L’”Agritettura” si fa strada in Danimarca: la prima casa biologica fatta di scarti agricoli

Il nuovo Almanacco di Ecofuturo, presentato oltre che ai due rami del Parlamento italiano anche al Parlamento Europeo di Bruxelles lo scorso 1 marzo 2017 (vedi post "Agritettura: il fecondo incontro tra architettura e agricoltura presentato al Parlamento Europeo"), nell’ambito del Capitolo 2 “Vivere ed Abitare”, si compone di una specifica sezione, la numero 8, dedicata interamente alla “Casa Coltivata”.

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Si tratta di una sezione che prende corpo dal meraviglioso progetto “Agritettura”, promossa dalla Fondazione Architetti di Firenze e dall’Istituto Nazionale di Bioarchitettura, sezione di Firenze, che ha aperto un nuovo ambito di sviluppo,promuovendo fecondi incontri tra architettura ed agricoltura, per la piena valorizzazione di scarti agricoli e di specifiche colture per la realizzazione di materiali da costruzione dalle grandi prestazioni di efficienza energetica e termoacustiche o per la produzione di componenti di arredo. Un contesto di sviluppo che si inserisce a pieno titolo nei  nuovi scenari di economia circolare.

Una realizzazione integrata delle azioni contemplate nel perimetro del bellissimo progetto “Agritettura”, arriva in questi giorni dalla Danimarca, dove proprio gli scarti agricoli trasformati in materiali da costruzione sono alla base di quella che è stata definita la prima casa biologica al mondo.

Si tratta della prima abitazione integralmente biologica al mondo, realizzata nella cittadina danese di Middelfart, collocata nel sud est del paese. La innovativa struttura è stata progettata dallo studio Een Til Een  (link sito) per l'ecopark BIOTOPE, realizzata quasi interamente di scarti agricoli, che sono stati trasformati in materiali da costruzione.

  

Passando alle caratteristiche dei singoli componenti la nuova costruzione, i progettisti hanno messo a punto una nuova tecnologia, denominata Kebony (link sito https://kebony.com/en/projects/biological-house/) , con cui è stato realizzato un rivestimento per l'involucro esterno totalmente eco-compatibile, composto da una miscela liquida a base di alcol furfurilico, anch'esso di derivazione da scarti agricoli.

Altra grande peculiarità della nuova abitazione risiede poi nel processo di costruzione, il quale non prevede le classiche fondazioni cementizie ma fondazioni a vite, utilizzate anche durante il boom del fotovoltaico per la realizzazione di molti impianti a terra in luogo delle fondazioni convenzionali, conseguendo così un processo più snello e meno impattante che consente inoltre di poter rimuovere e spostare con facilità l'abitazione.

 

Sauro Secci

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