Ecofuturo 2017: gli ecoinnovatori trovano casa

Numeri importantissimi sul web, con le dirette facebook seguite nel momento in cui scrivo da 190.000 persone, 44 ore di diretta streaming di alta qualità con una regia che ha fatto godere  dei convegni  e ha reso giustizia alle cose straordinarie spiegate dai partecipanti.

Qualche milione di contatti web, certamente sopra i due milioni quelli conteggiabili seriamente ma su tutto la sensazione che il messaggio-idea di Ecofuturo questa volta è passato davvero.

Immensa la dimensione della promessa della terra  esemplificata dal monumento alla fine dell’aratro e dalla alleanza tra Biologico e mondo del biogasfattobene per l’agricoltura bioenergetica che ha semplicemente spiegato con studi e macchine presenti al festival come sia concretamente possibile smettere di rovesciare la terra e confinare la CO2 trasformandola in fertilità futura.

Quatre pour 1000 lo chiamarono i francesi al Cop 21 ma il paese, dove la strategia ha fatto i passi avanti maggiori è il nostro, dove, con doppi raccolti di cui uno energetico e l’uso del digestato, sta convertendo a biologico grandi superfici.

Se poi dietro all’ortobioattivo in splendida forma in una settimana di vita vedi una seminatrice su sodo trainata da un trattore che va a biometano comprendi ciò che sta accadendo, ponendoti in ascolto.

Ecoinnovatori scientifici ed industriali hanno cominciato a parlarsi sentendo che possono insieme essere protagonisti di una speranza che squarci il velo di tragedia incombente che accompagna ogni riflessione ecologista, fino a chiedere insieme che nella sessione finale che la Cop 23 di Bonn organizzata dallo stato più piccolo e più minacciato del globo, le Isole Fiji, siano ospitate  le industrie dell’ecotecnologia e non solo i predicatori di sventura.

Il Trumpismo si sconfigge anche così, dimostrando, conti e grafici alla mano, che l’era del riconfinamento della CO2, delle energie rinnovabili, del risparmio energetico e della economia circolare è anche l’era che può riequilibrare gli immensi squilibri sociali tra mondo sviluppato e in via di sviluppo, tra strapoveri e straricchi e tra piccole/medie grandi imprese e multinazionali.

L’energia rinnovabile è di tutti e può essere per tutti prodotta vicino, così vicino da non aver più bisogno di reti e fino al punto di divenire tendenzialmente a costo zero.

Una cavalcata di 5 giorni tra ecotecnologie ed ecosalute, mangiando paste con grani antichi bio e vini biologici e birre artigianali, seguendo dibattiti o bighellonando nel parco tra eventi per grandi e piccoli imparando a conoscersi per creare la rete che potrà essere il grande motore per far trionfare, dopo il decollo avvenuto, le tecniche ecoinnovative presentate. E allora ecco i pannelli leggeri e l’impianto trasportabile su carrellino con accumuli da tre kw che nessuno potrà mai proibire per essere off grid in ogni luogo e per portare il fotovoltaico sulle coste o nelle città d’arte, ecco gli ecodragaggi a circuito chiuso per bonificare canali e fiumi nonchè dighe o luoghi storici come la laguna di Venezia, ecco le centraline per monitorare indoor 26 inquinanti diversi in una settimana o le centraline per abbattere i consumi di tutti gli impianti di riscaldamento esistenti.

Ecco gli edifici sicuri in legno e ad energia zero o i sistemi di filtrazione per difendersi in casa da particolato ed altri pericoli, ecco le nuove colonnine di ricarica da meno di 500 euro con cui fare tutto da se in una rete fatta di persone che scambiano la propria energia con gli altri utilizzatori di auto elettriche ed ecco come rendere la casa fotovoltaica e geotermica per fare a meno di tutti i combustibili fossili anche per cucinare.

Il venerdì poi è stata la volta dell’incontro tra i firmatari della petizione  per la libera energia che ha raccolto trentamila adesioni con l’esemplificazione della strategia del futuro prossimo tutto rinnovabile con una alleanza tra tutte le forme di energia rinnovabile ormai depurate sempre più da chi le ha frequentate solo per mera speculazione senza amarle e senza amare la terra e finalmente appoggiate tutte senza se e senza ma dall’intero mondo ecologista organizzato e dalla stragrande maggioranza di quello spontaneo.

Senza ideologie preconcette se non quella che energia rinnovabile e risparmio energetico non siano furbi escamotages per far consumare più energia globale e con la precisa volontà di non sollevare problemi senza indicare risposte per combattere frustrazione e paura.

Un ultimo esempio è quello della pirolisi che rinasce in piccoli impianti in aree boscate con il recupero integrale della CO2 e del calore per teleriscaldamento o agricoltura nutraceutica per produrre alghe per l’alimentazione umana ed animale, un altro quello della fuoriuscita dell’italia dall’uso del gasolio riconvertendo a dual fuel a biometano o a solo biometano tutti i motori dei mezzi pesanti diesel dai furgoni fino ai transatlantici sancendo l’alleanza tra mobilità elettrica e biometano per mettere fuori gioco l’uso del carburante di gran lunga più dannoso ed inquinante, riuscendo per gran parte ad autoprodurlo dai rifiuti o dalle doppie colture, come abbiamo detto all’inizio di questo intervento.

Quando nella sessione del sabato pomeriggio industriali e comuni pensatori si sono ritrovati nella convinzione che occorra scrivere anche un ecofuturo dove il dipendente diventa protagonista, collaboratore e anche proprietario in condivisione delle eco imprese, l’idea che Ecofuturo stia diventando il luogo dove i sogni diventano realtà è apparso nelle facce e nelle emozioni dei presenti ben più di una pia illusione.

 

Fabio Roggiolani

Vice Presidente Giga

Coorganizzatore Ecofuturo Festival

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