Come il Massimo Ribasso danneggia la nostra competitività internazionale

Ho vissuto Mani Pulite molto da vicino, fra l’altro avendo importanti responsabilità in Settori, come l’Energia e la Difesa, che sono stati messi sotto una lente particolarmente attenta dalla Magistratura.

Si è trattato di un momento importante che ci ha lasciato alcune cose buone, altre meno buone. Fra queste ultime, ed è una eredità che rischia di fare forse tanto danno quanto la corruzione, è la Gara al Massimo Ribasso (GMR).

 

In questa, un progetto completo - in genere già a livello di dettaglio e finalizzazione “costruttivi” -  viene “messo a gara”, e l’appalto è assegnato alla Società che – rispondendo a certi parametri di accettabilità– propone il prezzo più basso. Il Fornitore non deve fare altro che dare un numero: lo sconto sul prezzo base.

Apparentemente un approccio lineare e nell’interesse della Pubblica Amministrazione, che porta però spesso, nell’attuale situazione di crisi, Società a fare offerte molto basse pur di ottenere un appalto, con gravi conseguenze sia sulla qualità che sui tempi di completamento delle Opere.

E questa è la prima, più immediata e generalmente riconosciuta conseguenza delle GMR.

 

Le Conseguenze più gravi, però, sono sulla scelta della soluzione e sulla capacità italiana di innovare.

 

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Esaminiamo la prima, cioè se una GMR porta a scegliere il miglior sistema, nell’ottica del Cittadino.

Faccio riferimento – a titolo di esempio, ma il discorso vale, mutatis mutandis, per la maggior parte dei settori - alla Depurazione delle Acque Reflue, settore nel quale opero da 15 anni.

Ci sono almeno 5 livelli di analisi economica relativi ad un impianto di Depurazione, ed esaminandoli e comprendendone le dimensioni relative, balza all’occhio che una GMR si concentra solo sulla punta dell’iceberg:

 

1 – prezzo d’acquisto: il solo parametro sul quale si focalizza la GMR (i successivi diventano invarianti);

2 – costo di gestione, che si ripete per i circa 30 anni di vita dell’impianto. In questo sono compresi consumo elettrico, personale, smaltimento del fango biologico, personale, analisi, manutenzione ordinaria e straordinaria e tante altre cose. Il totale di questi costi, sulla vita dell’Impianto, è da 4 a 6 volte o più l’investimento iniziale.

3 – valore immobiliare dell’area da destinare all’impianto, che può essere basso o altissimo. La somma di 1, 2 e 3 (“Costo di Ciclo di Vita” o CCV) è il minimo parametro che dia un valore economico significativo su cui giudicare;

4 – costo delle infrastrutture necessarie, ad esempio la rete fognaria (che può arrivare a costare diverse decine di volte il costo dell’impianto di depurazione). La scelta del tipo, numero e posizionamento degli impianti definisce la rete, ed il suo costo.  Il disegno ex novo di una rete è certo un caso estremo, ma la scelta, ad esempio, di come realizzare un aumento di capacità (all’interno dell’impianto esistente o con una nuova installazione) e l’impatto ambientale (quindi la distanza dall’abitato) possono determinare la necessità o meno di nuove fognature;

5 – impatto sul sistema sociale che lo circonda, elemento che può essere molto importante, anche in termini economici, ad esempio per aree turistiche (si pensi alla Costiera Amalfitana).

 

Quanto una GMR porti a scelte tendenzialmente sbagliate emerge chiaramente se si considera ( mi limito solo alle prime due “categorie” di costo) che – per un impianto con costi di gestione del 20% più bassi di un altro – la P.A. P.A. può accettare un prezzo d’acquisto di circa il 30% più alto e fare l’interesse del Cittadino.

Impressionante, se si considera che la grande maggioranza degli appalti è assegnata con vantaggi di pochi punti percentuali …

 

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Abbiamo visto come la GMR possa determinare problemi legati all’esecuzione. Abbiamo visto come la GMR possa portare ad una irrazionale scelta della soluzione).

Ma c’è un’ultima conseguenza che – a mio giudizio – ha le conseguenze potenzialmente più devastanti, andando ad erodere quel tessuto di Innovazione che da sempre è alle basi della nostra Nazione e che, ben più che efficienza operativa e Sistema Paese ci permettono di confrontarci con la concorrenza internazionale.

Ed anche in questo caso – pur non discutendo nessun Settore specifico – parlo con esperienza diretta, avendo sviluppato e brevettato un nuovo Sistema di depurazione delle Acque.

 

In una GMR, la Pubblica Amministrazione non può fare riferimento ad un Disegno o un Processo brevettati, in quanto solo l’Inventore potrebbe rispondere. Sarebbe palesemente illegale, in quanto verrebbe a mancare il requisito (giusto) della concorrenza fra più offerenti.

Né l’Innovatore ha ovviamente interesse a rendere fruibile da tutti la propria tecnologia perché sia “messa a Gara”.

 

Il risultato è che per gli Innovatori italiani, il mercato domestico, che è quello che dà la spinta agli innovatori e dà la base di business necessaria a fare gli investimenti per espandersi all’Estero, svanisce.

Grazie alle GMR, il Sistema Paese è ancora una volta latitante.

 

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Perché la GMR se ha tutti questi difetti?

La domanda è giusta, e la prima e più immediata risposta è che è semplice ed apparentemente trasparente.

C’è però anche un’altra motivazione, più sottile ma forse ancora più pervasiva, legata al ruolo degli Staff tecnici all’interno (per considerare ancora, come esempio, la Depurazione delle Acque) dei Gestori: in una GMR le scelte tecniche (e quindi il potere e l’orgoglio professionale) rimangono saldamente all’interno. I Fornitori sono chiamati solo a dare una risposta ad un preciso quesito: “quanto sei disposto a scendere?”, rimanendo ad un livello meramente esecutivo, senza essere ammessi al sancta sanctorum non delle scelte, ma almeno degli input tecnici. Fornitori, passivi, e non – come molti ben potrebbe fare – quali attivi Partner nella ricerca della soluzione ottimale.

 

Esiste un modo, ben conosciuto, che permette di aggirare questi problemi. Si chiama Appalto Concorso, è usato da decenni, è correttissimo (anche la Unione Europea lo suggerisce) e dà un ruolo importante, positivo e foriri di cerscita ai tutti i player in questo gioco.

 

  • alla Politica/Cittadini ed all’Alta Direzione del Gestore che danno l’input chiave su ciò che è importante, sotto forma di parametri di scelta, e quale priorità, come espressione dei Cittadini, hanno questi fattori;
  • agli Staff Tecnici ed Amministrativi del Gestore, cui è demandato il compito di trasmettere le specifiche che l’appalto deve soddisfare (ad esempio definire la capacità richiesta, gli spazi disponibili) ed articolare la Gara, esprimendo, in particolare, la griglia di valutazione che traduca le priorità politiche, definendo per ogni parametro come lo si misurerà, con che % inciderà sul risultato e così via. Ed a quanto possono commentare che trasferire ai Fornitori l’onere, ma anche l’onore, della progettazione può indebolire tecnicamente gli staff … basti pensare che questi si arricchiranno di competenza essendo esposti a nuove idee e dovendo compiere un’opera di verifica che richiede, forse, più acume del calcolare un progetto;
  • ai Fornitori che – rispondendo alle specifiche e sapendo che saranno valutati, in maniera trasparente, sulla base della griglia di valutazione – hanno l’opportunità di offrire la soluzione che ritengono migliore, di innovare e di mantenere competenti i propri staff tecnici, cosa vitale per competere all’estero e che invece rischia di atrofizzarsi in un regime di GMR dove, al massimo, servono buoni preventivisti.

 

Per assegnare poi l’Appalto, una Commissione di Esperti, una volta ricevute le offerte tecniche ed economiche:

 

  • verifica che le proposte fatte soddisfino gli obiettivi fissati (capacità, caratteristiche del Refluo trattato), che siano basati su Tecnologie affidabili e che il progetto sia adeguatamente calcolato ;
  • quantifica il valore raggiunto (non entro nel dettaglio) da ogni fornitore su ciascun parametro (che può essere prezzo, costo di gestione, area occupata), assegnando quindi un punteggio totale

 

La soluzione che ottiene più punti è quella che rappresenta il miglior compromesso (inteso in senso assolutamente non deteriore) fra i Parametri definiti dalla Stazione Appaltante.

Potrà, ad esempio, avere un prezzo d’acquisto più alto, ma minori costi di gestione, logistica più semplice e – avendo minor impatto ambientale – ridurre i costi sociali.

Non c’è niente di astruso o intellettualmente sofisticato: è il processo che, ad esempio, segue chi, comprando una casa, valuta il quartiere, la metratura, il consumo elettrico, lo stato dell’appartamento … ed il prezzo. O no?

L’Appalto Concorso ha la stessa logica integrata ed a lungo termine (simile a quella del ”buon padre di famiglia”) piuttosto che quella monodimensionale, a breve termine e da “burocrate spaventato” data dalle GMR.

 

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E’ interessante osservare che le Gare Internazionali sono in genere strutturate come Appalto Concorso, mentre fra gli Amministratori italiani una buona parte non conosce compiutamente tale approccio, e molti altri, quando lo si ipotizza, si dichiarano o incapaci di espletarlo o preoccupati che si possano configurare elementi di reato.

 

Credo questo vada combattuto, perché

1 – è diritto del Cittadino avere il meglio che il denaro delle sue tasse può comprare, e che gli Amministratori scelgano (almeno …) con un atteggiamento da “Buon Padre di Famiglia”;

2 – è diritto dei Fornitori avere l’opportunità di giocare un ruolo più intelligente e per quanti fra questi investono tempo, denaro e sforzo per innovare, operare in un sistema che lasci spazio a soluzioni nuove;

3 – è dovere della Pubblica Amministrazione non lasciare che l’Italia rimanga schiava di un passato (Mani pulite) e dei sistemi che ha generato, che rendono impossibili sia (1) che (2).

 

L’alternativa è il continuare della erosione della competitività del nostro Paese.

Ne siamo quotidianamente vittime e testimoni.

Vogliamo che continui?

 

Ranieri de Ferrante

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