Igienizzante naturale a prova di virus! La ricetta del Dottor Fabrizio Zago

Abbiamo chiesto al dottor Fabrizio Zago, responsabile del settore Detergenza e Cosmesi del Comitato Tecnico Scientifico di Chimica Verde Bionet, di scrivere sul tema che sta assorbendo tutta la nostra attenzione e ci spaventa parecchio: il virus COVID19. Con ricetta finale per un igienizzante per tutti… e che funziona!

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Chimico industriale e tecnico esperto della chimica amica dell’ambiente, Fabrizio Zago ha realizzato EcoBioControl e relativo EcoBioDizionario e relativa APP, (ex-biodizionario) che è una guida al consumo consapevole dei cosmetici (www.ecobiocontrol.bio)
Sostenitore dell’utilizzo di molecole naturali, collabora come consulente con molte catetere di distribuzione e fabbricanti sensibili all’ecologia, ma anche con molti gruppi, nazionali ed internazionali.

Obiettivo: riassumere centinaia di commenti e di pareri espressi in questi giorni di difficoltà come mai dal dopo guerra.

“In premessa - scrive Fabrizio Zago - devo chiedere umilmente scusa a Gabriel Garcia Marquez che ha scritto lo straordinario libro “L’amore ai tempi del colera” la cui ultima pagina, anzi l’ultima riga, vale dieci anni di letteratura mondiale. E’ un libro che ho sempre amato e che allo stesso tempo, contiene un messaggio di speranza che dobbiamo assolutamente fare nostro... chi lo ha letto capirà a cosa mi riferisco e chi non lo ha letto, adesso che ha tempo, lo legga!

E poi, sì, serve amore per la verità, per la scienza, per resistere, per andare avanti. Ecco perché il termine “Amore” può trovare spazio in un articolo come questo.

D: Da dove nasce questo virus?

R: Con le informazioni ed i dati scientifici che abbiamo oggi a disposizione, possiamo affermare che l’origine animale, pipistrello o altro poco importa, è accertata. Ovviamente non si tratta di un “incidente”, la comunità scientifica era a conoscenza di questa eventualità, eventualità che si è drammaticamente avverata.

Radio BO, cioè la voce dell’Università di Padova, ha creato un documento mirabile per chiarezza e precisione. Nessuno, certamente non io, riuscirebbe a scrivere qualche cosa di meglio e quindi vi rimando al predetto documento che potete trovare qui: https://www.ecobiocontrol.bio/magazine/la-genesi-dellepidemia/ da leggere e rileggere per mettere a fuoco la stupidità dell’essere umano.

D: Ma è un microrganismo creato dall’uomo per dare vita alla guerra batteriologica?

R: I vari complottisti, siccome si sentono vivi solo se hanno qualcuno da odiare, hanno tentato di diffondere questa notizia, falsa. Quando incontro, virtualmente, queste indegne persone, la reazione che hanno è sempre la stessa e nell’ordine:

  • L’ho letto su internet (dove quando e come non è dato sapere).
  • Ma è evidente che i cinesi lo hanno creato ma poi la cosa gli è sfuggita di mano. (peccato che siano morti anche loro). N.B. i cinesi possono essere sostituiti in questo aberrante ragionamento dai Francesi, Tedeschi, la UE, Soros, le Banche ……
  • Alla richiesta di dati che comprovino queste affermazioni la risposta è invece univoca “questa è la mia opinione che vale quanto la sua”! Ma questo NON è vero! Una opinione basata sul nulla, senza alcun dato scientifico non è una opinione ma una stupidaggine colossale.

In realtà è stato provato, molto recentemente, che non può essere stato l’uomo a creare questo virus. Diciamo che la sequenza degli aminoacidi del virus è perfetta rispetto ai recettori cellulari e questa “perfezione” nei laboratori non si riesce ad avere.

C’è anche un secondo motivo per zittire i complottisti e cioè che il virus muta molto velocemente e quindi il fatto di essere estremamente pericoloso è tutta farina del suo sacco, gli umani non hanno fatto o potuto fare nulla. È un virus appartenente ad una famiglia di virus normali che a forza di mutare è giunto a questa pericolosa versione.

Che poi i complottisti credano che ci siano aerei che rilasciano scie chimiche piene di corona virus in atmosfera, aerei che volano su una terra piatta e che se gli venisse proposto un vaccino, loro lo rifiuterebbero con sdegno, è il solo momento in cui, ragionevolmente penso che sarebbe utile riaprire qualche ospedale psichiatrico. Altri motivi non ce ne sono ma questi qui una curetta gli servirebbe proprio.

D: Cosa si deve fare per ridurre al minimo il rischio di infezione?

R: Siamo subissati da telegiornali che ci raccomandano di non uscire, di stare a distanza eccetera. Inutile ripetere queste cose anche se ci sono ancora dei dementi che si comportano in modo incivile e stupido. Non è il caso di insistere, la nostra specialità è un’altra. Noi ci occupiamo di cosmetici (vedi igiene corpo) e detergenti, sanificanti e dintorni.

Parliamo di quelli.

D:Perché usare un gel alcolico per disinfettarsi le mani?

R: Perché l’alcol etilico denatura le proteine di cui è composto il microrganismo, il suo DNA, l’RNA i mitocondri eccetera. Insomma rovina talmente tanto queste proteine che diventano immediatamente inutili ed il microrganismo muore.

Quindi quando si è fuori casa è l’unico prodotto che può veramente servire. In casa invece il lavaggio con un semplice sapone, solido o liquido, è ampiamente sufficiente per eliminare germi e batteri.

D: Più alcol c’è meglio è!

R: NON è vero! È dimostrato che l’intervallo ideale di alcol è compreso tra il 50 e l’80%. Troppo alcol non va bene perché è così forte l’azione dell’alcol puro (90 – 96%) che denatura la membrana citoplasmatica cioè l’involucro in cui è contenuto il materiale biologico vitale del batterio, che la soluzione idroalcolica non riesce più a penetrare. Il microrganismo rimane quindi lì, quiescente ma appena si verificheranno le condizioni adatte, temperatura, umidità eccetera, riprenderà a moltiplicarsi. Sotto il 50% (molti dicono 40%) l’acqua e l’alcol penetrano ma ubriacano il batterio senza però ucciderlo.

D: Ho visto delle ricette di disinfettante, in internet, che consigliano il 60% di etanolo.

R: Giusto! Anche io consiglio quella quantità ma siccome si tratta di “correre ai ripari” quel 60% è da intendersi IN PESO! Cioè pesando con la bilancia da cucina l’etanolo e l’acqua. Siccome l’alcol pesa molto meno che l’acqua, il 60% in peso corrisponde al 75% in volume.

Anche l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha proposto questi livelli di alcol. Siamo perfettamente d’accordo ma se non si sceglie l’unità di misura corretta (chili o litri) si rischia di commettere errori enormi.

D: La ricetta che tutti possono fare

Ecco quindi la ricetta sia in peso che in volume e sia per l’alcol buongusto (alimentare al 96%) che per l’alcol denaturato (quello rosa al 90%):

1) si deve scegliere se ragionare in PESO o in VOLUME altrimenti si fa confusione. L'obiettivo è quello di avere una soluzione al 60% in peso e al 75% in volume di alcol etilico. Maggiori concentrazioni seccano troppo la pelle delle mani e non sono molto efficaci come battericidi. Sono anche i livelli raccomandati dall'OMS.

2) in peso: si pesano 625 grammi di alcol etilico buongusto (che è al 96% di purezza), 365 grammi di acqua fatta bollire e raffreddata. Si mescolano assieme.

3) se non si ha l’etanolo puro si può usare anche il denaturato rosa o incolore (purezza 90%) ma allora serviranno 670 grammi di alcol più 320 di acqua bollita e raffreddata.

4) se si sceglie di lavorare in volume allora alla fine si otterrà un litro di soluzione e non un chilo come sopra. Ma i due prodotti saranno perfettamente identici.

5) con l’alcol buongusto si devono misurare 760 ml e aggiungervi 230 ml di acqua bollita.

6) se si usa alcol denaturato (al 90%) si dovranno misurare 830 ml a cui andranno aggiunti 160 grammi o ml di acqua bollita.

7) in tutte le ricette mancano 10 grammi di sostanza che sono da completare con gomma xanthana (gelificante) che è quella che funziona meglio. Sembra che tutti coloro che vendono per corrispondenza ne dispongano. Molte persone che stanno usando questa ricetta si sono trovate particolarmente bene, gelificando l’acqua da sola ed aggiungendo, piano piano, l’alcol. L’uso del minipimmer è consigliato ma facendo molta attenzione a non incendiare la cucina (non dimentichiamo che si sta mescolando alcol in quantità elevata e le scintille del minipimmer possono causare incendi).

8) abbiamo visto che aggiungere a questa soluzione un terzo di cucchiaino di lavapiatti al litro, aumenta l’efficacia, perché i tensioattivi fanno penetrare più facilmente, nelle pieghe della pelle, sotto le unghie, eccetera, l’alcol. L’aggiunta di acqua ossigenata rende il prodotto instabile e se non lo si usa entro pochi giorni si degrada, tanto vale non metterla. In laboratorio ci si riesce ma col fai-da-te meglio evitare. Anche perché manipolare acqua ossigenata può causare effetti indesiderati come bruciature.

9) infine: adesso avete un gel che metterà 30-40 secondi ad evaporare ed è il tempo esatto che serve per l’azione antimicrobica. Se lo si adopera liquido, senza gelificante, va bene ma se ne deve usare un po’ di più e non strofinare troppo le mani per non aumentare la velocità di evaporazione.

10) l’aggiunta di glicerina non serve a nulla ma non fa neppure male a nessuno.

11) ma l’ingrediente miracoloso è fidarsi dei nostri ottimi medici e non farsi prendere dal panico.

Basta quindi disinfettarsi le mani almeno una volta al giorno.

R No, non serve a nulla! In realtà sono stati fatti degli studi a livello europeo ed il risultato è che mediamente ci si lava le mani dalle 6 alle 8 volte al giorno. Prima di mangiare, di ritorno dalle toilette, appena svegli eccetera. In tempi di emergenza sanitaria occorre raddoppiare il numero delle volte in cui ci si lava le mani. Ripeto che in casa basta un normale sapone, fuori è indispensabile il disinfettante a base alcolica.

D Per le superfici dure di casa, per gli oggetti, cosa si usa?

R Anche qui il Governo ha fornito delle indicazioni molto nette: o si usa la stessa miscela alcolica impiegata per fare il gel mani, o una soluzione di ipoclorito di sodio.

Io mi riempio di puntini rossi quando sento parlare dell’ipoclorito di sodio, perché conosco il suo potere inquinante, ma qui siamo in una situazione di emergenza e la si deve affrontare senza paraocchi. Quando vado in Africa, la prima cosa che verifico è la disponibilità di ipoclorito di sodio o la possibilità di costruire un micro impianto per produrla. So che con l’ipoclorito posso rendere potabile l’acqua stagnante e posso lavare frutta e verdura eccetera, si salvano vite umane. Sempre secondo il principio di emergenza che stiamo affrontando, ecco come realizzare un liquido igienizzante molto semplice ed alla portata di tutti: per ottenere il livello di cloro attivo consigliato dal Governo (0,1%) si deve diluire la normale candeggina che si compera al supermercato (che ha una concentrazione compresa tra il 3 ed il 4% di cloro attivo), uno a trenta. Cioè per ogni litro di candeggina si devono aggiungere trenta litri di acqua. A livello domestico non servono trenta litri di soluzione lavante e quindi si può produrne meno. Ad esempio si può prendere un secchio non metallico, versare tre litri di acqua del rubinetto e aggiungervi un bicchiere da cucina di candeggina commerciale. Per dare un minimo di proprietà lavante potere aggiungere un paio di cucchiai di detersivo per i piatti. Questo igienizzante deve essere fatto ogni volta che serve, conservarlo non va bene perché tende a degradarsi e si finirebbe con usare un prodotto non più efficace.

Con questo liquido potete lavare i pavimenti e le grandi superfici ma per alcuni oggetti: maniglie, corrimano, giocattoli (questi ultimi vanno risciacquati perché i bimbi tendono a metterli in bocca e non sarebbe bello che ingerissero dell’ipoclorito anche se diluito) e tutto ciò che viene normalmente toccato più volte con le mani, serve una soluzione più concentrata: si prende un litro d’acqua e si aggiunge un bicchiere da tavola di candeggina. Si otterrà una soluzione circa  allo 0,5%. Per le pulsantiere degli ascensori, lo schermo del PC o dello smartphone, bagnate un foglio di carta monouso e passate con quello. Non spruzzare direttamente che altrimenti rischiate di causare dei corto circuiti.

D E tutti i vari “Form” non vanno bene?

R Il Ministero ed il Governo non li cita, ed io sono d’accordo. Qui non stiamo combattendo un batterio che viene debellato dai principi attivi contenuti in questi formulati (Sali di ammonio quaternario) noi non dobbiamo uccidere una forma vivente come un batterio ma un virus contro cui, lo abbiamo detto anche in apertura, gli antibiotici non sono efficaci.

In realtà il meccanismo d’azione dell’alcol, denatura qualsiasi forma proteica, che quello dell’ipoclorito, che “brucia” ossidandolo, qualsiasi forma microbiologica, sono l’ideale in emergenza perché a queste due sostanze nessun microrganismo si può abituare, nessun agente patogeno si può selezionare. Vengono distrutti tutti senza distinzione!

D E le mascherine monouso sono efficaci?

R Certo che lo sono! Moltissimo. Ma ancora una volta siamo in emergenza e spesso non si trovano. Allora ecco come poter riutilizzare alcune volte (3 – 4 non di più) le classiche mascherine chirurgiche. Che essendo monouso non andrebbero riciclate ma meglio una mascherina riciclata che nessuna mascherina.

Non serve lavare a 60 gradi, anzi così facendo si dilata la trama del tessuto ed i germi potrebbero passano. Quello che si deve fare è di fare una soluzione di soda Solvay mettendo due cucchiai di soda per ogni litro d’acqua. Si immergono le mascherine per un’ora. Poi si tolgono lasciandole sgocciolare per alcuni minuti ma senza risciacquare e senza strizzare. Si dispongono in un’altra bacinella e si ricoprono con candeggina gentile. Si lascia in ammollo per mezz’ora, si mettono ad asciugare sempre evitando il risciacquo.

Buona fortuna a tutti da Fabrizio Zago

 

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