Inquinamento atmosferico e Alzheimer: non risparmiato nemmeno il cervello

I danni sanitari da inquinamento atmosferico, presentano ogni giorno il loro conto sempre più pesante, per gli obiettivi bersaglio del nostro organismo, con, in primis, l’apparato respiratorio che sovrintende a quell’atto primario della vita che è la respirazione e da esso ad sistema circolatorio, attraverso la penetrazione negli alveoli polmonari delle particelle inalate.

Una serie sempre più ampia di danni sanitari, ben sviscerata anche in Italia dal progetto VIIAS (Vedi post “Progetto VIIAS: correlazioni significative tra inquinamento atmosferico e danni sanitari in Italia“).

All’ampia fascia di obiettivi bersaglio coinvolti, si è aggiunto, secondo un nuovo studio, la nostra grande cabina di regia, costituita dal cervello, con sempre più numerosi casi di Alzheimer, particolarmente nelle civiltà più sviluppate. Significativi in questa direzione, i risultati di una ricerca dell’Università di Lancaster pubblicata dalla rivista Pnas (link abstract in calce al post), la quale ha messo in luce il legame esistente tra inalazione di particelle inquinanti e insorgenza del morbo di Alzheimer, attraverso la presenza nei tessuti di particelle messe in relazione alla malattia.

Si tratta di una teoria già ben sviscerata da precedenti studi (vedi link articolo Associazione Alzheimer Onlus), i quali hanno dimostrato che le sostanze inquinanti sono tossiche per i neuroni e potrebbero facilitare l’insorgenza di depressione, psicosi, demenze precoci. Cosa ancora più grave delle ricerche di settore, è costituita dal fatto che l’inquinamento nuove gravemente al cervello dei neonati.

Tornando alla ricerca del team dell’Università di Lancaster, i ricercatori hanno analizzato campioni di tessuto cerebrale prelevati da 37 persone, dei quali 29 abitanti di Città del Messico, una delle città più inquinate al mondo e i restanti residenti a Manchester. Si tratta di metropoli caratterizzate da alti quantitativi di nano-particelle di ossidi di ferro, di forma sferica, che si differenziano da quelle del ferro presente naturalmente nell’organismo, le quali si presentano in forma di cristalli. In percentuale minore sono state rinvenute inoltre rinvenute tracce di altri metalli come il platino, contenuti all’interno delle marmitte catalitiche.
Come ha spiegato alla BBC la coordinatrice del team di ricerca britannico Barbara Maher, “quando si studia il tessuto si vedono le particelle distribuite fra le cellule, e quando si fa l’estrazione ci sono milioni di particelle in un singolo grammo di tessuto. Sono un milione di opportunità di creare danno. Queste sostanze sono un pericolo per la salute per patologie come l’Alzheimer”.

A sinistra particolare di magnetite (ferro) in forma di cristalli presente naturalmente nell'organismo umano, al centro presenza di nanoparticelle di magnetite rinvenute dai ricercatori nel cervello di soggetti morti di Alzheimer,  a destra presenza di nanoparticelle di magnetite presenti nell'aria inquinata 

Fonte: Rivista "The Scientifics" su cortesia di della coordinatrice della ricerca Barbara Maher

Era stata la stessa ricercatrice britannica ad aver identificato in un test precedente delle particelle inquinanti su capelli di persone che si trovavano in strade molto trafficate di Lancaster, un risultato quest’ultimo, che l’ha indotta ad indagare sul tessuto cerebrale.
Un fronte sempre più ampio,quello dei danni sanitari determinati dalla esposizione all’atmosfera di oramai sempre più numerose città del mondo, molte delle quali penalizzate ulteriormente da una infelice collocazione geografica, che limita le capacità di dispersione e diluizione degli inquinanti, come molte delle megalopoli cinesi, a cominciare dalla capitale Pechino, con effetti negativi sempre più devastanti che arrivano persino a danneggiare i denti e ad accelerare l’invecchiamento della pelle.

Sauro Secci

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