NZEB: un acronimo fondamentale per la nuova edilizia nel segno dell’efficienza energetica

Il rilancio del settore dell’edilizia nel nostro paese passa necessariamente attraverso un cambio di paradigma, spostandosi dal consumo di suolo e da nuove costruzioni all’efficientamento del deficitario patrimonio edilizio esistente, orientando decisamente i criteri di progettazione verso le cosiddette “case passive”, spesso definite anche dall’acronimo NZEB (Near Zero Emission Building). Già nel 2016 era stato approvato dal Governo uno specifico Piano di Azione Nazionale (vedi post “Edifici ad alta efficienza (NZEB): il Governo approva il Piano d'azione nazionale“).

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A fornire un quadro aggiornato sulla diffusione degli edifici NZEB nel nostro paese, le prime indicazioni pubblicate nel rapporto annuale sull’efficienza energetica 2018 di ENEA, nel quale viene fatto il punto anche su obblighi normativi, caratteristiche delle costruzioni, tipologie impiantistiche utilizzate dai progettisti.

Un mercato, quello delle costruzioni a basso impatto ambientale NZEB nel nostro paese, che, seppure ancora embrionale e lontano dalla consacrazione su larga scala, sta registrando un'evoluzione interessante.

Proprio lo scorso anno ENEA ha lanciato l’ Osservatorio nazionale NZEB, dal quale risultano ad oggi costruiti nel nostro paese circa 600 edifici con un fabbisogno energetico quasi nullo, coperto in misura importante dalle fonti rinnovabili. Enea ha rilevato una tendenza all’aumento delle realizzazioni di questo tipo in diverse regioni nell’ultimo anno. Si tratta soprattutto di Regioni che hanno anticipato l’obbligo di costruire con criteri più severi dal punto di vista delle prestazioni energetiche, obbligo che vale per il nuovo e le ristrutturazioni “importanti”, con requisiti progressivamente più stringenti fino al 2021.

In Italia, come chiarisce ENEA nel nuovo rapporto, gli standard relativi ai requisiti minimi degli edifici NZEB sono stabiliti dal DM 26 giugno 2015, configurandosi come tali “sia di nuova costruzione che esistenti, per cui sono contemporaneamente rispettati i requisiti prestazionali del decreto stesso e gli obblighi di integrazione delle fonti rinnovabili dettati dal decreto legislativo 28/2011 sulle rinnovabili. Come transizione verso gli NZEB, il decreto 2015 fissa già, per gli edifici di nuova costruzione (o soggetti a ristrutturazione importante di primo livello), requisiti di prestazione in termini di energia primaria più severi del 15% rispetto ai precedenti standard e progressivamente più severi al 2017, 2019 e 2021”.

Riguardo alle tecnologie adottate dagli ancora pochi edifici NZEB realizzati in Italia, l’Osservatorio NZEB rileva come la maggior parte degli edifici a energia quasi zero applica un pacchetto abbastanza ristretto di tecnologie, tra le quali il pacchetto più ricorrente è costituito da:

  • adeguato isolamento dell’involucro (cappotto);
  • pompe di calore elettriche (prevalentemente aria-acqua);
  • impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica;
  • con la variante della caldaia a condensazione abbinata a un impianto solare termico per la produzione di acqua calda sanitaria.

Solo in circa metà delle 600 abitazioni NZEB costruite è presente un sistema VMC (ventilazione meccanica controllata) con recupero di calore. Ancora irrilevante appare invece “la percentuale di teleriscaldamento e l’uso di biomasse, rispettivamente in ambiente urbano e rurale, anche nei climi più freddi e in presenza dei soli servizi di riscaldamento e acqua calda sanitaria”.

Un'altra presenza ancora irrilevante nei nuovi edifici ad alta efficienza è costituita dalla installazione di sistemi di automazione, sostanzialmente non rilevabile attraverso i dati degli APE (Attestati di Prestazione Energetica). Un aspetto quello della regolazione, controllo e monitoraggio del calore, della ventilazione e dell’illuminazione, che, come chiarisce il rapporto, sono presenti in circa un quarto dei trenta edifici per cui si dispone d’informazioni più dettagliate, fornite all’Osservatorio Enea da progettisti e proprietari. Si tratta di un ambito molto importante, per il quale anche nella edizione di Ecofuturo 2017 ci sono state testimonianza significative, come quelle di apposite centraline intelligenti, capaci di ottimizzare l’esercizio dell’impianto di gestione termica dell’edificio (vedi post “Valvole termostatiche e contabilizzazione del calore: il risparmio è nullo senza controllo“).

Molto utilizzata invece nelle poche “case passive” (NZEB) presenti e soprattutto negli edifici monofamiliari, la tecnologia costruttiva in legno con diversi strati di tavole XLAM, che consente anche realizzazioni di strutture edilizie di dimensioni rilevanti, con elevate prestazioni dell’involucro esterno e tempi di montaggio ridotti. Anche questo un tema ampiamente approfondito ad Ecofuturo 2018, portato anche all’EuroParlamento di Bruxelles dalla Cooperativa FratellièPossibile di Rimini (vedi post “La casa ecosicura: un prodotto ed una buona idea di vita“), con il legno che coniuga la meglio efficienza energetica e solidità dell’edificio, caratteristica di grande rilevanza in un paese ad elevata sismicità come il nostro.

Ancora da mettere a fuoco invece gli aspetti relativi ai costi di costruzione dei nuovi edifici ad alta efficienza, per i dati sui costi insufficienti e che necessiterebbero di una più capillare indagine. A oggi sono stati rilevati costi di costruzione intorno a 3.000-3.500 euro/metro quadrato per le residenze monofamiliari e nell’ordine di 1.500 euro/mq per gli edifici plurifamiliari.

Scarica il Rapporto Efficienza Energetica 2018 di ENEA

Sauro Secci 

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