Eco boat design: La nave cargo di ultima generazione con vele rinforzate

ut wind challenger eco boat design sail cargo shipUna nave da carico lunga 220 metri che può trasportare 84.000 tonnellate di merci navigherà grazie alla forza del vento che incide su 4 set di vele fissate sullo scafo.

Le vele sono state chiamate "koyokuhan", che si traduce approssimativamente in "hard-winged sail",  misurano circa 20 metri di altezza e larghe 8 metri. Sono di dimensioni ridotte, realizzate per la fase sperimentale, il 40% rispetto a quelle definitive che saranno commercializzate dopo la fase di studio ed i test.

I ricercatori stanno controllando la resistenza della vela, nonché un sistema di controllo atto a ruotare e modificare la dimensione della vela a seconda della direzione del vento per ottenere la massima forza propulsione.

I test della nuova vela in plastica rinforzata con fibra sono già iniziati nel presente mese di gennaio a Sasebo presso una filiale di Oshima Shipbuilding dove la forza dei forti venti provenienti da ovest è costante nella stagione invernale. L'iniziativa è stata presentata alla stampa lo scorso  25 gennaio così come ci informa il quotidiano online giapponese Asahi Simbun.

Il costo di costruzione della nuova nave da carico dovrebbe aggirarsi intorno ai 5 miliardi di yen (36 milioni di euro), circa 1 miliardo di yen in più di una nave da carico normale di quelle dimensioni. Tuttavia,  Il sistema di propulsione mista, ibrida  diesel / vento, potrebbe tagliare i costi del carburante del 30%, il cui risparmio energetico consentirebbe un recupero dei costi aggiuntivi di costruzione in cinque anni.


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Oggi la giustizia russa ha accusato di teppismo/vandalismo (o meglio di hooliganismo, nemmeno fossero ultras della Dinamo Mosca)  26 membri dell’equipaggio su 30 della nave di Greenpeace  Arctic Sunrise. Lo ha confermato a Ria Novosti Mikhail Kreindlin, l’avocato russo messo a disposizione dei suoi attivisti da Greenpeace.  Ieri anche all’attivista italiano Cristian D’Alessandro è stata formalizzata l’accusa di vandalismo.

«Le accuse sono state portate contro altre 9 persone , portando a 26 il numero dei membri dell’equipaggio incolpati di questo delitto», ha spiegato Kreindlin, sottolineando che l’accusa non ha ritirato ancora le accuse di pirateria che pesano  sui militanti ambientalisti, arrestati il 18 settembre dalla Guardia costiera di frontiera russa mentre tentavano di scalare una piattaforma petrolifera di Gazprom nel Mar della Pecora.

Secondo il Comitato d’inchiesta russo il comportamento dei militanti di Greenpeace ha messo in pericolo la vita di chi lavorava sulla piattaforma Gazprom. Vladimir Tchuprov, direttore del programma Artico di Greenpeace Russia, ha risposto che «Le azioni dei militanti di Greenpeace nel Mar di Pecora non possono costituire una minaccia per la vita delle persone che lavorano sulla piattaforma petrolifera Prirazlomnaia. Questa accusa che era stata formulata all’inizio. E’ evidente che le azioni dei militanti ecologisti non possono né perturbare il funzionamento della piattaforma, né costituire una minaccia per la vita del suo personale. Essendo Greenpeace un’organizzazione non violenta, i suoi militanti sono i soli a rischiare la loro salute e la loro vita durante azioni come quella. I militanti di Greenpeace seguono una formazione specializzata prima di prendere parte a manifestazioni di questo genere. Apprendono a comportarsi senza ricorrere alla violenza, ad escludere ogni minaccia ed ad evitare i rischi per gli altri. Questo è il primo principio applicato da Greenpeace durante le sue azioni. L’esperienza dimostra che I militanti ecologisti sono I soli ad esporsi al pericolo. Le operazioni di Greenpeace non hanno mai fatto una sola vittima nel mondo. Le forze dell’ordine non possono non saperlo».

Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, sottolinea che «Le autorità russe hanno formalizzato l’accusa di vandalismo, senza ancora far decadere quella di pirateria come annunciato, ma la sostanza non cambia: la detenzione dell’equipaggio di Greenpeace e dei giornalisti e il sequestro della nave è del tutto illegittimo. Se l’accusa di pirateria si è rivelata inconsistente, quella di vandalismo oltre ad essere ugualmente assurda, mai comunque avrebbe dato il diritto di abbordare la nave di Greenpeace in acque internazionali».

Intanto l’Olanda ha deciso di portare il caso Russia-Greenpeace davanti al Tribunale internazionale del diritto del mare (Itlos), previsto dalla Convenzione Onu sul Diritto del Mare (Unclos) e la prima udienza è fissata ad Amburgo per il 6 novembre. La Russia, pur avendo sottoscritto l’Unclos, ha detto che non parteciperà al processo e non accetterà le decisioni del Tribunale.

Greenpeace fa notare che «Se la Russia dovesse davvero rifiutare la decisione del Tribunale, il risultato sarebbe una crisi generale del Diritto Internazionale ben oltre i limiti della questione tra Russia e Olanda. Il principio della libera navigazione in acque internazionali, che è alla base del diritto marittimo, sarebbe seriamente compromesso. Dal giorno dopo, infatti, chiunque può inventarsi accuse di pirateria come hanno fatto le autorità russe, abbordare e sequestrare chi vuole e poi rifiutare il giudizio del Tribunale internazionale».

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