Agricoltura sostenibile in Europa: Italia sugli scudi

Un momento di grandissimo rilievo per un settore come quello dell’agricoltura, fondamentale in questo momento di transizione da scenari di economia lineare a quelli di economia circolare, fondamentali per dare risposte alle grandi criticità globali, a partire dai cambiamenti climatici ed agli aspetti di salute pubblica, pesantemente compromessi dall’uso di pesticidi ed erbicidi, un tema di riferimento anche dell'ultima edizione di Ecofuturo 2017 dall'eloquente sottotitolo "Ecotecnologie e la promessa della terra".

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Uno scenario evolutivo quello di una nuova agricoltura che vede proprio il nostro paese tra quelli all’avanguardia in questa transizione. È questo il quadro che emerge dal rapporto Greenitaly 2017 redatto da Unioncamere e dalla Fondazione Symbola, presentato nei giorni scorsi a Milano e che scatta una fotografia precisa alle nostre aziende in un periodo storico fondamentale per le sorti dell’intero pianeta.

Secondo il nuovo rapporto sono salite al 49% le aziende agricole italiane che hanno adottato negli ultimi tre anni metodi e tecnologie per ridurre l’impronta ecologica dei loro processi, riducendo i consumi di acqua ed energia e di una progressiva conversione verso le coltivazioni biologiche.

 

Il rapporto esplicita una serie di bei primati dell’agricoltura italiana, che si configura come una delle più competitive a livello europeo relativamente al valore aggiunto per ettaro (2.181 euro/ha, il triplo di quello del Regno Unito, il doppio della Spagna, quasi il doppio della Francia, 1 volta e mezza di quello della Germania): anche a livello di occupati i dati della nostra agricoltura vedono 10,1 occupati ogni 100 ha coltivati, il triplo rispetto a Francia, Germania e Spagna, quasi sei volte rispetto a quelli del Regno Unito: Altri dati di grande rilevanza per l’agricoltura italiana, sono quelli relativi all’export ed alla sicurezza alimentare. Un approfondimento del rapporto è dedicato proprio al tema della sicurezza alimentare, con il settore agricolo italiano che vanta il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici oltre il limite (0,3%), inferiori di 5 volte a quelli della media europea (1,5% di irregolarità) e di 26 volte a quelli extracomunitari (7,9%). Si tratta di risultati importanti, conseguiti anche grazie alla scommessa sulla qualità e sulla sostenibilità ed alla progressiva rivincita del settore del biologico, che si va allargando ad un numero sempre maggiore di comparti agricoli.

Tanti punti incoraggianti quelli del nuovo rapporto, con particolare riferimento alla agricoltura, che parla sempre più di aziende italiane proiettate al futuro nel segno della qualità dei prodotti, attraverso un nuovo “made in Italy” che non dimentica il passato, realizzando prodotti migliori, più responsabili ed ha ridotto impatto ambientale nell’uso delle risorse. Un impegno che presuppone però di intensificare anche le azioni orientate ad estirpare gli atavici problemi più del nostro Paese, particolarmente gravi nel settore agricolo, come, lavoro nero, criminalità, burocrazia inefficace, disuguaglianze sociali. Importanti nel rapporto, i risultati conseguiti nell’ambito delle energie rinnovabili attraverso bioenergie come il biogas e il fotovoltaico.
Il nostro è l’unico paese al mondo con 292 specialità Dop/Igp riconosciute a livello comunitario e 523 vini Docg/Doc/Igp, ed è oggi leader in Europa nel biologico, con quasi 60mila aziende agricole nate o riconvertite al biologico.
Indicazioni piene di speranza e di incoraggiamento per potenziare i risultati conseguiti dalla significativa parte migliore del nostro paese, che cresce credendo profondamente nel proprio futuro che passa obbligatoriamente attraverso la sostenibilità ambientale per superare questa gravissima crisi sistemica e di modello di sviluppo.

Sauro Secci

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