Efficienza energetica: il 58% del patrimonio edilizio nazionale completamente da riqualificare

classiSono passati solo pochi mesi, da quando avevo parlato della assoluta impreparazione del mercato immobiliare ad affermare il grande valore dell’efficienza energetica degli immobili, come elemento fondamentale per dare risposte alla attuale, profonda crisi di sistema.

Ritorno ancora su questo cruciale tema, amplificato da questo tempi di crisi, a fronte di una nuova indagine sugli immobili italiani che conferma gli enormi sforzi da fare in questo senso (vedi post “Efficienza energetica in ambito immobiliare: non è ancora percepita in tutto il suo valore“). Infatti, nonostante la costruzione dei primi edifici in classe energetica A e la crescente diffusione delle certificazioni energetiche, la maggior parte del patrimonio edilizio italiano è in età molto avanzata, con conseguenze dirette sui disastrosi bilanci energetici di molti di essi, che magari fanno la gioia di alcuni grandi fornitori di gas ed energia elettrica.

Ad ulteriore conferma di questo, una nuova indagine condotta, questa volta, proprio dall’ufficio studi di una grande agenzia immobiliare come “Immobiliare.it”, speranza della nascita di nuove consapevolezze in questo ambito, che traccia un quadro piuttosto allarmante, considerando che le prime norme legate al risparmio energetico nel settore dell’edilizia, risalgono all’oramai lontano 1977, con le abitazioni costruite prima di questa data sono il 58,4%, corrispondenti a 18,5 milioni di immobili, distribuiti su tutto il territorio nazionale e progettati senza alcuna attenzione agli aspetti di risparmio energetico. Entrando ancor più nel dettaglio, sono addirittura 11.600.000 gli edifici precedenti al 1970, pari al 36,6% del totale nazionale, ed altri 6.900.000 (21,8%) realizzati tra il 1970 e il 1977. Un’altra fascia consistente di immobili è poi quella costruita tra il 1978 ed il 2000, con una percentuale del 27,4%, con solo il restante 14,2%, pari a 4.500.000 di costruzione successiva al 2000 e quindi con migliori standard di fabbisogno energetico.

Molto interessante anche l’analisi scendendo al livello regionale, con la Basilicata, regione che detiene il maggior numero di abitazioni di costruzione antecedente al 1970, esattamente il 39,3% del totale. Una caratteristica tipica del Sud, che registra il patrimonio immobiliare più datato, con Sicilia, Campania e Abruzzo con una percentuale di abitazioniclasseacon oltre 40 anni di età ed una incidenza del 38,3% sul totale regionale. A seguire abbiamo le Marche e la Calabria con il 38,2%. Di contro le regioni con la percentuale di immobili costruiti prima del 1970 più basse, sono Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, rispettivamente il 31,2% e il 31,3% del totale, con percentuali che comunque non si discostano di molto dalla media nazionale. Scendendo ulteriormente al livello dei centri urbani, è Potenza la città che detiene ben il 42% del totale delle abitazioni risalenti a più di 40 anni fa. A seguire Palermo, dove l’incidenza di questi immobili risulta pari al 41,3%. Nella parte opposta della classifica, con il dato più basso, abbiamo Rimini, che si ferma al 32,2%. Nella capitale si registra una percentuale di edifici ante 1970, decisamente elevata, pari al 38,3%, mentre decisamente più basso il dato di Milano dove percentuale si ferma al 33,5%. Una indagine, quella di Immobiliare.it che cerca di fare correlazioni dirette tra vetustà del patrimonio edilizio e consumo energetici. In sostanza un immobile con età superiore ai 30 anni, consuma annualmente una media tra i 180 ai 200 kWh per mq, un fabbisogno enorme se si considera che un’abitazione in classe B, standard minimo oggi per le nuove costruzioni, arriva a consumare in media tra i 30 e i 40 kWh/mq all’anno.

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Un ambito, quello dell’efficientamento energetico degli edifici attraverso lavori di ristrutturazione che, oltre al conseguimento di significativi risparmio in bolletta, costituirebbe un autentico antidoto alla svalutazione degli immobili, dal momento che, secondo le elaborazione dell’Ufficio Studi, gli immobili ultraquarantenni non ristrutturati hanno un prezzo al metro quadro mediamente inferiore del 25% rispetto ad abitazioni realizzate a partire dal 2000. A questo specifico riguardo, le città capoluogo di regione in cui si registra la maggiore differenza di prezzo, circa il 30% in meno, tra edifici ultraquarantenni e nuovi sono Trieste e Torino. Al riguardo significativo il commento dell’amministratore delegato di Immobiliare.it Carlo Giordano, secondo il quale, “è ora di riqualificare il nostro patrimonio immobiliare e per farlo bisogna limitare la costruzione di nuove abitazioni, puntando alla manutenzione di quelle già esistenti e invecchiate. In questo modo, si ridurranno il consumo del suolo, il fabbisogno energetico globale e la necessità di infrastrutture per la mobilità. Reinvestire sui quartieri obsoleti delle nostre città, infine, può rivelarsi la risposta migliore alla nuova domanda abitativa”. Uno spunto credo significativo di una nuova consapevolezza che si sta aprendo anche nel mercato immobiliare, molto importante come ulteriore leva verso il miglioramento energetico degli immobili.

Sauro Secci

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