L’ambiente oltre la crisi: intervista di Sergio Ferraris al ministro Sergio Costa

Soffia il vento della crisi sull'esecutivo giallo-verde. Ma il ministro Costa è sicuro della bontà del suo operato in questi 14 mesi: "Chiunque siederà alla scrivania del ministro dell'Ambiente avrà a disposizione un dicastero più forte" 

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End of waste (il procedimento che trasforma un rifiuto in un nuovo prodotto), clima, economia circolare, green economy, innovazione, ma anche regionalismo e questione africana: sono alcune delle tematiche affrontate nell’intervista di Sergio Ferraris al ministro Sergio Costa per StartupItalia che riproponiamo di seguito, e delle quali si è occupato personalmente in questo primo anno di governo giallo-verde ora scosso da una forte crisi politica. Il titolare del dicastero dell’Ambiente ha fatto assieme a noi il punto della situazione, ci ha descritto lo stato d’avanzamento di una serie di lavori e tematiche che dovranno essere ripresi in autunno da chiunque siederà al ministero dell’Ambiente. "Chiunque ci sarà avrà a disposizione un dicastero più forte" ha detto con orgoglio Costa, ricordando il recente rafforzamento dell’organico con 251 nuove assunzioni.

 

StartupItalia: Ministro, la cronaca politica ha fatto irruzione in questa estate altrimenti tranquilla e in questa intervista in cui avremmo dovuto parlare d’altro. Però è impossibile sottrarsi alla domanda più impellente: cosa potrebbe succedere se si andasse a elezioni?

Sergio Costa: «Tengo a sottolineare che il lavoro che abbiamo fatto fino a ora, a parte le emergenze, è di carattere strutturale ed è un patrimonio del paese e non di una singola forza politica. E spero che un mio possibile successore ciò lo capisca e lo faccia proprio. Le deleghe sull’economia circolare, il lavoro svolto sulle plastiche e quello fatto sull’end of waste, sono cose necessarie se si vuole andare verso una maggiore tutela ambientale che è necessaria per le sfide delle risorse e del clima. Chiunque siederà alla scrivania del ministro dell’Ambiente comunque avrà a disposizione un ministero più forte. È stato pubblicato in gazzetta Ufficiale, infatti, il bando per il concorso per 251 funzionari di area tecnica al ministero dell’Ambiente. Il primo che sia mai stato realizzato al Ministero dell’Ambiente dalla sua fondazione nel 1986».

StartupItalia: Parliamo di innovazione e ricerca. In Italia sulla green economy la ricerca c’è ma è frammentata… Come ministro come si sta muovendo?

Sergio Costa: «Fermo restando che la ricerca è appannaggio del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, ciò che noi possiamo fare è spingere verso il mercato dell’economia circolare. Nella legge di stabilità 2019, ossia quella dello scorso anno, abbiamo messo un fondo rotativo di 42 milioni di euro per la riduzione della dimensione degli imballaggi e per l’incremento delle bioplastiche, nelle vendite al dettaglio. Spingendo così la produzione di bioplastiche e tutta la ricerca associata e dandogli così uno spazio di mercato».

StartupItalia: Ha parlato di finanziaria. Immagino che, prima della crisi di questi giorni, steste apparecchiando la prossima legge di bilancio. Cosa bolle in pentola per l’ambiente?

Sergio Costa: «Nella prossima legge di stabilità, spero sempre crisi permettendo, voglio, negoziando con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, spingere in direzione del credito d’imposta che va a favore delle imprese che sviluppano economia circolare e degli acquisti da parte del consumatore finale, affinché quest’ultimo possa scaricare dalle tasse una quota degli acquisti dei prodotti che provengono dall’economia circolare. In questo quadro penso, con un poco di pragmatismo, che la ricerca si sviluppi anche quando offriamo degli sbocchi di mercato a ciò che produce. In questo quadro vedo che anche imprese private, altre istituzioni e il sistema bancario si stanno muovendo creando un circolo virtuoso che mette assieme molti soggetti». 

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StartupItalia: Lei ha delega sull’economia circolare da un anno. Una delle cose più evidenti che è successa durante questo periodo è il decreto end of waste per i pannolini, ma molti altri “rifiuti” attendono provvedimenti analoghi. Cosa sta facendo il ministero?

Sergio Costa: «Stiamo facendo due cose in parallelo. La prima è quella di aver messo in piedi un gruppo di lavoro di esperti per i decreti end of waste che ho letteralmente tirato fuori dai cassetti della vecchia legislatura. In questa maniera abbiamo avviato un processo che per alcuni materiali è già in fase avanzata. Si tratta di un processo per il quale ci vuole tempo, perché sono decreti di natura regolamentare che oltre all’aspetto tecnico devono passare sia per il Consiglio di Stato, sia per l’Unione europea, prima di essere pubblicati. In tutto passano 9-10 mesi per ogni end of waste. Parliamo di decreti che riguardano 60 milioni di metri cubi di materiali l’anno. Una cifra che è il 25-30% dei rifiuti che non hanno uno sbocco nell’economia circolare ogni anno».

StartupItalia: E la seconda?

Sergio Costa: «Oltre a ciò stiamo proponendo emendamenti per poter costruire un percorso giuridico per lo sviluppo dell’end of waste. Si tratta di un’azione che ne racchiude altre due. Da una parte, come Italia, abbiamo tecnologie ambientali tra le migliori a livello mondiale e che devono essere tutelate e implementate ulteriormente, che spesso è implementata a livello locale, mentre dall’altra abbiamo una normativa che deve diventare ampia, nazionale e deve essere attivata dal Consiglio di Stato e dal Parlamento.

StartupItalia: Lega e Movimento 5 Stelle concordano almeno su questa materia?

Sergio Costa: Su tutto ciò si sovrappone proprio il fatto che le due compagini di governo hanno visioni discordanti. E qui c’è stata la grande fatica di mettere in piedi e di mantenere un meccanismo di questo tipo. Il risultato è che a oggi dopo vari tentativi siamo riusciti a far si che il Ministero dell’Ambiente crei delle linee guida e le regioni nel perimetro tracciato dal Ministero possono normare. E in questa maniera si salvaguardano anche le aziende che stanno operando con le autorizzazioni regionali e che di sicuro non possono chiudere, mettendo per la strada sia decine di migliaia di lavoratori, sia materiali che ritornerebbero a essere rifiuti».

StartupItalia: Non c’è il rischio che con l’autonomia regionale abbiamo un’Italia a diverse velocità sull’economia circolare?

Sergio Costa: «Direi di no. Le tre Regioni interessate, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, avevano chiesto di fare ciò anche sull’economia circolare, ma noi abbiamo stralciato queste parti, per il semplice motivo che questa materia la stiamo normando ora, crisi permettendo. Il tutto per dare unitarietà nazionale alla gestione dei rifiuti. E le regioni hanno accettato ciò, per cui direi che si può stare tranquilli sotto a questo fronte.

StartupItalia: Quaranta associazioni, nei giorni scorsi, hanno fatto i conti circa i tempi l’end of waste. Dovrebbero forse essere normati a livello ministeriale?

Sergio Costa: «Se dovessimo aspettare che si faccia un decreto del ministro dell’Ambiente per ogni end of waste non finiremmo più. Per superare ciò abbiamo deciso di creare le linee guida del ministro dell’Ambiente che è ciò che abbiamo legiferato in questo emendamento estivo che è stato inserito nella legge di delegazione europea calendarizzata per fine settembre e che passerà chiaramente crisi permettendo. In questa maniera i tempi sono ridotti a due mesi. L’emendamento è stato controfirmato a tutte le compagini parlamentari. Qualcosa andrà fatto anche nelle legge di stabilità e spero che sia fatto da chiunque firmerà la legge di stabilità. Più in generale la logica che ci muove è quella di mantenere un equilibrio tra la tutela ambientale e la green economy, equilibrio che talvolta in passato non sempre c’è stato».

StartupItalia: Si sta discutendo molto sul ruolo dei consorzi di riciclo. Nell’ultimo periodo sono stati messi sotto accusa per svariate ragioni tra le quali scarsa efficienza. Qual è il suo punto di vista?

Sergio Costa: «I consorzi sono stati un’invenzione del ministro Ronchi e sono tutt’ora un’innovazione. Io non mi associo al coro di coloro che dicono che non funzionano, anche perché in ultima analisi rappresentano l’imprenditoria ambientale che deve coniugare impresa e interesse pubblico, ma è chiaro che oggi il mondo dei consorzi deve innovare. In questo quadro io sto spingendo i consorzi, nel contesto rappresentato da Conai e Anci, per muovere verso la differenziata ma anche verso il riciclo alto, modello Treviso per intenderci. E per fare ciò è necessario che Anci e Conai chiudano un accordo non di tipo lineare, ma a scalini nel quale più si differenzia e più si ricicla, più si viene premiati dal Contributo Ambientale Comunale. Il tutto perchè dobbiamo puntare in alto».

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StartupItalia: Inceneritori. Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ci punta molto, gli ambientalisti e i 5 Stelle non ne vogliono sentire parlare. Lei cosa ne pensa?

Sergio Costa: «Bisogna leggere il contesto complessivo. In Italia abbiamo un numero più che sufficiente di inceneritori, per trattare i rifiuti residui, se seguiamo la linea che abbiamo disegnato per l’economia circolare dove differenziata e riciclo vogliamo che siano in crescita. Prova di ciò risiede nel fatto che alcuni inceneritori in Emilia-Romagna e Toscana stanno chiudendo per “fame”, mentre quelli in Europa come Copenaghen, Goteborg e Stoccolma hanno un deficit strutturale di alimentazione e stanno comprando all’estero i rifiuti indifferenziati per funzionare».

StartupItalia: Dunque non ne avremmo bisogno?

Sergio Costa: «Se abbiamo già inceneritori in sufficienza per trattare quello che saranno i rifiuti ineludibili perché farne di nuovi? I nuovi inceneritori inoltre sono un’ipoteca sul futuro. Servono minimo cinque anni per realizzarli e poi hanno un tempo di rientro di almeno venti anni. Ecco quindi che se si varano degli inceneritori oggi si ipoteca l’aumento della differenziata e del riciclo per decine di anni».

StartupItalia: Qual è invece la sua opinione sulla Tav, sulla quale si è recentemente votato in Parlamento e frantumata la sua maggioranza?

Sergio Costa: «Sul fronte ambientale bisogna considerare il fatto che i lavori si svolgono in una zona amiantifera per cui ci sono dei pericoli per la popolazione, che dureranno per tutto il periodo degli scavi ossia per venti anni. Oltre a ciò c’è il fatto che si emetterà durante i lavori che una quantità di CO2 che forse si recupererà nel giro di decenni. Speravo che al fatto di portare la questione in Parlamento seguisse un vero dibattito parlamentare che non c’è stato. Auspicavo che ci fosse un arricchimento del dibattito. Poi devo dire che come ministro devo essere rispettoso delle decisioni prese dal Parlamento, ma rimarco che pur nel rispetto di queste decisioni la mia attenzione come ministro alla questione della salute dei cittadini sarà massima. I parlamentari sono espressione della volontà dei cittadini, ma il dovere di un ministro dell’Ambiente è quello di vigilare ai massimi livelli». 

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StartupItalia: Clima. La Cop 26 del 2020 si terrà a Londra e si parla di una sconfitta dell’Italia che era candidata. Che ruolo avrà sul clima il nostro Paese?

Sergio Costa: «Abbiamo una serie di appuntamenti nei quali l’Italia è protagonista. Il primo è il summit a metà settembre 2019 dove andrà il premier Conte e io lo accompagnerò, anche se forse saremo in crisi di Governo, e lì porteremo il progetto sulla gestione intelligente e digitale dell’energia che abbiamo già presentato alle Nazioni Unite a luglio scorso. Si tratta di un sistema sul quale abbiamo la leadership mondiale e che permette risparmi energetici dell’ordine del 30-40%. Si tratta di un progetto che ha riscosso grande interesse perché è concreto e realizzabile nell’immediato, sia nei paesi sviluppati, sia in quelli in via di sviluppo».

StartupItalia: Quali sono gli altri appuntamenti cruciali per il clima?

Sergio Costa: «Nello scenario degli appuntamenti sul clima abbiamo, Costarica con la PreCop a ottobre, in Cile la Cop 25 a dicembre 2019 e poi a Londra la Cop 26 a dicembre 2020, noi come Italia siamo la nazione che la organizza assieme al Regno Unito».

StartupItalia: E l’Italia sarà protagonista o avrà un ruolo defilato?

Sergio Costa: «Affatto, abbiamo ottenuto di ospitare tre grandi eventi nel 2020 in materia di clima, proprio qui in Italia. Prima di tutto la Pre Cop 2020, poi la Cop per Africa e la Youth Cop, ossia quella dove i giovani non si incontreranno in un semplice side event, ma daranno indicazioni concrete alla politica internazionale in modo che nella Cop 26 di Londra queste siano acquisite».

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StartupItalia: Ha parlato di Africa. Tutti i giorni leggiamo notizie di sbarchi, porti chiusi, politici contro le ONG.,. Ma sforzandoci di avere una visione più ampia è evidente che il problema è più grande: quel continente è preda non solo della povertà ma ora pure dei cambiamenti climatici, noi quali doveri abbiamo?

Sergio Costa: «Sulla questione dell’Africa noi come Europa abbiamo il dovere di assistere un continente che è meno attrezzato del nostro nell’affrontare i cambiamenti climatici. E come ministero dell’Ambiente abbiamo già istituito il centro per il contrasto dei cambiamenti climatici in Africa che ha una sede autonoma qui a Roma. Si tratta di un’azione che non è mai stata fatta prima con la quale l’Italia aiuterà l’Africa a produrre analisi e contenuti che poi saranno portati al tavolo negoziale di Londra. Se vogliamo chiamare tutto ciò una sconfitta, bene siamo liberi di farlo, ma secondo me è un successo. Sempre a proposito di clima all’inizio di luglio siamo stati ad Abu Dabi a discutere degli Indcs (Gli obiettivi volontari di riduzione delle emissioni. N.d.R), specialmente quelli regionali e comunali sui quali stiamo spingendo molto, per modificare gli atteggiamenti dei singoli comuni e delle regioni in materia di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. E non si tratta solo di un’imposizione verso questi soggetti. Ci rendiamo conto che gli enti locali possono avere delle difficoltà di risorse per affrontare queste tematiche a livello progettuale e per ciò abbiamo messo a disposizione la task force del ministero dell’Ambiente sulla materia. A costo zero. E non mi pare poco. Si tratta di questioni che sono resilienti sia alle crisi di governo o ai cambi di ministro. Sono consolidate, a meno che un eventuale nuovo ministro non receda formalmente da tutto ciò, mettendolo per iscritto, ma dovrebbe prendersi la responsabilità mondiale di farlo».

Sergio Ferraris -Giornalista Scientifico

Link intervista originale (sito StartupItalia)

 

 
 
 
 

 

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