Una giornata storica per la canapa: firmato il disciplinare per la produzione di inflorescenze

Una giornata fondamentale per il settore canapicolo italiano, che di anno in anno sta ritornando ai fasti di un tempo, con la sottoscrizione, nella giornata di ieri 20 giugno, del disciplinare per la produzione di inflorescenze di canapa. Ad accompagnarci tra i punti salienti del nuovo disciplinare Chiara Mina, Haccp Senior Consultant, tra i responsabili tecnici della redazione del testo. Un tema centrale anche per Ecofuturo 2018, dove la canapa sarà protagonista della sessione pomeridiana di mercoledì 18 luglio, dalle 14:30 alle 17:30, dedicata a "IL RITORNO DELLE PIANTE PERDUTE E DEI GRANI ANTICHI" ed al quale parteciperà anche l'Avvocato Giacomo Bulleri, coordinatore del gruppo di lavoro.

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Si tratta di un disciplinare, scaricabile in calce al post, che regola la produzione di infiorescenze, derivato dal lavoro congiunto di CIAConfagricoltura e Federcanapa, e che si pone nell'otttica di darsi norme condivise per il raggiungimento di due obiettivi principali come garantire la tracciabilità delle genetiche utilizzate sul fonte della produzione e la salubrità del prodotto sul fronte dei consumatori.

Sull’onda del boom della cannabis light da più parti era arrivata la richiesta di un percorso condiviso tra le principali associazioni di settore che potesse facilitare le operazioni dei produttori e dare garanzie sul prodotto. Dal lavoro di CIA, Confagricoltura e Federcanapa, coordinato dall’avvocato Giacomo Bulleri, è nato dunque un disciplinare condiviso che può essere la base per il futuro, partendo da regole certe.

 

«Scopo del presente disciplinare è definire le Buone Pratiche per la produzione di infiorescenze di Canapa sativa L. a partire dalle fasi di coltivazione mediante semina o impianto, raccolta, trasformazione e i Criteri di Conservazione del materiale vegetale derivante da coltivazioni di varietà di Cannabis sativa L. da applicare ai fini dello  sviluppo della filiera di produzione a livello nazionale»  si legge nell’apertura del ‘Disciplinare di produzione  di Infiorescenze di Canapa Sativa L. in Italia‘, elaborato dal Tavolo Tecnico composto da ConfagricolturaConfederazione Italiana Agricoltori – CIA e Federcanapa,che domani verrà sottoscritto dai vari soggetti e che noi abbiamo anticipato rendendolo disponibile ai Lettori.


In un mondo, quello della canapa, che sta vivendo una vera e propria rinascita, distinguere tra ciò che è di qualitàsicuro e ciò che non lo è, si conferma fondamentale anche e soprattutto per garantire i consumatori, oltre che i produttori onesti, partendo dalla legge n. 242 del 2016. «Particolare attenzione viene data al rispetto dei criteri di sostenibilità ambientale, di valorizzazione della coltura e dei suoi prodotti nel territorio Italiano, di liceità e di sicurezza  igienica delle produzioni, attenzione al consumatore finale e a tutti i soggetti della Filiera», si precisa nel testo.

Chiara Mina, HACCP Senior Consultant, tra i responsabili tecnici della redazione del testo di autoregolamentazione, ci anticipa i punti forti del documento.

 

Cosa avviene domani?

Quella di domani è la conclusione di una serie di incontri che ci sono stati, ma dove il tavolo si è allargato agli agricoltori e alle associazioni. Diverse sono, infatti, le entità che hanno partecipato e poi hanno condiviso questo disciplinare, dando il loro contribuito, rifinendo e confermando alcuni aspetti di questo disciplinare. L’ evento è quindi già avvenuto. La sottoscrizione dovrebbe avvenire domani, ma è la conclusione della condivisione che abbiamo avuto in questi mesi durante i quali ci siamo veramente concertati. Io ed un altro agronomo, Leonardo, abbiamo scritto la parte più tecnica, traducendo anche quelli che erano i nostri obiettivi tra cui fare una grande linea di discriminazione tra il commercio o infiorescenza di canapa di cui non si conosceva l’ origine, il trattamento o la sicurezza e, con un disciplinare di autoregolamentazione,  la produzione italiana gestita e organizzata in filiera a partire dagli imprenditori agricoli. Quindi, con questo disciplinare, abbiamo definito che ha titolo l’ imprenditore agricolo di quest’ attività di coltivazione, ma anche dell’ eventuale essiccazione e della lavorazione fino alla commercializzazione. Per questo definire questa filiera è molto diverso che individuare un mercato che, magari, gestisce prodotti esteri, una canapa che è forse servita a bonificare un terreno che non era proprio agricolo, dove le pratiche di lavorazione potrebbero aver compromesso la sicurezza del prodotto del consumatore. Noi abbiamo voluto individuare quali erano le criticità e scegliere una filiera di produzione che ci portasse ad un prodotto che fosse destinato al consumo umano, ovvero una filiera dove si applica il sistema HACCP che è un sistema che si applica nell’ agroalimentare. E questo è stato condiviso ed è piaciuto alle associazioni degli agricoltori che hanno capito che venivano a crearsi un ruolo aggiunto nella produzione: l’ agricoltore non era solo produttore che non poteva far altro che gestire il suo campo, ma anche poter gestire la filiera.

Oltre a Lei e all’ altro agronomo, che rappresentate la squadra tecnica, chi altro ha partecipato alla stesura del disciplinare?

Chi ha intrattenuto i rapporti formali e strutturali con le associazioni dei produttori della canapa è stato l’ Avvocato Bulleri che però non ha redatto il disciplinare. Lo studio Bulleri è specializzato e orientato nella tutela dei produttori agricoli di questo ambito.

In questo progetto, le associazioni sono state protagoniste. Perché hanno deciso di sostenervi?

Abbiamo un codice di autodisciplina rigoroso che un po’ quello che è successo nel biologico, che non nasce da un disciplinare UE, ma da un codice di autodisciplina di alcuni agricoltori. Lo abbiamo fatto, pensando non solo al reddito agrario, ma anche a cosa vuole il consumatore. Il consumatore vuole consumare un prodotto che sia, prima di tutto, sicuro. Non ci fermiamo al fumo, ma vogliamo arrivare all’ alimentarietà in senso più stretto possibile. Perciò non ci siamo arrestati al disciplinare, ma continuiamo a lavorare tantissimo per i fiori edibili, per asseverarlo alla categoria dei fiori eduli. In questo disciplinare abbiamo già definito i punti focali: la coltivazione, la destinabilità in ambito degli usi dei principi attivi e agrologici per il consumo umano.

Cosa vuol dire questo per i consumatori?

Si tratta di una grandissima forma di tutela per i consumatori. Non necessariamente la filiera sarà certificata biologica – è molto probabile di sì (ci saranno alcuni che potranno farlo ed altri no), ma sono definite il regime delle concimazioni, i trattamenti culturali, valutando tutti gli aspetti per avere un prodotto sicuro, ma soprattutto prendendo in considerazione dei limiti microbiologici di sicurezza alimentare, dal punto di vista chimico e fisico: secondo il sistema HACCP, abbiamo valutato tutti i pericoli e abbiamo cercato di controllarne i rischi, agendo con dei sistemi scientifici di monitoraggio o di buone prassi. Quindi, tutto è definito: prerequisiti strutturali dei locali di lavorazione, range di umidità da raggiungere in un determinato modo, igienicità dei locali, igienicità della manipolazione degli alimenti di un’ infiorescenza. Creando questi paletti, si farà fatica a produrre così, ma chi sarà in grado di farlo, raggiungerà un mercato e il consumatore sarà sicuro. Questo arrivando, addirittura, all’ aspetto dei ‘Boca’, ossia alle modalità di conservazione e del packaging che non deve nuocere al consumatore. Tutti questi aspetti sono stati definiti in modo restrittivo, ma favorevole al consumatore.

In questo modo, inoltre, si favorisce una migliore valorizzazione di ciò che è di qualità rispetto a ciò che non lo è.

Esattamente. Il consumatore, in fondo, non è in grado, macinato da tutte queste offerte, da tutti questi shop, di discernere quello che sia un prodotto sicuro da quello che è addirittura un prodotto illegale. In questi mesi, sto campionando dei prodotti commercializzati, comprati negli shop più vari italiani, ma fino adesso non ne ho trovato uno conforme. E’ vero che il mio campionamento è orientato, però in molti casi siamo addirittura fuori dal livello di THC. E questa è solo la punta dell’ iceberg. Magari quello stesso prodotto non è nemmeno una varietà autorizzata UE. Quello che viene scritto si rivelano spesso fandonie. Noi abbiamo creato un sistema di gestione al pari di un alimento: abbiamo stabilito dei limiti molto coercitivi, molto forti, molto solidi a tutela del consumatore.

Tutto ciò è molto importante anche perché la non corretta informazione del consumatore può provocargli danni alla salute.

Oltre ad essere etico, è anche perseguibile. Quindi nel momento in cui annovereremo l’infiorescenza tra i fiori edili al pari del ‘narturzio’, noi avremo già segnato la strada per tutti.

Il disciplinare anticipa la politica e riesce, dunque, a definire la materia in modo molto più incisivo di una qualsiasi legge del parlamento?

Certamente e visto che non è ancora arrivata così definita, questo è inoppugnabile. Quando si crea una strada ben delineata, con degli obiettivi chiari, è inattaccabile perché non c’è letteratura su cui basarsi. Anche i legislatori possono rilassarsi perché possono assecondare ed accompagnare una linea così ben tracciata.

Questo percorso che avete inaugurato contribuirà, forse, anche ad eliminare i dubbi e a fare chiarezza.

I dubbi sono molto frenanti. L’ imprenditore agricolo è un grande professionista e quindi sa quali sono i limiti di legge o i controlli oppure la tracciabilità. Gli altri, gli pseudo-spacciatori, faranno molta più fatica a stargli dietro. Il consumatore se ne accorgerà subito perché siamo andati velocissimi: ogni momento, un contatto e un passo avanti. Devo dire che ancora non ho incontrato un delatore.

Probabilmente avete fatto un buon lavoro, al momento giusto, visto il grande boom di questo mercato. Chi ha avuto l’ idea di redigere questo disciplinare?

Diciamo che è stato l’ incontro tra me e Luca Marola, tramite anche le varie associazioni di produttori, di tutela di produttori. Il nostro incontro è stato quello fulmineo che ha generato un’ idea sua con una mia che è quella di parlare di disciplinare vista la mia conoscenza del mondo agricolo ed alimentare. A me sembrava una cosa ovvia. Sicuramente far luce su questa oscurità e tabù dati dalla mancanza di una normativa chiara. Questo è nato proprio dal nostro parlare insieme. Il mio motto è quello di un amico artista davanti al mio studio e cioè citare il De Rerum Natura con ‘obscura de re lucida pango’. Come si fa ad escludere da una normativa, addirittura europea, l’ infiorescenza che è la parte fisiologica della pianta? Questa incoerenza mi è parsa assurda e, allora, nel giro di poco tempo abbiamo buttato giù delle idee condivise con degli agricoltori. Easyjoint è la prima vera ed unica società che commercializza questi prodotti da questa filiera vuoi come artefice vuoi come comunione d’ intenti. Perché gli altri non ci devono riuscire?

E questo danneggia tutto il mercato della canapa.

Si genera confusione e distrugge il mercato. Avere la certezza di usare un prodotto tranquillo, che dà risultati, è fondamentale. Se vogliamo pensare alla durata sul mercato di questi prodotti, io sono convinta che nel tempo vincerà l’ alimentare. Avrà un numero molto largo di consumatori e questo sarà la garanzia degli agricoltori che non è una cosa effimera. Sono certa che anche altri usciranno con altrettanti disciplinari magari ben più dettagliati. E questo è un bene perché un disciplinare prevede che ci sia un organismo di controllo e questo è un altro passo in avanti che si dovrà fare per garantire la qualità. Lei pensi che fino a qualche tempo fa, alcune varietà venivano usate per fare delle fibre. C’è sempre un adattamento e una maggiore sensibilità. Questo è il bello del vivente: sapere ascoltare e migliorare.

Concretamente, quali cambiamenti potrà vedere un consumatore, dopo l’ entrata in vigore di questo disciplinare.

Sicuramente la tracciabilità. Tutta la confezione presenterà un’ indicazione di questa filiera produttiva che ancora si deve concretizzare. Ci sarà un organismo di controllo che dovrà essere definito da tutti gli attori. Poi ci sarà il QR code attraverso cui il consumatore potrà salire alle varie caratteristiche del prodotto e del packaging. C’ è un profilo completo. Più sarà trasparente, più fidelizzerà. Parlare di alimentare è per me parlare della maniera più restrittiva del prodotto destinato al consumatore: non solo perché è da mangiare, ma perché la disciplina alimentare è quella più severa. C’ è ancora molta confusione e questo non va bene perché la canapa è una pianta magnifica che ha radici molto profonde nella nostra storia e nel nostro territorio. Quanti tabù sono nati nell’ ultimo ventennio. Perciò non si merita di essere confusa con altro.

 

Scarica il disciplinare "Disciplinare di produzione di Infiorescenze di Canapa Sativa L. in Italia"

Link programma Ecofuturo Festival 2018

Fonte articolo originale: mondidicanapa.it

 

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