Naufragio e recupero "Costa Concordia": un nuovo articolo scientifico e l'esperienza raccontata dal Professor Gabbani

A distanza oramai di cinque anni e mezzo da quel 13 gennaio 2012, quando la Costa Concordia naufragò sulle coste dell’Isola del Giglio, torniamo su quell’evento prendendo spunto da un articolo scientifico, pubblicato recentemente sulla rivista Rock Mechanics and Rock Engineering (Springer), dal titolo “Geomechanical Characterization and Stability Analysis of the Bedrock Underlying the Costa Concordia Cruise Ship”.

 

Si tratta dell’accurato lavoro di caratterizzazione geomeccanica del letto roccioso dove la grande nave da crociera si adagiò, svolto dal Dipartimento Scienze della Terra dell’Università di Firenze, fondamentale durante le fasi di monitoraggio della stabilità del relitto e in quelle del successivo recupero dello stesso.

 

La pubblicazione dell’interessante articolo, scaricabile in calce al post, ci dà l’occasione per porre alcune domande ad uno degli autori di quello studio, come il Professor Giuliano Gabbani, Responsabile Scientifico dell’associazione Giga, anche nella unicità di quella esperienza.   

 

Domanda 1:

Professor Gabbani, un lavoro così particolare di caratterizzazione ha sicuramente comportato una integrazione delle tecniche di prospezione geologico/geofisica applicata con altre discipline, ci può dare qualche cenno della metodologia adottata? 

Come è noto dall’alta risonanza che ha avuto l’evento e dalla notevole propagazione sui media dello sviluppo dei numerosi interventi nella zona di impatto sono state applicate, fin dai primi momenti (intervento entro l’alba del giorno dopo l’impatto quindi in 4/5 ore) tutte le tecnologie più innovative delle quali la comunità scientifica internazionale era a conoscenza in quel momento.

Il nostro Dipartimento DST dell’Università di Firenze (dichiarato in questi giorni il primo Dipartimento di Scienze della Terra d’Italia e fra i primi due o tre del Mondo come qualità della ricerca scientifica e delle pubblicazioni) è stato chiamato a intervenire immediatamente sul posto in quanto Centro di Eccellenza della Protezione Civile. Il Gruppo di Ricerca del DST, Coordinato dal Prof Nicola Casagli (una vera personalità scientifica di caratura internazionale), ha installato, tra le varie strumentazioni, un sistema di laser scanner long ranging tridimensionale per fare dei rilievi da cui è stato derivato un modello digitale della nave. Dal confronto dei modelli digitali è stata derivata la mappa degli spostamenti della nave. con un monitoraggio puntuale e continuo sulla nave adagiata sul fianco di dritta.
Il DST ha anche avuto il compito di coordinare l’attività scientifica e sintetizzare le varie attività di monitoraggio della nave. A questo proposito, ha emanato quotidianamente un bollettino giornaliero con la sintesi dei risultati.

Una di queste apparecchiature di altissima precisione (interferometro radar ad apertura sintetica mobile su binario) fino allora era stata impiegata per tenere sotto controllo gli spostamenti degli ammassi franosi, L’Equipe del DST è riuscita a mutuare quella tecnologia per tenere in osservazione e sotto controllo gli eventuali minimi spostamenti della Costa Concordia fino a che la nave non è stata rimossa.

Io personalmente ho Coordinato le indagini geofisiche (Geonics e Tomografia Elettrica e Sismica) che sono state fatte in prossimità della Punta Gabbianara ove la nave si era adagiata dopo il naufragio. Questa caratterizzazione della qualità delle rocce in posto si è resa necessaria per verificare i luoghi ove successivamente sono stati inseriti i pali/tralicci che avrebbero sostenuto tutto il peso, non indifferente, per permettere la rotazione della nave per raddrizzarla.

Il lavoro come sapete, si è risolto in maniera perfetta e permettete di dire primo e unico al mondo, ma credete da far tremare le vene dei polsi.    

 

Domanda 2:

Gli occhi puntati su quell’evento da parte dei media nazionali ed internazionali, e la criticità in cui si è svolto il lavoro, vi avranno riservato sicuramente momenti particolari. Ci può accennare a qualche episodio significativo di quelle fasi?

Come ho detto prima tutte le fasi propedeutiche al raddrizzamento e allo spostamento del natante adagiato sul fondale e che ha fatto visione di se per moltissimo tempo, con spettacolarità mediatiche anche non richieste, sono state di una precisione maniacale e hanno fatto vedere una macchina degli interventi oliata e perfettamente in fase.

Uno degli episodi più significativi che ci ha allarmato alquanto è stato lo spostamento repentino e di grande valore che ha avuto la nave quando ha subito una sollecitazione notevole da una forte sciroccata che ha dislocato il natante verso il largo di quasi un metro. Questo spostamento se si fosse accentuato avrebbe fatto rischiare alla nave di scivolare sul fondo antistante l’appoggio precario che si era conquistato dopo lo scarroccio conseguente all’impatto con lo Scoglio delle Scole. Fortunatamente lo spostamento si esaurì non ripresentandosi neanche con altre mareggiate successive.

 

Domanda 3:

Nell’ambito della sua lunga esperienza nello studio delle discipline geologico/geofisiche in varie parti del mondo e nei diversi ambiti applicativi, quali sono stati gli elementi più significativi che questa esperienza ha aggiunto al suo bagaglio di conoscenze?

La cosa di non dare mai niente di scontato, quella di cercare il confronto con gli altri scienziati e stare sempre ad ascoltare tutti i pareri che anche se sembrano banali dentro un concetto o una frase si può nascondere un’idea geniale o banale ma risolutiva per alcuni problemi che apparentemente possono sembrare irrisolvibili e insormontabili.   

Giuliano Gabbani è Professore Associato, di Geologia Applicata

presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Firenze.

E’autore di numerose pubblicazioni nazionali ed internazionali sui temi delle discipline geologiche.

E’ Membro del Centro di Ateneo per i Beni Culturali (CABC) dell’Università degli Studi di Firenze.

E’ Membro della Environmental and Engineering Geophysical Society - European Section (EEGS-ES), della Association of Engineering Geology (AEG), della European Geophysical Society (EGS), della American Geophysical Union (AGU), della Associazione Italiana Geologia Applicata (AIGA), dell’International Association for Engineering Geology and the Environment (IAEG), della Società Geologica Italiana (SGI), della Associazione Italiana Telerilevamento (AIT).

Svolge attività di ricerca come Associato al CNR IBIMET sede di Sassari, per la Protezione Civile nell’ambito del Gruppo Nazionale per la Difesa dalle Catastrofi Idrogeologiche ed è membro del Centro di Competenza per i Rischi geologici istituito con Decreto del Capo del Dipartimento della Protezione Civile n. 252 del 25 Gennaio 2005, presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze.

E’ Responsabile Scientifico della Associazioni Giga no Profit, aderente al Coordinamento Nazionale FREE per le energie Rinnovabili.

 

Sauro Secci

 

 

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