 65% del proprio fabbisogno elettrico e il 100% del fabbisogno di calore: per questa via è uscita dalla crisi che l’aveva portata al default e alla disoccupazione di massa .

Combattere una geotermia obsoleta e inquinante si può, se costruiamo una geotermia binaria e a impatto zero. Magari pretendendo che questa volta i proventi, invece di finire nelle tasche dei soliti noti, finisca almeno in parte nelle disponibilità di chi vive e lavora nelle aree in cui si realizzeranno le nuove centrali.

Precisazione dell’autore: mi corre l’obbligo di precisare che possiedo una quota del 12% di proprietà della Toscogeo Srl, una delle società della rete geotermica. La quota serve esclusivamente a convincere chi ha investito risorse e non idee come me che c’era un futuro per la geotermia ad impatto zero.


Fabio Roggiolani


Foto Andrea Schuster/flickr

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