Una svolta epocale: è proprio il caso di dirlo, con la Terra che sta passando dall’Olocene all’Antropocene

antropocene-immagineEssendo reduce dal Sondrio Festival, grande manifestazione internazionale sui documentari di parchi ed aree protette del mondo, mi aveva molto colpito un interessante dibattito che aveva visto insieme, il meteorologo Luca Mercalli, famoso per la sua partecipazione alla trasmissione di RAITRE “ Che tempo che fa” ed il glaciologo, Professor Claudio Smiraglia, sull’inizio dell’era dell’antropocene.

 

 

Si tratta di un termine, “Antropocene”, coniato negli anni ottanta dal biologo Eugene Stoermer, appena dopo pochi anni dalla nascita delle nuove sensibilità ecologiche, con i primi movimenti ecologisti scaturiti dal Club di Roma (vedi post “L’economia, l’ossessione della crescita illimitata e il piano B“) che nel 2000 fu adottato dal Premio Nobel per la chimica Paul Crutzen, autore di molte ricerche sull’ozono, che indica l’era geologica attuale che stiamo vivendo, nell’arco della prima e della seconda rivoluzione industriale, all’insegna dei combustibili fossili, dall’enorme impatto delle attività antropiche dell’uomo, individuate, tra le cause principali delle modifiche territoriali, strutturali e climatiche. Fu proprio Paul Crutzen, nel 2005 a scrivere un libro dal titolo eloquente di “Benvenuti nell’antropocene“, nel quale l’autore osservava come “nel secolo scorso la popolazione è quadruplicata fino a raggiungere i 6 miliardi di individui attuali, la superficie coltivata è raddoppiata, quella irrigua è quintuplicata, la produzione industriale è aumentata di 40 volte, mentre diminuivano le foreste e le specie dei grandi animali”. Il prezzo pagato per quest’espansione, rilevava l’autore, è stato pesante con l’attività umana che ha accresciuto di una o due volte l’erosione del suolo rispetto ai ritmi naturali, riuscendo a degradare circa due miliardi di ettari, una superficie equivalente alla somma di Stati Uniti e Canada.

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Due secoli di depredazione, se si pensa che, ad esempio, nel 1970 la quantità di azoto fissata dall’uomo, attraverso l’uso di fertilizzanti, era pari a circa 90 milioni di tonnellate l’anno, con un contributo analogo a quello della natura, arrivata oggi ad oltre 120 milioni di tonnellate, con una buona parte di questi fertilizzanti che va a inquinare le falde idriche e ad esasperare i processi di eutrofizzazione di laghi e fiumi.
La minaccia più grave è tuttavia costituita dal clima, con una emissione di gas serra che ha superato i livelli dell’intero Quaternario, senza poter ipotizzare minimamente le conseguenze. Una situazione che, con l’incremento di temperatura, sta incidendo pesantemente sul vapore acqueo, innescando cambiamenti di decine di volte più rapidi e bruschi tra quelli avvenuti negli ultimi 740 mila anni, con i livelli di anidride carbonica e metano i più alti mai registrati negli ultimi 15 milioni di anni. L’aumento di temperatura, inoltre, incidendo anche sul vapor acqueo, sta rendendo il pianeta nel
suo complesso più umido e nuvoloso con la maggiore umidità in gioco che partecipa anch’essa al riscaldamento globale”. Ritornando all’antropocene, si tratta di un termine che deriva dal greco anthropos, che significa uomo e si riferisce all’impatto che l’Homo sapiens ha sull’equilibrio del pianeta. A distanza di oltre trenta anni, dal conio del termine, ecco le ultime indicazioni degli scienziati di tutto il mondo, incontratisi recentemente a Berlino, secondo i quali siamo di fronte ad un autentico cambio di era,uscendo dall’Olocene, iniziato oltre 11.700 anni fa, per entrare appunto nell’Antropocene. Prima ancora il limite con l’epoca inferiore, il Pleistocene, prima epoca del periodo Quaternario, è definito sulla base del decadimento del 14C (Carbonio 14), , un isotopo radioattivo del carbonio, e coincide approssimativamente con il termine dell’ultima fase glaciale che ha interessato l’emisfero settentrionale. Per convenzione il limite è collocato a 10.000 anni dal 1950 e viene espresso in milioni di anni (quindi 0,01143 ± 0,00013 Ma).

 

Il congresso scientifico tedesco di questi giorni, ha finalmente raggiunto una intesa circa una questione aperta da decenni, sul fatto che i fenomeni urbani hanno ormai un impatto sulla stratificazione del pianeta, oltre che sull’atmosfera, con una difficoltà sempre maggiore a distinguere ciò che è naturale da ciò che è opera delle attività antropiche. A questo punto resta solo da definire il passaggio di era geologica, con gli scienziati che formalizzeranno le loro conclusioni, non prima dell’agosto 2016, in occasione dell’International Geological Congress,, l’organismo abilitato e deputato a sancire la svolta.

A seguire un interessante intervento sull’antropocene del Professor Riccardo Valentini, Componente del Comitato per i mutamenti climatici, che ha ricevuto il premio nel 2007 insieme all’ex vicepresidente americano Al Gorealtri scienziati dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change). Un intervento davvero ricchissimo di attualissime riflessioni, che tocca una serie importante di argomenti che ho trattato più volte anche nel mio blog.

Sauro Secci

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