I vulcani sottomarini del Tirreno: un approfondimento del Professor Giuliano Gabbani

Pubblichiamo di seguito un interessante approfondimento del Professor Giuliano Gabbani, del DST-UniFiResponsabile Scientifico di Giga-FREE, sui vulcani sottomarini del Mar Tirreno

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Un’interessantissima pubblicazione dell’INGV su la rivista EOS – Earth & Space Science News dal titolo: “Magmatism Along Lateral Slab Edges: Insights From the Diamante‐Enotrio‐Ovidio Volcanic‐Intrusive Complex (Southern Tyrrhenian Sea)” mette in risalto una cosa che apre uno scenario di grande rilievo scientifico sul problema della ricerca di risorse energetiche alternative alle note sorgenti fossili non rinnovabili.

Lo studio recentemente apparso sulla prestigiosa rivista “Tectonics” dell’AGU (American Geophysical Union) ha permesso di individuare a soli 15 km dalla costa tirrenica calabrese uno dei più grandi complessi vulcanici (Diamante, Enotrio e Ovidio – 780.000 anni di età) e sviluppatosi dalla fusione di materiale proveniente dal mantello lungo e, in particolare, da una profonda frattura della crosta terrestre. Per lo studio sono state utilizzate diverse tecnologie geofisiche di nota e ultima ultima implementazione tipo: batimetria sonar multibeam, sismica a riflessione, anomalie magnetiche e tomografia sismica.

E’ stata evidenziata la presenza di un’ampia area caratterizzata da numerosi corpi magmatici solidificati a diverse profondità che risalgono fino al fondale marino formando edifici vulcanici.

Il Responsabile della ricerca, Riccardo De Ritis, ricercatore dell’INGV e primo autore dell’articolo spiega che: “L’evoluzione geologica del Mediterraneo occidentale durante l’era Cenozoica è stata controllata principalmente dalla dinamica della placca adriatico-ionica in scorrimento (cd. subduzione) al di sotto della placca euro-asiatica e ciò permette di formare subduzione con la formazione di porzioni di placche che si immergono nel mantello comunemente chiamate “slab”.

La risalita del Magma, causata dal flusso di materiale proveniente dal mantello, induce nel Mar Tirreno orientale, la formazione di catene di vulcani situate vicino al bordo della placca adriatico-ionica.

Lo studio recentemente pubblicato mette in luce i processi magmatici che si verificano lungo i bordi degli “slab” influendo sui geo-rischi ad essi associati, ad oggi non ancora ampiamente documentati. “Il complesso vulcanico individuato nel Mar Tirreno”, prosegue De Ritis, “è stato suddiviso in due porzioni.

Una parte occidentale, distale dalla costa, i cui edifici vulcanici presentano una morfologia accidentata e deformata da strutture tettoniche. Mentre la parte orientale, più prossima alla costa, propone invece edifici vulcanici arrotondati dalla sommità pianeggiante. Questo fatto si può spiegare dall’interazione tra vulcanismo e variazioni del livello del mare che ha generato nel tempo cicli di erosione e sedimentazione.

La nostra ricerca - conclude De Ritis – apre nuovi scenari sull’esistenza di importanti complessi vulcanici sul fondale marino a distanze dalla costa decisamente inferiori a quanto non si conoscesse in precedenza”.

Questo articolo apre la possibilità di utilizzo di risorse geotermiche (praticamente inesauribili) in aree marine vocate e quindi affianca in modo strettamente propositivo la proposta, formulata anni or sono e mai sviluppata per problemi più o meno oggettivi, dell’utilizzo di vulcani sottomarini di grande potenzialità (leggi Progetto Marsili) che opportunamente gestiti potrebbero alleviare la bilancia economica attualmente sbilanciata sull'impiego di energie fossili importate. 

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Giuliano Gabbani 
DST-UNIFI  Responsabile Scientifico di Giga-FREE

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