Povertà ed accesso all’acqua nel mondo: le grandi risposte delle rinnovabili con l’”eliopompa termodinamica”

logoL’accesso all’acqua è da sempre uno degli elementi fondamentali per la sussistenza delle comunità e della vita dell’uomo sulla terra. Come è ben noto sono ancora moltissimi i cittadini del mondo per i quali, questa priorità rappresenta davvero ancora un autentico percorso di guerra.

 

 

 

 

 

Un accesso quello al sempre più ricercato “oro blu”, che ha visto proprio le energie rinnovabili essere “storiche” protagoniste per dare risposte determinanti a questo grandissimo problema planetario, per poter pompare acqua senza il ricorso a carburanti, senza produrre CO2 e usando esclusivamente la forza del vento o la luce solare. E’ proprio il nostro paese, quello che presenta ancora oggi tracce indelebili del paesaggio, come la nostra splendida Maremma, con le leggendarie “pale a vento” a rotorevivarellimultipala, autentiche “pompe eoliche” della Vivarelli, famiglia storica della Maremma, che ha meritato anche la nascita di un apposito sito che la celebra (link sito) della quale proprio l’anno scorso è morto all’età di 90 anni l’ultimo rappresentante Raimondo Vivarelli, nipote dell’inventore di cui portava il nome, che nel 1872 le inventò. Un tassello fondamentale per la bonifica dell’intera area maremmana con lo zampino del vento che magari cercherò di approfondire in un prossimo post. Ma oggi, dopo questo accennò eolico, volevo approfittare dell’imminente inizio della seconda meravigliosa edizione dell’Ecofuturo Festival 2015 (link programma), che si svolgerà dal 1 al 6 settembre presso l’agriturismo Alcatraz di Jacopo Fo ed alla quale do il mio contributo con grande passione di volontario, che avrà tra gli ospiti un personaggio come Giordano Mancini, autore di una storia meravigliosa, che ha cercato di ripercorrere invece la strada della “pompa solare”. Anche in questo caso ad affiorare dagli strati della storia, un’altra tecnologia tutta italiana a lungo dimenticata, quella dell’eliopompa. E’ stato proprioGiordano Mancini, insieme all’amico Roberto Belardinelli a dare vita ad una dinamica start up riminese, decisa a rilanciare un prodotto dall’enorme potenziale per molte comunità, a partire da quel miliardo di persone che, nel mondo, non ha accesso all’acqua potabile. La nuova startup è la Nova Somor (link sito), che esprime tutta la immensa passione di Giordano Mancini e Roberto Belardelli, quest’ultimo già creatore di oltre 100 invenzioni e con 24 brevetti all’attivo in diversi settori produttivi.
Venendo alla elio-pompa, si tratta di una macchina senza nessun componente elettrico,immagineche funziona semplicemente con l’energia solare senza usare nemmeno pannelli fotovoltaici o altri materiali che possano essere di difficile smaltimento alla fine del suo lungo ciclo di vita. Un dispositivo, la Eliopompa NS1, azionabile, in mancanza del sole, con legna o residui e cascami agricoli e fondamentale in distretti remoti del pianeta per il sollevamento e la distribuzione dell’acqua. Una giovane società la Nova Somor, nata per sviluppare prodotti basati sulle tecnologie solari termodinamiche a bassa temperatura, azionate con gas volatili o ad alta tensione di vapore, questo apparecchio racchiude tutte le potenziali applicazioni dei motori solari termodinamici a bassa temperatura. Un universo applicativo quella della elio pompa, fondamentale e dai risvolti applicativi essenziali per la vite di intere comunità, andando dal pompaggio di acqua da pozzi, laghi, fiumi, torrenti, per l’irrigazione di campi, orti, serre, abbeveraggio di animali, alimentazione di impianti di itticoltura e, non certo per ultimo, la potabilizzazione di acqua marina, passando anche alla produzione di sistemi per il recupero di calore perduto nei motori navali, riducendo così i consumi di carburante, invenzione estremamente versatile e dalla miriade di risvolti applicativi. Tra gli altri, certamente non trascurabili le applicazioni per usi turistici, dal momento che l’acqua esce dal ciclo termodinamico a circa 20 gradi, potendo così essere utilizzata per piscine, docce di stabilimenti balneari o abitazioni e bungalow di campeggi.
Ma ancora più bello e suggestivo è raccontare la genesi dell’idea di produrre pompe termodinamiche, arrivata a fine 2013 a Giordano Mancini, 53enne marchigiano con una lunga esperienza in ricerca green e bioeconomia applicate in ambito industriale. Dagli studi della documentazione dell’Organizzazione di Volontariato GSES (Gruppo per la Storia dell’Energia Solare) (link sito), rese pubblicamente accessibili solo recentemente, Mancini ha scoperto con sorpresa che già nel 1919, lo scienziato italiano Mario Dornig pensava allo sfruttamento dell’energia solare e che successivamente, nel 1935, Daniele Gasperini presentava a Tripoli in Libia, allora colonia italiana, la sua Elio Dinamic, una efficiente pompa idraulica a energia solare. Fu dopo la seconda guerra mondiale, fu Daniele Gasperini che assiemeNovasomor-eliopompa-pompa-solare-nova-somor-041all’ingegner Grassi di Lecco, creò la Somor, “Società Motori a Recupero calor perduto e solare”, nella quale furono costruiti motori solari e pompe idrauliche per uso agricolo e civile fino al 1964. Si trattò di modelli , modelli conosciuti e apprezzati allora anche in America. Peccato che i due pionieri italiani, arrivarono sul mercato proprio mentre il boom economico portava sugli altari la società dei consumi e le qualità del petrolio a basso costo, basti pensare allora al grande boom della plastica da idrocarburi. Fu così che proprio nel 1964 la Somor dovette soccombere alla prepotenza del boom economico basato sul petrolio che oggi sta mostrando tutto il suo oscuro rovescio della medaglia, andando in liquidazione. Straordinario dopo ben 50 anni, riscoprire quella esperienza da parte di Giordano Mancini, che ha riesumato, attualizzandole con le tecnologie oggi disponibili, quelle antiche tecnologie solari, così attuali oggi in piena crisi della società consumistica, giunta oramai al capolinea. Un riscoperta effettuata coinvolgendo l’esperto inventore romagnolo Roberto Belardinelli. I due compagni di avventura hanno verificato che tecnologie riscoperte dal GSES sono tutt’oggi validissime e competitive, onorando i pionieri di allora con la decisione di chiamare la loro nuova azienda Nova Somor, “facendo in modo che l’impresa che fu di Gasperini e di Grassi potesse rinascere dalle proprie ceneri proprio come l’Araba Fenice”. La nuova azienda è nata, il 15 luglio 2014, grazie al supporto e sostegno economico di 15 soci.
Come spiegano Mancini e Belardinelli, “le antiche tecnologie attualizzate ed ottimizzate consentono ai nostri prodotti di competere con le prestazioni di analoghi sistemi alimentati ad energia elettrica o da carburanti da fonti fossili, ma con un impatto ambientale molto più basso. I nostri sistemi continueranno a funzionare fino a che il sole illuminerà la Terra, anche quando non ci sarà più petrolio per i motori o silicio per i pannelli fotovoltaici”. Una altra idea tutta italiana con indubbia capacità di futuro, ed una autentica parabola moderna, grande indicazione per far capire una volta di più ai recalcitranti che le energie rinnovabili hanno permesso l’avanzare delle civiltà sul nostro pianeta ed oggi vogliono tornare finalmente ad essere uniche ed indiscusse protagoniste proprio per salvare quello stesso pianeta con il quale hanno convissuto armonicamente da quando l’uomo ha fatto il suo ingresso nella vita della Terra. Un ulteriore grande messaggio che arriva da questa bellissima storia, riguarda il nostro paese, suggerendoci che, soprattutto in questi tempi di crisi, in Italia c’è un patrimonio immenso da valorizzare, non solo paesaggistico ed enogastronomico, ma anche tecnologico. Un patrimonio che, invece di svendere o lasciare ad ammuffire in qualche soffitta, cantina o sottoscala per decenni, varrebbe la pena assolutamente di riscoprire, per recuperare il terreno perduto in questi decenni e regalare nuove opportunità alle generazioni che si presenteranno alla vita nei prossimi anni, in un ambiente dalle risorse sempre più limitate.

A seguire un interessante video filmato che documenta un po’ la storia che ho cercato di raccontare dalla viva voce dei due protagonisti.

Ed anche un video recentissimo che spiega gli ultimi sviluppi dello sviluppo della nuova pompa termodinamica, accompagnandoci all’interno del funzionamento, dando conto delle prime consegne in Africa della nuova pompa

Sauro Secci

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Oggi la giustizia russa ha accusato di teppismo/vandalismo (o meglio di hooliganismo, nemmeno fossero ultras della Dinamo Mosca)  26 membri dell’equipaggio su 30 della nave di Greenpeace  Arctic Sunrise. Lo ha confermato a Ria Novosti Mikhail Kreindlin, l’avocato russo messo a disposizione dei suoi attivisti da Greenpeace.  Ieri anche all’attivista italiano Cristian D’Alessandro è stata formalizzata l’accusa di vandalismo.

«Le accuse sono state portate contro altre 9 persone , portando a 26 il numero dei membri dell’equipaggio incolpati di questo delitto», ha spiegato Kreindlin, sottolineando che l’accusa non ha ritirato ancora le accuse di pirateria che pesano  sui militanti ambientalisti, arrestati il 18 settembre dalla Guardia costiera di frontiera russa mentre tentavano di scalare una piattaforma petrolifera di Gazprom nel Mar della Pecora.

Secondo il Comitato d’inchiesta russo il comportamento dei militanti di Greenpeace ha messo in pericolo la vita di chi lavorava sulla piattaforma Gazprom. Vladimir Tchuprov, direttore del programma Artico di Greenpeace Russia, ha risposto che «Le azioni dei militanti di Greenpeace nel Mar di Pecora non possono costituire una minaccia per la vita delle persone che lavorano sulla piattaforma petrolifera Prirazlomnaia. Questa accusa che era stata formulata all’inizio. E’ evidente che le azioni dei militanti ecologisti non possono né perturbare il funzionamento della piattaforma, né costituire una minaccia per la vita del suo personale. Essendo Greenpeace un’organizzazione non violenta, i suoi militanti sono i soli a rischiare la loro salute e la loro vita durante azioni come quella. I militanti di Greenpeace seguono una formazione specializzata prima di prendere parte a manifestazioni di questo genere. Apprendono a comportarsi senza ricorrere alla violenza, ad escludere ogni minaccia ed ad evitare i rischi per gli altri. Questo è il primo principio applicato da Greenpeace durante le sue azioni. L’esperienza dimostra che I militanti ecologisti sono I soli ad esporsi al pericolo. Le operazioni di Greenpeace non hanno mai fatto una sola vittima nel mondo. Le forze dell’ordine non possono non saperlo».

Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, sottolinea che «Le autorità russe hanno formalizzato l’accusa di vandalismo, senza ancora far decadere quella di pirateria come annunciato, ma la sostanza non cambia: la detenzione dell’equipaggio di Greenpeace e dei giornalisti e il sequestro della nave è del tutto illegittimo. Se l’accusa di pirateria si è rivelata inconsistente, quella di vandalismo oltre ad essere ugualmente assurda, mai comunque avrebbe dato il diritto di abbordare la nave di Greenpeace in acque internazionali».

Intanto l’Olanda ha deciso di portare il caso Russia-Greenpeace davanti al Tribunale internazionale del diritto del mare (Itlos), previsto dalla Convenzione Onu sul Diritto del Mare (Unclos) e la prima udienza è fissata ad Amburgo per il 6 novembre. La Russia, pur avendo sottoscritto l’Unclos, ha detto che non parteciperà al processo e non accetterà le decisioni del Tribunale.

Greenpeace fa notare che «Se la Russia dovesse davvero rifiutare la decisione del Tribunale, il risultato sarebbe una crisi generale del Diritto Internazionale ben oltre i limiti della questione tra Russia e Olanda. Il principio della libera navigazione in acque internazionali, che è alla base del diritto marittimo, sarebbe seriamente compromesso. Dal giorno dopo, infatti, chiunque può inventarsi accuse di pirateria come hanno fatto le autorità russe, abbordare e sequestrare chi vuole e poi rifiutare il giudizio del Tribunale internazionale».

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