Trentino: ecco la eco-cantina ipogea più grande d’Europa

Quello delle ecocantine e un ambito davvero affascinate, ideale punto di incontro, tra cultura enologica, paesaggio, civiltà rurale, architettura e, non certo per ultime, efficienza energetica ed energie rinnovabili.

 

Proprio qualche anno fa, durante una bellissima edizione di Festambiente, nella Maremma toscana, ero rimasto davvero estasiato dalla visita ad una bellissima ecocantina come quella di Petrawine a Suvereto (LI), nell’azienda vitivinicola dell’imprenditore bresciano Vittorio Moretti (vedi foto seguente). Si tratta di una creazione dell’architetto svizzero Mario Botta, con una integrazione davvero spinta nel paesaggio dei vigneti intorno e contraddistinta anche da una meticolosa attenzione alla ottimizzazione anche energetica dell’intero processo di vinificazione, dall’arrivo delle uve nella parte alta della struttura, all’imbottigliamento nella parte basale dell’edificio, con flussi di processo che avvengono prevalentemente per gravità.


Ritorno volentieri sul tema, elevandomi un pò di latitudine per arrivare in un altro grande distretto vinicolo italiano, come quello del Trentino, proprio costeggiando la Vallagarina, la più nota Strada del Vino del Trentino Alto-Adige, dove si intravedono le forme dell’eco-cantina: un morbido volume dal tetto verde che affiora armonicamente tra le curve di quelle colline incastonate tra le Alpi e il lago di Garda dove, da decenni, si producono Teroldego, Lagrein, Pinot Grigio e Marzemino. Unico segno tangibile della mano dell’uomo sono le ampie vetrate che si affacciano sulla vallata, quasi a voler trasfondere il paesaggio circostante nell’edificio che, di per sé, si amalgama completamente con il territorio che lo ospita, fino a toccarne le radici più profonde ed a sfruttarne le energie più intime. Si tratta della Cantina Mori Colli Zugna, intagliata, come quella toscana di Petrawine, nel naturale dislivello di una collina e che è divenuta oggi tenuta vitivinicola ipogea più grande d’Europa. Si tratta di un progetto realizzato tra il 2008 e il 2012 dallo studio di Architettura Tomasi & Associati di Trento, il quale coniuga le esigenze di raggruppare in un’unica sede le molteplici attività produttive, agricole e promozionali di una cantina alla volontà di realizzare un edificio armonizzato al meglio nel paesaggio senza prevaricarlo, fondendosi nel contempo con quella stessa natura da cui trae sostentamento per la materia prima, utilizzando le risorse e le energie per autoalimentarsi, in una stretta cucitura a doppio filo tra la realtà agricola della vitivinicoltura e la realtà industriale della produzione vinicola. Il risultato finale ha determinato un edificio ad alto risparmio energetico ed a bassissima antropizzazione del territorio, con appena 1500 metri cubi fuori terra, degli oltre 100.000 metri cubi di cui è costituito, con il resto del volume si espande sottoterra per una profondità media di 15 metri.
Una struttura ipogea di tali dimensioni, che per definizione si configura a basso impatto ambientale ed energeticamente sostenibile, facendo perno sulle caratteristiche del sottosuolo come ricettacolo ideale di energia visto che la massa del terreno è caratterizzata da bassa conduzione ed elevata capacità termica, proprietà che riescono a mantenere costante per tutto l’anno una temperatura compresa tra i 10 ed i 15 gradi centigradi circa, ideale per la conservazione, la maturazione e l’invecchiamento del vino. Una situazione ideale, quella della cantina ipogea, per ottenere condizioni ambientali tali da eliminare o limitare i consumi degli impianti di condizionamento nelle barriccaie e nei luoghi di conservazione del vino.

Per armonizzarsi ancora di più con il piano di campagna, la copertura dell’edificio è stata semplicemente realizzata reimpiantando ben 200 ettari di vitigno, mentre il volume affiorante degli uffici è integrato nel paesaggio circostante da un tetto giardino. Elemento, quello delle coperture verdi che contribuisce fortemente al risparmio energetico, innalzando i valori di isolamento termico dell’involucro sottostante, consentendo nel contempo l’attuazione di un ciclo produttivo a basso consumo energetico, anche attraverso la vinificazione per caduta. Infatti a partire dal livello del terreno, con la complicità di una struttura completamente ipogea, le zone produttive sono dislocate a “cascata”, seguendo gradualmente lo sviluppo sotterraneo dell’edificio, con l’ingresso al processo, legato al conferimento delle uve dai vigneti collocato nella parte alta, fino ad arrivare al piano più basso, dedicato alla lavorazione ed alla conservazione del mosto, avvenendo il tutto semplicemente per caduta, sfruttando la naturale gravità, senza l’utilizzo di pompe. Il naturale calore del terreno che avvolge ed isola l’eco-cantina viene inoltre utilizzato per soddisfare il fabbisogno energetico dovuto al condizionamento degli uffici ed alla produzione di acqua calda sanitaria attraverso un impianto geotermico a bassa entalpia composto da dodici sonde geotermiche collegate a due pompe di calore capaci di assicurare un comfort ottimale sia d’inverno che d’estate.

Si tratta di un impianto integrato e gestito da un sofisticato sistema di supervisione e controllo capace di garantire la massima efficienza di funzionamento in tutte le condizioni di esercizio. Il resto dell’energia necessaria viene prodotta da una caldaia a bassa temperatura, configurata in maniera tale che la trasmissione del calore all’acqua di caldaia avviene per circolazione interna naturale, senza l’ausilio di pompe, grazie alla configurazione ovale del corpo caldaia con scambiatore ad intercapedine capace di garantire la minimizzazione delle perdite di carico. Non meno interessanti nella nuova eco cantina trentina gli inserimenti di daylighting, cioè di massima utilizzazione della luce naturale, la quale entra prepotentemente nelle sale di degustazione, nell’enoteca, negli uffici situati al piano terra, venendo integrata da sorgenti di illuminazione artificiale alimentate da pannelli fotovoltaici. Particolare attenzione è stata inoltre rivolta inoltre alla ottimizzazione della gestione della risorsa idrica, recuperata e riutilizzata per le operazioni di lavaggio, con un incremento del risparmio pari al 70 %.
Davvero una realizzazione di grande fascino, ed un grande abbraccio tra opera dell’uomo e territorio, grazie ad un edificio che “accarezza” la terra senza ferirla, producendo ottimi vini.

A seguire un bellissimo video che documenta da vicino le attività intorno alla nuova ecocantina trentina.


Sauro Secci

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