CIC festeggia i suoi 25 anni: biorifiuti grande opportunità per ambiente e sviluppo

In occasione del suo 25° anniversario, il CIC (Consorzio Italiano Compostatori), ha organizzato a Roma, lo scorso 24 maggio, un interessante evento che ha approfondito i grani progressi fatti in Italia dalla raccolta differenziata dell’organico, cresciuta con una media annua del 10%, passando da 1,3 milioni di tonnellate raccolte nel 2000 alle 6,1 milioni di tonnellate del 2015.

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Oggi la raccolta della frazione organica (frazione umida + frazione verde) rappresenta il primo settore di recupero in Italia con il 43% dei rifiuti urbani raccolti in maniera differenziata. Una entusiasmante avanzata che inizia ben prima, esattamente 25 anni fa, quando a Padova fu fondato il Cic, celebrata nell’evento romano,  alla presenza, tra gli altri, del ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, gettando le basi per nuovi ambiziosi traguardo per questo fondamentale comparto dell’economia circolare.

Sono oltre 65 milioni di tonnellate di rifiuti raccolte, nei primi 25 anni di attività del Consorzio, un quantitativo enorme, trasformato in 23,5 milioni di tonnellate di compost, contribuendo allo stoccaggio nel suolo di  oltre 7 milioni di tonnellate di sostanza organica. Un contributo importante nella lotta ai cambiamenti climatici, visto che per ogni chilogrammo di rifiuto organico non smaltito vengono evitati 0,68 kg di CO2equivalente, con l’intero settore del trattamento biologico (compostaggio e digestione anaerobica) che ha evitato 44 milioni di tonnellate di CO2eq.

Un ambito fatto di 127 aziende associate, quelle del Cic, con 308 impianti in esercizio e il trattamento di 8,1 milioni di tonnellate di rifiuto organico all’anno, che si stanno trasformando oggi in bioraffinerie, autentici poli tecnologici dove, oltre al compost,  vengono prodotti anche biogas e biometano, elemento fondamentale per la transizione del settore della mobilità.

 

Ammonta al 33% il compost prodotto in Italia che oggi si fregia del marchio “Cic”, il quale ne garantisce la qualità di filiera, proponendosi come un’arma in più contro il depauperamento dei suoli e contro il rischio di desertificazione, con la  produzione di 23,5 milioni di tonnellate di ammendanti compostati che hanno reso disponibili 300.000 tonnellate di azoto, 190.000 di potassio e 170.000 di fosforo nel mercato dei fertilizzanti.

Numeri importanti quelli del settore anche sul piano occupazionale, con una filiera che conta già ben 9.000 addetti e 1,7 miliardi di euro di fatturato, con potenziali di crescita ancora rilevanti. Come spiega il presidente Cic Alessandro Canovai,  “La filiera di valorizzazione del biorifiuto è strategica, oltre che per le grandi potenzialità industriali derivanti dallo sfruttamento del biometano, soprattutto per l’importanza vitale della restituzione ai suoli della sostanza organica attraverso l’utilizzo del compost. Il nostro auspicio, quindi, è che si intervenga per sostenere questa filiera favorendo l’utilizzo del compost in agricoltura, o prevedendo l’inserimento del compost negli acquisti verdi della Pubblica amministrazione (Gpp) in tutti quegli interventi dove si prevede l’uso di composti organici come parchi pubblici ed aziende agricole pubbliche. È ormai improcrastinabile un serio piano di infrastrutturazione impiantistica per le aree cronicamente carenti (parte del Centro e Sud del paese) e in alcune grandi città, a partire da Roma, pensando ai nuovi poli tecnologici, come le bioraffinerie, in grado di trasformare rifiuti in nuove risorse, con grandi vantaggi anche per l’occupazione”.

A livello di prospettiva si stima che nel 2025, con un servizio di raccolta esteso a tutti i comuni italiani, ben 9 milioni di tonnellate di rifiuto organico potrebbero entrere nel circuito della raccolta differenziata, con un netto incremento sia del fatturato che del numero di occupati nel settore, che potrebbero raggiungere rispettivamente 2,4 miliardi di euro e 13.000 addetti. Partendo dall’attuale produzione di biorifiuto, se il rifiuto organico raccolto fosse interamente trattato negli impianti integrati di digestione anaerobica e compostaggio, il biometano prodotto (400 milioni di m3) potrebbe essere usato per alimentare circa l’80% della flotta utilizzata per la raccolta dei rifiuti stessi. Un autentica risorsa rinnovabile a sostituzione diretta di risorse fossili di grandissima valenza nella de carbonizzazione dei sistemi energetici.

 

Sauro Secci

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